Alessandro Barin (FuturaSun): Momento di grande crescita per le rinnovabili, ma anche di forte concorrenza


FuturaSun, azienda italiana produttrice di moduli fotovoltaici ad alta efficienza, è stata fondata nel 2008 da un gruppo di giovani esperti. Si propone oggi come player su scala internazionale in virtù della scelta strategica di realizzare in Cina il proprio stabilimento produttivo della capacità annua di 1 GW. L’attività si sviluppa attorno alla figura del CEO, Alessandro Barin, 40 anni, nato in Veneto e laureato in Lingue e Cultura Orientale all’Università di Venezia e all’Università dello Hebei. Vive e lavora per metà del tempo a Cittadella (PD), quartier generale di FuturaSun, e per metà a Taizhou, nella provincia cinese dello Jiangsu, dove ha aperto una Giga Factory. Lo abbiamo raggiunto per sapere qualcosa in più sulle prospettive del settore.


A cura della Redazione


Dr. Barin, bentornato su Scenari Internazionali. Ormai da qualche anno la green economy è entrata, più o meno concretamente, nelle agende di tutti i Paesi del mondo. La pandemia non ha fatto che accelerare questa tendenza, convincendo anche gli attori più restii a trovare un accordo comune per declinare la transizione ecologica a livello globale, come sancito dal recente vertice della COP26 a Glasgow. Quale momento storico sta vivendo il mondo dell’energia e in particolare il fotovoltaico?
La situazione contingente è molto particolare. A seguito della pandemia che ha sconvolto il mondo negli ultimi due anni vi è stato uno squilibrio delle filiere logistiche dato dal blocco dei flussi di approvvigionamento e produzione dei semilavorati per i lockdown, dai rallentamenti dei trasporti per le quarantene, dalla indisponibilità momentanea di container. Un dato che fa riflettere: il costo dei trasporti marittimi è aumentato del 700%.
A questo squilibrio si sono correlate dinamiche speculative, legate anche al crescente interesse per l’elettrificazione e la decarbonizzazione: riguardano componenti elettroniche di tutti i tipi, con alcuni monopoli che si stanno facendo sentire, per volontà di guadagni aggiuntivi, in assenza di concorrenza. C’è da aggiungere la problematica energetica momentanea di cui si soffre sia ad Oriente, dove manca tutta l’energia necessaria a riavviare le economie ferme da due anni, sia ad Occidente, dove l’energia c’è, ma a costi sensibilmente rialzati. Tutto questo è l’indice di una condizione che non è ancora tornata ad un equilibrio generale di crescita, ma che, nello stesso tempo, deve evolvere verso le nuove richieste mondiali.

In questo scenario di progressivo avanzamento lungo il percorso tracciato dal paradigma della transizione ecologica, il settore delle rinnovabili acquisirà indubbiamente un ruolo determinante. Questo comporta grandi opportunità per gli operatori ma anche la necessità di mantenersi competitivi. Come vede le prospettive future per il settore fotovoltaico?
Le energie rinnovabili tutte, e principalmente le più consolidate, come fotovoltaico ed eolico, dopo una crescita costante degli ultimi anni come componenti integrative, ora stanno per diventare gli anelli fondamentali della nuova catena energetica mondiale al posto delle fonti fossili. Si apre quindi un momento di grande crescita e di spazi da occupare, con una sfida sempre più serrata dal punto di vista tecnico, per aumentare l’efficienza nella produzione di energie rinnovabili e per garantire soprattutto gli enormi quantitativi di energia rinnovabile necessari. Saranno anni di impegno in ricerca e sviluppo, di incremento della capacità produttiva e di concorrenza per contendersi le crescenti quote di mercato. Qui si innestano tutte le difficoltà di crescita fin troppo rapida di un settore produttivo oggi quasi esclusivamente localizzato in Cina.




Diversi canali di informazione mainstream hanno posto l’accento sull’assenza fisica di Xi Jinping alla COP26 di Glasgow, interpretandola come un segno di indifferenza. Eppure, come Lei ha ricordato, da anni la Cina è il più grande produttore al mondo nel fotovoltaico, impiegato non solo per l’export ma anche per grandi progetti interni di riconversione e diversificazione energetica. Quali obiettivi si è posta la Cina?
Nel momento in cui anche la Cina, ancor più visibilmente con l’accordo con gli Stati Uniti, a margine della COP26 di Glasgow, si impegna per una decarbonizzazione veloce, significa che investirà ancor più sulle energie rinnovabili. L’obiettivo cinese di neutralità carbonica entro il 2060, con picco di emissioni al 2030, potrà forse essere anticipato, ma certamente il gigante cinese si sta muovendo in modo molto determinato su tali indirizzi. Già oggi il costo dell’energia in Cina è cresciuto e diventano più convenienti gli investimenti in rinnovabili, orientando così le scelte imprenditoriali.
Evidentemente, la capacità produttiva fotovoltaica in Cina si rivolgerà prioritariamente alle esigenze interne locali per riuscire a traguardare gli obiettivi ambientali mondiali. Del resto, il governo cinese ha dato input chiari a tutti i livelli governativi territoriali per la realizzazione di progetti nel settore delle energie rinnovabili. Garantisce i terreni agli imprenditori che puntano alla costruzione di nuove fabbriche per la produzione di moduli fotovoltaici e spinge per passare alla elettrificazione da fonti rinnovabili favorendo la realizzazione di impianti fotovoltaici su tetti residenziali e industriali.

Dopo l’approvazione del Green New Deal da parte di Bruxelles e, più in generale, dopo la pandemia, sembra aumentata l’esigenza di rilocalizzare molte produzioni dalla Cina all’Europa. Questo, secondo Lei, è concretamente possibile? Potrebbe valere anche per il Vostro settore in modo da rispondere meglio alla crescente richiesta di moduli fotovoltaici?
In tutti questi ultimi anni, l’Occidente ha perso capacità produttiva, delegando alla Cina il ruolo di “fabbrica del mondo”, ed ora deve decidere se riappropriarsene, almeno in parte, per quanto possibile. Ma non è né così semplice né così immediato. Serve infatti costituire una filiera produttiva completa, dalle materie prime ai semilavorati, fino all’assemblaggio dei prodotti finiti e alla logistica distributiva. Non si tratta, cioè, di realizzare uno stabilimento singolo o di rilocalizzare un’attività manifatturiera ma di creare ex novo interi distretti, più o meno concentrati, tuttavia completi. Tanti stanno pensando di tornare a produrre in Europa, di avere spazi produttivi adesso che la domanda crescerà, ma il singolo, imprenditore o azienda che sia, da solo può fare poco. È molto probabile che il mercato richiederà più moduli di quanti ne prevede l’offerta momentanea, con possibili incrementi di costo, ma la Cina non cederà facilmente il ruolo acquisito di leader mondiale della produzione.




Per un’azienda produttrice di pannelli fotovoltaici, questa è la conferma di un settore azzeccato e di una visione corretta per il proprio business o, piuttosto, la fine di una posizione esclusiva da avanguardia tecnologica e l’inizio di una sfida molto più impegnativa di livello globale?
FuturaSun è fedele al proprio motto aziendale, Anticipate tomorrow (“Anticipa il futuro”), che indica il sogno di guardare avanti, alla ricerca dei segnali che si possono cogliere all’orizzonte. Che le energie rinnovabili fossero il futuro lo si poteva capire da tempo. Per noi è stato subito evidente che era necessario guardare allo sviluppo aziendale con visione “globale”, mondiale, prendendo a riferimento i mercati internazionali e cogliendo le occasioni industriali dell’Oriente, e della Cina in particolare.
Quella di FuturaSun è una ricetta vincente nel mix tra le due expertise, europea e cinese. Adesso, lo scenario si allarga, improvvisamente, ma non ci coglie di certo impreparati. Siamo una realtà molto flessibile, che sa adattarsi, sa cogliere idee innovative e affrontare contesti sfavorevoli: troveremo il nostro spazio di crescita. Con le scelte definitive di tutti i governi mondiali, che hanno aperto la via alle energie rinnovabili, al di là delle singole posizioni, c’è un nuovo enorme spazio per crescere! Sta a noi giocarci le nostre carte, al meglio.

Più nello specifico, su quali progetti FuturaSun sta lavorando per questo nuovo scenario?
FuturaSun è sempre molto dinamica e creativa, per cui in questi mesi abbiamo continuato a lanciare nuovi prodotti e consolidare la nostra ampia gamma di pannelli ad alta efficienza, adatti ai diversi utilizzi, in ambienti gravosi, in contesti architettonici di pregio, in soluzioni innovative. La sfida sui prodotti ci deve vedere sempre avanti.
Per quanto riguarda invece le capacità produttive aziendali, il nostro passo fatto tre anni fa con l’apertura della Giga Factory a Taihzou, nella provinca cinese dello Jiangsu, ci ha già consentito un notevole salto, utile a sostenere questa prima fase di crescita. Ora stiamo verificando le condizioni per poter replicare una seconda Giga Factory in Europa, con produzioni di alta gamma, volendo mantenere inalterate le nostre condizioni concorrenziali sul mercato. Come spiegavo, è un progetto che necessita di condizioni al contorno più ampie rispetto alla semplice apertura di uno stabilimento. Tanti sono i progetti in corso per il consolidamento dell’azienda e per poter sostenere adeguatamente la nostra crescita dei prossimi anni, ma non è ancora venuto il momento di svelarli.




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