Ambiente. La Cina investe il triplo degli USA in energia pulita: $126,6mld su $280mld totali. UE spinta giù da GB

di Rob Smith
[World Economic Forum]


Gli investimenti globali in energie rinnovabili hanno raggiunto quasi 280 miliardi di dollari lo scorso anno, con la Cina di gran lunga al primo posto (126,6 miliardi), seguita dagli Stati Uniti (40,5 miliardi). Questo vuol dire che per ogni dollaro speso dagli Stati Uniti in energia pulita, la Cina ne spende 3.

Il livello degli investimenti cinesi in energie rinnovabili è tale che al momento contribuisce per il 45% al totale globale, stando ad un rapporto congiunto pubblicato da ONU, Bloomberg New Energy Finance e Scuola di Francoforte-UNEP Centro di Collaborazione per il Finanziamento in favore del Clima e dell’Energia Sostenibile. Il rapporto rivela che sono stati commissionati 157 GW di energia rinnovabile nel 2017, in aumento rispetto ai 143 GW dell’anno precedente.

Circa il 40% – pari a 98 GW – del totale è frutto del boom nello sviluppo del solare, con la Cina che, da sola, fornisce 53 GW in energia connessa ad un costo di 86,5 miliardi di dollari. Tuttavia, se la Cina registra un’impennata in questo campo, avendo aumentato gli investimenti del 30% tra il 2016 e il 2017, gli Stati Uniti restano indietro segnando una diminuzione del 6%.





Investimenti in calo

Ad ogni modo, il rapporto ritiene gli Stati Uniti «relativamente resilienti» di fronte alle incertezze sulla politica energetica e sulla decisione del presidente Donald Trump di abbandonare l’Accordo di Parigi. L’Europa, invece, patisce un calo ancora più sensibile (-36%) negli investimenti in energie rinnovabili, segnando un volume totale pari a 40,9 miliardi di dollari. Secondo il rapporto, questo è dovuto in gran parte al crollo degli investimenti nel Regno Unito (-65%), che rispecchia lo stop ai sussidi per gli impianti eolici terrestri e fotovoltaici su scala industriale, ed un forte divario rispetto alle vendite all’asta dei progetti eolici marini.

Anche la Germania ha evidenziato un calo negli investimenti di settore, pari al 35%, scendendo a quota 10,4 miliardi di dollari, dovuto a costi per megawatt più bassi per quanto riguarda l’eolico marino e all’incertezza a proposito del passaggio alle aste per l’eolico terrestre. Globalmente, soltanto il 12,1% dell’energia utilizzata nel 2017 è derivata da fonti rinnovabili, per un aumento dell’1,1% rispetto al dato del 2016. Tutto ciò, nonostante diversi Paesi abbiano significativamente aumentato i loro investimenti nel settore, tra cui la Svezia (+127%), l’Australia (+147%) ed il Messico (+810%).

A riguardo, gli autori del rapporto affermano: «Lo scorso anno è stato il secondo più caldo mai registrato ed i livelli di diossido di carbonio continuano a salire. Mentre i costi di produzione di energia rinnovabile sono diminuiti ed i governi stanno gradualmente eliminando i sussidi ai combustibili fossili, questi ammontano a 260 miliardi nel 2016».


Eliminare gradualmente il carbone

Durante le trattative del COP23 dello scorso anno in Germania, venti Paesi hanno convenuto di eliminare gradualmente il carbone entro il 2030. Sebbene non vincolante sul piano giuridico, la decisione è stata salutata con favore come contributo al processo globale di sostituzione dei combustibili fossili con fonti di energia pulita. Tuttavia, fra questi non sono compresi Cina, India e Stati Uniti, i primi tre produttori di carbone al mondo.

Su scala internazionale, il 40% dell’elettricità generata deriva ancora dal carbone e nel 2016 in tutto il pianeta ne sono stati prodotti oltre 7.200 milioni di tonnellate. Per avere un’idea comparativa, nel 1973 ne furono prodotte poco più di 3.000 milioni. Questo balzo nella produzione, che comprende carbone termico, carbone da coke, lignite e residuati del carbone, è dovuto principalmente alla Cina, che ha aumentato la sua quota globale dal 13,6% registrato nei primi anni Settanta al 44,5% nel 2016. Come si può immaginare, questa dipendenza dal carbone si riflette anche in un aumento delle emissioni, con la quota della Cina sul totale in aumento dal 5,7% del 1973 ad oltre il 28% di due anni fa, stando all’ultimo Key World Energy Statistics Report dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA).





Leader dell’energia pulita

Tuttavia, il maggior consumatore al mondo di carbone vuole porre fine alla sua dipendenza dai combustibili fossili e guidare la transizione globale verso le fonti di energia pulita. Accanto alla crescente quota di investimenti globali in energie rinnovabili ci sono iniziative finalizzate a ridurre l’inquinamento dell’aria, come la torre “succhia-smog” alta 100 metri nella città di Xi’an. La Cina ha inoltre annunciato l’anno scorso di voler abbandonare i progetti di costruzione di 85 centrali a carbone.

Il Paese asiatico ha fissato diversi obiettivi in termini di capacità rinnovabile. Dopo aver già superato quelli relativi al fotovoltaico originariamente previsti per il 2020, la IEA si attende che la Cina superi anche gli obiettivi in campo eolico nel 2019.


Traduzione a cura della Redazione
Fonte in lingua originale qui



© Riproduzione riservata



Articolo precedente

Corea. Pace, sviluppo e stabilità: cinque grandi ragioni per rallegrarsi dell'accordo di pace raggiunto a Panmunjeom

Articolo successivo

Germania. Tra innovazione e nuove regole di mercato, Berlino sta guidando il processo di digitalizzazione