America Latina. Focus Argentina 2016

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A cura di William Bavone
william.bavone@libero.it

Nome ufficiale: República Argentina
Lingua ufficiale: Spagnolo
Capitale: Buenos Aires
Forma di governo: Repubblica presidenziale federale
Presidente in carica: Mauricio Macri
Superficie: 2.780.403 km2
Popolazione: 43.416.755 ab.
Valuta: Peso argentino
PIL: 583,17 miliardi $
Agricoltura: 6%
Industria: 27,8%
Servizi: 66,2%
Export: 11,1%
Import: 11,9%
Tasso di crescita: 2,4%
Inflazione: 40,5%
Tempistica avvio business: 25 giorni

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SITUAZIONE POLITICA

La Repubblica Argentina ha da poco (dicembre 2015) vissuto un cambiamento politico rilevante. Dopo dodici anni di governo socialista, torna ad una visione economica e politica di matrice neoliberale. La trasformazione ha visto sin da subito il neoeletto Macri impegnato nella riabilitazione internazionale del Paese. Tappa d’obbligo è stata la risoluzione della situazione debitoria nei confronti degli istituti creditizi internazionali. Qui il governo neoeletto ha inteso giungere nel più breve possibile ad un accordo utile a riportare Buenos Aires nel circuito finanziario internazionale. Nel concreto, la manovra ha estinto l’insolvenza argentina mediante l’emissione di nuovi titoli di debito, immessi prontamente sul mercato. Dal punto di vista finanziario, quindi, restano forti le perplessità sulla stabilità di lungo periodo dell’economia nazionale.
La formula “debito contro debito” può generare un meccanismo per il quale, in concreto, il Paese del Cono Sud potrebbe non vedere mai risolta la propria posizione debitoria, bensì accrescerla attraverso la maturazione di interessi passivi. Si tratta di una dinamica ben nota e già vissuta dall’Argentina nel periodo che va dalla dittatura di Videla (1976-1981) al default del 2001. In quella fase, l’Argentina si è espressa quale allievo esemplare del Fondo Monetario Internazionale, finendo poi, però, per scoprirsi vittima dell’insostenibilità del debito estero. Il progredirsi di tale situazione finanziaria resta un fattore da monitorare costantemente in un’ottica di investimento di capitali nel Paese.
Secondo le previsioni, da qui al 2020 il governo Macri riuscirà a contenere e ridurre significativamente l’inflazione che durante l’ultimo mandato del suo predecessore, Cristina Fernández de Kirchner, aveva raggiunto picchi altissimi mentre il rigido controllo sulla valuta estera (dollaro) aveva provocato una critica sofferenza industriale e lo sviluppo di un mercato nero di valuta ad alto contenuto speculativo. L’instabilità finanziaria del Paese è stata progressivamente assorbita mediante una maggiore apertura del mercato interno, che è tornato ad interagire con Europa e Stati Uniti. L’assistenzialismo sociale vive oggi un ridimensionamento mentre il mercato del lavoro diventa più mobile e meno rigido nelle sue regolamentazioni. Tali politiche hanno l’obiettivo di accrescere l’attrattività economica del Paese nei confronti degli investimenti esteri e allo stesso tempo alleggerire il bilancio della spesa pubblica. Il nuovo governo, pertanto, punta ad un riposizionamento geopolitico del Paese, pur non tralasciando accordi con partner di primo piano come Russia e Cina.
Sul piano regionale, Buenos Aires trova un feeling nel cambiamento del vicino Brasile, con cui condivide la recente trasformazione politica e le aspirazioni internazionali. Proprio con Brasilia si cercherà, in seno al Mercosur – l’unione regionale commerciale che include Brasile, Argentina, Venezuela, Uruguay e Paraguay – di spingere per il rapido ottenimento di un risultato positivo nella trattativa con l’Unione Europea, riguardante la stipula di un Trattato di Libero Commercio tra le due regioni: un traguardo che consentirebbe a Buenos Aires di rafforzare ulteriormente le proprie ambizioni commerciali verso il Vecchio Continente.

 

PROSPETTIVE ECONOMICHE

La fotografia economica del Paese scattata sotto il precedente governo dimostrava una bilancia commerciale positiva, mentre oggi è in leggero disavanzo. Le esportazioni vedono predominanti i prodotti alimentari (24%, di cui la farina di soia costituisce il 17%), i prodotti vegetali (18%, con la soia al 5,6%), i veicoli da trasporto (13%), i prodotti chimici (7,7%), i prodotti di origine animale (7,6%), mentre i prodotti minerari ricoprono solo un 7,3% sul totale, con gas e petrolio che incidono per il 67%. Le importazioni, invece, vedono una forte incidenza di macchine e tecnologia (27%), con una predominanza della telefonia mobile (3,2%). A seguire, gas e petrolio raffinato che, insieme, rappresentano il 14,8%. Mercati di destinazione della produzione argentina sono prevalentemente quelli brasiliano (20%), europeo (16,6%), cinese (6,5%) e statunitense (6%). Di contro, le importazioni argentine provengono dal Brasile (22%), dall’Europa (19,3%), dalla Cina (17%) e dagli Stati Uniti (14%).
Tali rilevazioni evidenziando come gli attriti internazionali del Paese ne abbiano riallineato il commercio verso una dimensione più regionale che mondiale. Il legame con l’Europa resta in ogni caso importante e scaturisce dalla connessione culturale di ovvi processi storici ne giustificano la vicinanza. Ciò rappresenta un’ulteriore leva strategica per le imprese italiane che intendono investire in questo Paese, considerando anche l’apertura internazionale che Buenos Aires intende promuovere ben oltre i confini regionali.
Per le problematiche sopra esposte, il principale centro di smistamento merci aereo e portuale resta quello della capitale. Le relazioni internazionali dell’Argentina riscontrano un crescente attrito con il Venezuela di Nicolas Maduro ed il persistente antagonismo con Londra sulla questione della sovranità dell’Arcipelago delle Isole Malvinas (Falklands).

 

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OPPORTUNITA’ PER L’ITALIA

Macri di recente si è recato in Italia, in seguito alla visita di Matteo Renzi alla Casa Rosada. Roma torna dunque ad allacciare rapporti di cooperazione con Buenos Aires dopo molti anni di freddezza e lo fa ponendosi quale partner ideale nell’implementazione infrastrutturale ed energetica.
Il riposizionamento internazionale di Buenos Aires offre interessanti margini di investimento nel sistema produttivo nazionale. Tuttavia, come detto, occorre sempre tenere uno sguardo vigile sulla salute finanziaria del Paese. Resta valido il potenziale generale, che ad oggi ha concentrato gran parte del suo valore nella capitale Buenos Aires. In questo senso, sarebbe auspicabile una maggiore decentralizzazione politica ed economica che favorisca lo sviluppo di nuovi e diversificati poli industriali. Ad ogni modo, tale soluzione non può prescindere da un ammodernamento dell’interconnessione infrastrutturale, che resta molto limitata nel sud del Paese e fortemente semplificata sulle esigenze della capitale.
L’Argentina offre interessanti opportunità nel comparto industriale, agroindustriale ed energetico, e proprio il miglioramento delle infrastrutture contribuirebbe all’abbattimento dei costi di produzione, aumentando così la competitività internazionale del Paese. Sul piano regionale, il già citato Mercosur consente, almeno sulla carta, alle aziende un facile accesso ai mercati brasiliano e cileno, per ora bacini più ricchi ed interessanti dal punto di vista finanziario.
Strategico potrebbe essere lo sviluppo di una zona franca in partnership con il Cile nella zona di confine in linea con Valparaiso (a nord di Santiago del Cile) e/o in linea con la città di Temuco (a sud di Santiago del Cile). Tali sinergie permetterebbero di attivare importanti flussi di investimento nelle aree indicate, con il valore aggiunto di poter usufruire degli sbocchi marittimi cileni. A livello dimensionale, tali aree potrebbero svilupparsi su territorio argentino ma necessitano – come detto – di un importante investimento nella connessione stradale, aerea e ferroviaria.
La vastità territoriale argentina consente lo sviluppo delle più svariate attività produttive, pur se con i limiti delle basse temperature nel sud del Paese. Va poi segnalato un avvicinamento di Buenos Aires al governo cileno, dovuto proprio all’interesse manifestato da Macri nei confronti dell’Alleanza del Pacifico, ossia la partnership regionale tra Cile, Perù, Colombia e Messico, che si affaccia verso i mercati asiatici in netta espansione.


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