Antonio Fallico: Mercati in espansione da Lisbona a Vladivostok, sino a Singapore. L’UE cooperi con l’Oriente

Giunto alla sua decima edizione, anche quest’anno il Forum Economico Eurasiatico di Verona, previsto per il 19 e 20 ottobre prossimi, trasformerà la bellissima città scaligera nel centro nevralgico del dibattito tra Europa ed Asia, e in particolare tra Italia e Russia. Il programma della due-giorni di quest’anno vede la presenza, fra i relatori, di numerosi ospiti italiani e internazionali, provenienti dal mondo politico, diplomatico ed imprenditoriale. Artefice di quello che è ormai diventato un appuntamento di grande rilievo economico e culturale, è Antonio Fallico, presidente dell’Associazione Conoscere Eurasia, organizzatrice del Forum, e presidente di Banca Intesa Russia, che abbiamo raggiunto per saperne di più.

a cura della Redazione

Presidente Fallico, benvenuto su Scenari Internazionali. Negli ultimi tre anni, caratterizzati dal crescente clima di tensione fra Bruxelles e Mosca per la crisi ucraina, il Forum ha svolto un ruolo di mediazione e riavvicinamento non secondario. Quali sono i temi di quest’anno?
I temi sono sempre quelli relativi all’economia, all’energia, alle infrastrutture, ai processi produttivi innovativi ma quest’anno abbiamo voluto arricchire il programma con due nuovi argomenti, cioè l’economia digitale e i rapporti dialettici tra l’informazione, da una parte, e le scelte economiche, dall’altra, in particolare per l’influenza che può avere l’informazione economica nelle decisioni di carattere strategico a livello aziendale.

Durante le ultime due edizioni del Forum, è stato presentato e discusso il nuovo approccio del Made with Italy rispetto al mercato russo. Si tratta di una via d’azione obbligata, stante il regime di sanzioni e contro-sanzioni tra Europa e Russia, o piuttosto di una nuova dimensione, densa di opportunità ancora in gran parte da esplorare?
Il Made with Italy è stato originato dal fatto che le sanzioni, soprattutto nel settore finanziario e in quello agro-alimentare, hanno impedito le esportazioni verso la Russia, che ha reagito con le contro-sanzioni. Questa scelta congiunturale, tuttavia, man mano sta diventando una scelta strategica. La Russia ha cominciato ad industrializzarsi fortemente anche nel settore dell’agro-industria, ha capito che la chiave di volta per il proprio sviluppo è la cooperazione industriale, ovvero l’attrazione di investimenti diretti nel proprio territorio, mentre dall’altra parte gli investitori esteri hanno compreso che produrre in Russia, che è il cuore dell’Unione Economica Eurasiatica (UEE), è molto più importante perché proprio là, dove avviene la produzione, c’è anche un grande mercato.

Nel corso degli anni, il Forum Eurasiatico non si è limitato soltanto ad approfondire i temi delle relazioni con la Russia e gli altri Paesi dell’Unione Economica Eurasiatica ma ha esteso il suo focus anche a Paesi dell’Estremo Oriente come Cina, India, Corea del Sud, Singapore e Mongolia. A suo giudizio, i grandi investimenti infrastrutturali cinesi e la vittoria di Donald Trump negli Stati Uniti contribuiranno ad orientare definitivamente l’Europa verso l’Asia?
Noi già da molto tempo abbiamo cominciato a trattare temi eurasiatici. Su dieci edizioni complessive del nostro Forum, questa è la sesta che si occupa dell’Unione Economica Eurasiatica, intendendo non soltanto la Russia, Bielorussia, il Kazakhstan, l’Armenia e il Kirghizistan [i Paesi membri dell’UEE, ndr], ma uno spazio più grande da Lisbona sino a Vladivostok, sino a Singapore. Negli ultimi anni abbiamo visto la partecipazione al nostro Forum di un maggior numero di imprese cinesi, sudcoreane, indiane, mongole e così via. Questa ormai è diventata una delle piattaforme più accreditate e centrali nell’implementare questo dialogo culturale ed economico tra Est e Ovest.
Noi pensiamo che il programma dell’Unione Economica Eurasiatica si rinsaldi pienamente con il progetto cinese One Belt, One Road, in un accordo ben specifico di uno spazio economico comune, quindi di zone di interscambio libero, tra l’Unione Economica Eurasiatica e la Cina, oltre al Vietnam, con cui si sta firmando un accordo. Comprendiamo, dal nostro punto di vista, che l’Unione Economia Eurasiatica sta dunque diventando un soggetto geopolitico importante, con cui l’Europa dovrà fare i conti. L’Unione Europea, perciò, non deve essere in competizione con l’Unione Economica Eurasiatica, piuttosto deve avere un rapporto di cooperazione. Sono convinto che nei prossimi anni questo sarà compreso.

Organizzatrice del Forum è l’Associazione Conoscere Eurasia, di cui Lei è presidente. Quali altre iniziative avete in cantiere per i prossimi mesi?
Continueremo con il Forum Eurasiatico anche nel 2018. L’undicesima edizione è già stata fissata per il 25-26 ottobre del prossimo anno. Per quanto riguarda gli altri impegni di quest’anno, a novembre la nostra Associazione organizzerà altri due seminari economici: uno il 22 a Lugano ed un altro il 24 a Torino.


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