Assicurazioni agricole. Santeramo: Divario Nord-Sud per deficit informativo e bassa percezione del rischio


La situazione dell’agricoltura nel Mezzogiorno d’Italia vive una fase particolare. L’ultimo rapporto ISMEA sulla gestione del rischio nel settore a livello locale ha messo in luce una forte asimmetria nel mercato delle assicurazioni agricole agevolate. Realizzato in collaborazione con il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo e con il supporto scientifico dell’Università degli Studi di Foggia, nell’ambito del Programma di Sviluppo Rurale Nazionale 2014-2020, il rapporto evidenzia che nel 2017 si sono ridotte di un altro 13%, nelle regioni del Sud Italia (-6,6% a livello nazionale), le aziende agricole che hanno sottoscritto almeno una polizza assicurativa agevolata. Per saperne di più abbiamo raggiunto il Prof. Fabio Gaetano Santeramo, titolare della Cattedra di Economia e Politica Agroambientale dell’Università di Foggia.


A cura della Redazione


Professor Santeramo, benvenuto su Scenari Internazionali. I punti nodali emersi dai dati del rapporto ISMEA, mostrano una riduzione al Sud di polizze assicurative in merito al mercato assicurativo agevolato, vale a dire polizze sussidiate dallo Stato, dunque le aziende agricole centro meridionali utilizzano lo strumento assicurativo, ma non quello agevolato, o, quantomeno, lo utilizzano in misura minore, rispetto a quanto accade nelle regioni settentrionali. Prima di giungere alle domande di quest’intervista, cosa pensa di tale pratica degli agricoltori del Sud Italia?
Penso che la mancata sottoscrizione di polizze agevolate, da parte degli agricoltori meridionali, sia un segnale chiaro di miscomunicazione, sia da parte degli organi centrali sia di quelli periferici, dei vantaggi e delle regole pertinenti il sistema assicurativo agevolato.
Tale situazione pone un divario tra Nord e Sud a livello di coperture assicurative. Si tratta sicuramente di una discrasia fra domanda (tipologia di colture e avversità che necessiterebbero di copertura assicurativa) e offerta (avversità per le quali è possibile sottoscrivere coperture assicurative agevolate).
Il fenomeno per il quale una stessa coltura (e.g. grano) sia tutelata utilizzando lo strumento assicurativo agevolato al Nord, a differenza del Sud, ove certamente i numeri di contratti assicurativi stipulati sono molto più ridotti, è indice di una problematica centro-meridionale, un campanello d’allarme di come al Sud vi siano problemi di affezione al sistema assicurativo agevolato.

Ritiene che lo Stato debba intervenire per arginare il fenomeno di disaffezione degli agricoltori meridionali verso le politiche assicurative? Se sì, in che modo?
Sono d’accordo che lo Stato debba intervenire, certo, ma è bene segnalare che lo Stato italiano già vi pone mano con lo strumento dell’assicurazione agevolata, con studi commissionati dal ministero delle politiche agricole e forestali (e.g. studio ISMEA-UniFg), cercando di arginare questo annoso fenomeno. Un sistema assicurativo ha valore ed ha motivo di esistere soltanto se si rivolge ad un’ampia platea dei clienti, ed è questo il motivo per il quale la materia di gestione del rischio a livello normativo è stata affrontata su scala nazionale e non regionale, disciplinata dal PSRN-Programma di Sviluppo Rurale Nazionale. Avere una partecipazione che è circa l’80% in alcune aree e sotto il 10% in altre, crea uno squilibrio di funzionamento che mal si combina proprio con la gestione del rischio e dello strumento assicurativo.
Obiettivo assolutamente imprescindibile per un’analisi attenta e che voglia andare a fondo al problema, è certamente quello di calibrare meglio lo strumento normativo, per far sì che dal 10-15 % di utilizzo delle polizze assicurative agevolate del Centro-Sud, si arrivi almeno ad un 30-40%; constatata la bontà del lavoro normativo fatto dal ministero, se si cerca l’applicazione massiccia di tutto il sistema nazionale, è chiaro che cifre in percentuale così differenti, mostrano che le normative non rispondono in maniera univoca a tutte le esigenze del territorio, e quindi, probabilmente vadano riviste e modellate anche a vantaggio di quelle zone che partecipano meno al mercato assicurativo agevolato. Nello specifico sarebbe utile revisionare la lista delle avversità, che indica quali sono le calamità contro le quali ci si può assicurare, e i calendari per le assicurazioni, che, invece, mostrano i termini entro i quali si può sottoscrivere una polizza agevolata.
Tali modifiche permetterebbero un’inclusività che è poco presente nell’attuale sistema, per un paese come l’Italia, che gode di una forma allungata e di una presenza di colture molto differenti da regione a regione, sottoposte a climi e patogeni differenti.

Sicuramente esiste un deficit informativo e culturale sulla percezione dei rischi e sugi strumenti di gestione del rischio di impresa a cui bisognerebbe porre un argine. Pensa che siano i privati a dover porre rimedio o, anche in questo caso, tocca allo Stato?
Da un’analisi della situazione emergono i sintomi che ci fanno comprendere le problematiche. Scarsa conoscenza talvolta anche dell’esistenza degli strumenti agevolati e malcomunicazione su di un programma nazionale, il PNSR, con stanziamenti di diversi milioni di euro.
L’assicurazione spesso viene stipulata per alcune avversità e non per altre. La grandine, come emerge da un dato oggettivo, è la terza avversità per danni; eppure è quella più temuta. Diversamente, al primo posto figurano le nevicate, ma al Centro-Sud è meno percepita a livello di dannosità. Esiste una discrasia tra percezione del rischio ed oggettività dello stesso, ciò favorisce la sottoscrizione di polizze assicurative a tasso agevolato su delle avversità che di fatto potrebbero essere meno impellenti a livello di tutela.
Pertanto, è a mio avviso indispensabile l’intervento statale anche a livello informativo, dando enfasi a quegli strumenti utili per arginare le falle del sistema assicurativo in materia di agricoltura, come le cosiddette mappe di rischio, che pure sono presenti, e permettono una più oggettiva distinzione tra rischio percepito e rischio oggettivo. Altrettanto utili sono gli studi promossi da ISMEA, MIPAAFT, e mondo accademico. In tale prospettiva si colloca sia il recente studio che, in collaborazione con il dott. Zaccarini Bonelli, ho diretto a livello scientifico, sia il recente testo La gestione del rischio in agricoltura. Assicurazioni, credito e strumenti finanziari per lo sviluppo rurale che ho avuto il piacere di redigere in collaborazione con il coordinatore nazionale della Commissione Politiche Agricole.
Tuttavia si auspica anche un intervento a base privatistica. Si sente molto spesso parlare di agricoltura 4.0, che utilizza droni e sensoristica per rilevare lo storico delle avversità, e monitorare le condizioni atmosferiche e pedoclimatiche del campo, fornendo agli agricoltori delle informazioni in tempo reale. Si tratta a mio avviso di un mercato assolutamente da esplorare, e auspico che tali sistemi tecnologici non siano solo presenti nella vitivinicoltura, ma divengano realtà operative anche per tutte le altre colture.

Come vede il futuro dell’agricoltura italiana e della gestione del rischio agricolo?
Il futuro dell’agricoltura italiana è un futuro dettato dalle linee di indirizzo che il settore stesso e il settore politico sta dando. Tuttavia, considerata la tipicità fisica del nostro Paese, che non consente di fare grandi volumi di produzione, bisogna puntare alla qualità, che deve necessariamente godere di tutela e di protezione a livello assicurativo. Pertanto la gestione del rischio agricolo è fondamentale, più strumenti si hanno per assicurare una sostenibilità del settore, più sarà stabile il ruolo dell’agricoltura a livello nazionale. La gestione del rischio è necessaria per la sostenibilità del sistema agricolo e per mantenere la qualità elevata delle nostre produzioni.

Lo studio elaborato da ISMEA ha mostrato che ad essere coperte da polizze assicurative sono le uve, dunque le colture di pregio, rispetto a pomodori e frutta. A fare da fanalino di coda è la produzione di grano, prevalente nelle campagne del Sud. Come legge questa aporia e, soprattutto, ritiene che ciò costituisca un dato allarmante?
Sicuramente, come ho già accennato, il fatto che le colture di grano non siano coperte dallo strumento assicurativo agevolato è un dato che desta preoccupazione, ma occorre tener presente che il ricorso all’assicurazione agevolata è una scelta del tutto arbitraria e privata; gli strumenti di gestione del rischio sono sovvenzionati dallo Stato, il problema risiede nella risposta di tipo privatistico e quindi il fatto che i granai del Sud siano sostanzialmente poco assicurati dipende da una scelta personale.
Per evitare l’elusione della sottoscrizione di polizze assicurative agevolate, lo Stato deve accertarsi che quel che chiede il mondo imprenditoriale corrisponda a quel che offre lo strumento agevolato, far combaciare domanda e offerta, secondo un principio tutto economico.
Ad esempio se un imprenditore chiede una tutela assicurativa agevolata per l’incendio, è chiaro che non ci si potrà aspettare un’assicurazione contro l’incendio se ci si deve tutelare da un’avversità climatica. L’incendio è assai rischioso per le colture di cereale al Sud, diversamente, le colture di mele della Valle d’Aosta non ne recepiscono alcun rischio. Il rischio incendiario non è previsto all’interno del decreto ministeriale, il quale deve rispondere a quello di Bruxelles, pertanto si parla giustamente di una contraddizione in termini, perché gli agricoltori non si assicurano sull’incendio con gli strumenti agevolati offerti dal mercato assicurativo.
Per ovviare al problema occorrerebbe bilanciare la domanda di gestione del rischio sussidiata con l’offerta di gestione dello stesso, vale a dire, trovare un incontro tra domanda e offerta, che è presente in alcune aree dell’Italia, specie al Nord, del tutto assente al Centro-Sud.
Direi che il concetto chiave di tutta la materia della gestione del rischio agevolato in agricoltura è proprio l’inclusività, una partecipazione bilanciata tra colture e tra le aree del Nord e quelle del Sud dell’Italia.




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