Azerbaigian. Nasirov (SOCAR): Provocazioni militari Armenia minacciano infrastrutture della regione


Da diversi giorni è di nuovo salita alle stelle la tensione tra Azerbaigian e Armenia. Tuttavia, stavolta gli scontri a fuoco non sono avvenuti all’interno o nelle vicinanze della regione storicamente contesa del Nagorno-Kharabakh, rivendicata da Baku ma amministrata de facto da un governo filo-armeno non riconosciuto internazionalmente. Il teatro del crescendo militare è infatti il distretto settentrionale di Tovuz, cruciale per il passaggio delle reti infrastrutturali energetiche e viarie dall’Azerbaigian verso l’Europa.


A cura della Redazione


Elshad Nasirov, vicepresidente per gli Investimenti e il Marketing della compagnia petrolifera statale dell’Azerbaigian (SOCAR), ha evidenziato come «non è un caso che l’Armenia abbia avviato un’operazione militare contro il nostro Paese tre mesi prima dell’inizio delle forniture di gas dell’Azerbaigian in Europa».

«Ora le operazioni non si svolgono nel Nagorno-Karabakh – regione dell’Azerbaigian occupata militarmente dall’Armenia, riconosciuta da tutte le organizzazioni e paesi internazionali come territorio dell’Azerbaigian – ma sul confine Armenia-Azerbaigian», ha specificato Nasirov, invitando a guardare la mappa della regione. L’intera infrastruttura per la distribuzione delle risorse energetiche dell’Azerbaigian verso i Paesi occidentali e nel mercato mondiale, infatti, si trova proprio nel distretto di Tovuz, ha spiegato il vicepresidente.

Il riferimento, però, non è soltanto all’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan, al Corridoio Meridionale del Gas e al gasdotto Baku-Supsa ma anche ad infrastrutture viarie quali la ferrovia Baku-Tbilisi-Kars e l’autostrada Baku-Tbilisi, che si trovano nelle immediate vicinanze del luogo dello scoppio delle ostilità causate dall’Armenia. Nasirov invita quindi a «riflettere su quanto siano vulnerabili il corridoio di Ganja e la regione transcaspica e su come garantire la sicurezza militare e fisica del corridoio che assicura la sicurezza energetica dell’Europa».

Stando all’ultimo comunicato stampa diramato dal Ministero degli Affari Esteri dell’Azerbaigian, il 16 luglio 2020, le forze armate dell’Armenia hanno tentato di attaccare di nuovo le posizioni azerbaigiane in direzione del distretto di Tovuz, lungo il confine tra Azerbaigian e Armenia, bombardando infrastrutture civili nei villaggi di Aghdam, Dondar Gushchu e Vahidli, nella regione di Tovuz, con armi di grosso calibro e artiglieria. Durante i continui combattimenti è stato ucciso un militare dell’esercito azero.

«Continuando le sue sanguinose azioni provocatorie, l’Armenia dimostra apertamente la sua intenzione di rafforzare le conseguenze della sua politica aggressiva, violando gravemente le norme e i principi del diritto internazionale, compreso il diritto internazionale umanitario, e di compiere nuovi atti di aggressione con la forza», afferma il comunicato.

«Ribadiamo – si legge ancora nel comunicato – che l’unica causa di tensione nella regione è l’Armenia, che mantiene il Nagorno-Karabakh e 7 regioni circostanti dell’Azerbaigian sotto occupazione militare, viola i diritti e le libertà fondamentali di centinaia di migliaia di azerbaigiani e impedisce direttamente la risoluzione del conflitto attraverso negoziati».

Il comunicato del Ministero degli Esteri di Baku conclude: «La leadership armena, nel tentativo di nascondere la sua fallita politica interna, tenta di rafforzare la sua politica estera aggressiva e di distogliere l’attenzione della comunità internazionale dalla responsabilità dell’occupazione dei territori azerbaigiani, ma deve rendersi conto che l’Azerbaigian non accetterà mai l’occupazione dei suoi territori riconosciuti a livello internazionale e non un centimetro della nostra terra sarà lasciata sotto occupazione. L’Azerbaigian ha sempre dichiarato il suo sostegno a una soluzione politica al conflitto, ma ciò non deve essere inteso come una continuazione senza fine dei negoziati. L’Azerbaigian sostiene colloqui orientati ai risultati e si aspetta che gli sforzi di mediazione dei co-presidenti del Gruppo Minsk dell’OSCE siano in questa direzione. La leadership armena è pienamente responsabile della tensione sul fronte e di tutte le conseguenze che può causare».


Le tre reti energetiche transitanti per l’area di Tovuz

A fornire ulteriori dettagli dell’attacco sferrato nei giorni scorsi, il Ministero della Difesa dell’Azerbaigian ha dichiarato che a partire dalle 05.45 del 16 luglio, sono state condotte operazioni militari nella direzione della regione di Tovuz, al confine di Stato tra Azerbaigian e Armenia: «Nei combattimenti finora in corso sono stati colpiti dal fuoco preciso delle nostre unità fino a 20 militari, 1 veicolo corazzato che trasportava forze di riserva in posizioni di combattimento nemiche, 1 postazione di guerra elettronica (EW), postazioni di combattimento e roccaforti del nemico. Un militare dell’esercito dell’Azerbaigian, il soldato Ismayilov Nazim Afgan, è stato ucciso durante le operazioni di combattimento».

Il Ministero della Difesa inoltre ha dichiarato che «sebbene il Comitato investigativo dell’Armenia affermi che la parte armena avrebbe perso 4 soldati e che 36 siano rimasti feriti durante le recenti operazioni militari, questa informazione è completamente falsa e non riflette la realtà e che durante gli scontri in direzione di Tovuz, le unità delle forze armate dell’Armenia avrebbero perso circa un centinaio di militari, uccisi e feriti». Aggiungono inoltre le fonti militari di Baku: «Come solitamente accade, l’Armenia sta cercando in tutti i modi di nascondere al pubblico le sue perdite militari. Tuttavia, tutta la verità verrà a galla e saranno costretti ad ammettere le loro perdite».



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