Brexit. La piattaforma di Theresa May per l’uscita dall’UE

di David Shipley
[Bloomberg]


Il primo ministro britannico Theresa May ha recentemente colto di sorpresa il Paese – e molti dei suoi ministri – per aver fissato le elezioni all’inizio del prossimo mese. Di fronte alle scadenze autoimposte, e ansiosa di aumentare la sua maggioranza in Parlamento, si sta affrettando a delineare una piattaforma politica. Con la Brexit che incombe, queste non sono normali elezioni, e la solita litania di proposte dettagliate non servirà. Per le proposte da inserire in questo programma politico ed in questa tornata elettorale, parlare meno significherà parlare di più.

La May deve fissare l’approccio di base da tenere durante i negoziati per la Brexit, ma non può permettersi di andare troppo nello specifico perché ha in mano poche carte e dovrà dare la precedenza a molte questioni. Quello che può fare, tuttavia, è prefiggersi i principi che guideranno la sua compagine di governo: la Gran Bretagna dovrebbe cercare l’accordo migliore possibile con l’Unione Europea e al contempo recuperare i suoi poteri come nazione sovrana, in particolare il suo diritto a controllare le proprie frontiere e a promulgare le proprie leggi.

Controllare le frontiere, come dovrebbe sottolineare la May, non implica una politica eccessivamente restrittiva sull’immigrazione. Ai lavoratori dell’area UE già presenti nel Paese dovrebbe essere garantito di poter restare al di là della posizione di Bruxelles rispetto ai lavoratori britannici presenti in Europa. Se il Regno Unito vuole essere un faro di liberalismo proiettato all’esterno dopo il divorzio, può cominciare da questo.

La May dovrebbe anche precisare che la Gran Bretagna può accettare un accordo transitorio temporaneo in base al quale molti dei suoi obblighi come membro UE potrebbero restare invariati. Questo sarebbe importante se i negoziati per l’uscita non dovessero concludersi entro due anni, come appare probabile. Le prossime elezioni, ad ogni modo, non riguarderanno solo l’Europa. La piattaforma dei Tory [conservatori, ndt] dovrebbe evitare di fare promesse di cui il governo potrebbe presto pentirsi. Il manifesto di Theresa May dovrebbe disfarsi degli annunci avventati del suo predecessore, David Cameron, come ad esempio il meccanismo “triple lock” che garantiva gli aumenti delle pensioni statali: una politica dissennata dal punto di vista fiscale e sempre più ingiusta per le persone meno abbienti che non hanno pensione.

Senza abbandonarsi al destino, la May dovrebbe invece dare maggiormente conto del suo marchio di centrista conservatrice. Se sarà intelligente, fugherà ogni sospetto sul fatto che lei possa favorire una politica industriale interventista. Ma dovrebbe evidenziare la sua determinazione a far funzionare meglio l’economia per il Paese fuori da Londra e per quelle persone occupate che comunque faticano ad arrivare a fine mese. Le politiche che spingono gli investimenti pubblici nelle regioni, potenziano i governi locali orientati alla crescita, migliorano l’istruzione pubblica e alleggeriscono il carico fiscale a chi ha redditi più bassi sarebbero tutte funzionali a questa proposta.

I programmi elettorali britannici quasi sempre promettono troppo e la delusione che ne segue è ormai una triste normalità. Theresa May può interrompere questo circolo vizioso con un’esplicita difesa dei valori e delle priorità del governo che intende guidare. Se lo farà, e se dovesse vincere, si sarà guadagnata il proprio mandato.


Traduzione a cura della Redazione
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