Cina. Ambasciatore Li Ruiyu: Visita Xi Jinping momento storico, incontro può lanciare segnale al mondo


Quello di Roma sarà l’incontro tra le nazioni «rispettivamente emblema della civiltà orientale e occidentale». Così – citando anche Gan Ying e Pomponio Mela – lo stesso Xi Jinping ha definito il vertice fra Cina e Italia dalle pagine del Corriere della Sera, nel suo tradizionale intervento sul principale organo di stampa del Paese dove è atteso in visita. Prossimo allo sbarco a Fiumicino, il volo presidenziale del leader cinese comprende una delegazione al seguito di oltre 500 fra ministri, funzionari e uomini d’affari. Scenari Internazionali ha appena pubblicato Cina, 70 anni di progressi, un numero speciale pensato proprio per questo evento. Proponiamo in anteprima ai nostri lettori l’intervista all’Ambasciatore cinese in Italia Li Ruiyu, contenuta all’interno della pubblicazione.


A cura della Redazione


S.E. Li Ruiyu, bentornato su Scenari Internazionali. Il ministro degli esteri italiano Moavero Milanesi, durante la 9a sessione del Comitato Intergovernativo Italia-Cina ha dichiarato che il presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, effettuerà una visita di Stato in Italia alla fine di questo mese di marzo. Quale crede sia il significato principale di tale visita?
Su invito del presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, il presidente Xi Jinping, si appresta ad effettuare una visita di Stato in Italia. Si tratta della prima visita di un presidente cinese in Italia negli ultimi dieci anni ed è la prima visita di Stato in Italia del presidente Xi Jinping dalla sua entrata in carica. Durante la visita, le due parti pubblicheranno una dichiarazione congiunta ed il presidente Xi Jinping avrà un confronto ed uno scambio di vedute con le autorità italiane al fine di promuovere ulteriormente la cooperazione fattiva sotto l’egida dell’iniziativa Belt and Road in tutti i settori e farà da testimone alla firma di una serie di accordi di cooperazione. Quest’anno ricorre il quindicesimo anniversario dalla firma del Partenariato Strategico Globale Bilaterale Cina-Italia e il prossimo anno si celebrerà il cinquantesimo anniversario dall’avvio ufficiale delle relazioni diplomatiche bilaterali. La visita del presidente Xi Jinping in Italia sarà un momento importante per delineare le linee-guida di riferimento, per definire la rotta dello sviluppo dei rapporti bilaterali nella nuova era e per aprire un nuovo capitolo nella cooperazione fattiva e nell’amicizia tradizionale che lega i due Paesi.
Inoltre, di fronte all’attuale emergere di tendenze protezioniste ed unilateraliste, speriamo che, attraverso la visita del presidente Xi Jinping, sarà possibile inviare un chiaro segnale al mondo intero in merito alla volontà di Cina ed Italia e di Cina ed Europa di continuare a tutelare fermamente il multilateralismo e il sistema di libero scambio basato su regole condivise, ed iniettare nuova linfa vitale per un proficuo sviluppo dei rapporti sino-europei in questa nuova era.

Il primo ottobre prossimo ricorrerà il settantesimo anniversario dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese. In questi settant’anni, la Cina ha vissuto grandi cambiamenti ed è diventata la seconda economia mondiale, nonché il primo Paese al mondo per commercio di beni. Ad oggi, nessun consesso internazionale può svolgersi senza coinvolgere o tenere in considerazione la Cina. Si può dire che questo rappresenti la più grande rivincita della nazione?
Negli ultimi settant’anni anni, lo sviluppo cinese ha superato tutti gli ostacoli, andando avanti nonostante le difficoltà, e la Cina ha visto cambiamenti senza precedenti e raggiunto innumerevoli risultati importanti. Soprattutto negli ultimi quarant’anni di riforme e apertura, la Cina ha mantenuto un tasso di crescita medio annuo del 9,5% e il commercio estero ha registrato una crescita media annua del 14,5%. Oggi la Cina è la seconda economia mondiale e il primo Paese industriale al mondo, nonché il primo per commercio di beni. Inoltre è arrivata a contribuire per oltre il 30% alla crescita economica mondiale per molti anni consecutivi, diventando così un fondamentale fattore di stabilizzazione dell’economia mondiale ed una sua importante fonte di dinamismo. Contemporaneamente allo sviluppo economico, abbiamo portato avanti un approccio che mette le persone al centro e ci siamo impegnati affinché quello del popolo cinese si trasformasse gradualmente da un tenore di vita basato sulla “soddisfazione dei bisogni primari” ad uno di “livello medio di benessere diffuso”. Il PIL pro-capite dei cittadini cinesi è passato da 160 a quasi 10.000 dollari e più di 70 milioni di persone sono state strappate ad una condizione di povertà: una riduzione che ha riguardato il 70% del totale della popolazione in stato di indigenza a livello mondiale.
I grandi cambiamenti che la Cina ha vissuto hanno un profondo significato anche per il mondo intero. Nella sua partecipazione ai processi di governance mondiale, la Cina ha mostrato sempre un comportamento di potenza responsabile. Dalla politica di attrazione delle imprese estere a quella del Go global per le aziende cinesi, dall’ingresso nel WTO al lancio dell’iniziativa Belt and Road, la Cina ha contribuito con la sua saggezza e proposto “ricette cinesi” per affrontare un numero sempre maggiore di sfide internazionali e per realizzare uno sviluppo condiviso da tutti i Paesi.

Cina e Stati Uniti stanno affrontando un momento di tensione. È più che mai evidente a tutto il mondo che Washington, con il suo atteggiamento poco collaborativo si sta lentamente isolando, mentre la Cina sta diventando sempre più un modello a cui guardare su temi importanti dell’agenda internazionale come il commercio, l’ambiente, l’innovazione, la sostenibilità ed altri ancora. Come vede lo sviluppo della Cina per i prossimi dieci anni?
I prossimi dieci anni sono un lasso di tempo cruciale per la Cina nell’ottica del raggiungimento degli obiettivi dei “Due centenari”, ovvero completare la costruzione di una società caratterizzata da un livello di benessere diffuso e la creazione di un Paese socialista modernizzato. Di fronte ad un nodo storico cruciale, dobbiamo, da un lato, far fronte al grande compito di trasformare il modello economico del Paese, dall’altro guardare allo scenario internazionale attraversato da complessi mutamenti.
Per questo, lo sviluppo futuro della Cina non sarà una missione semplice. In seguito continueremo ad ampliare la riforma strutturale dell’offerta, a rafforzare la qualità dell’output economico, ad ampliare gli investimenti nell’innovazione per iniettare nuova linfa vitale allo sviluppo del Paese. Al contempo porteremo avanti una strategia di rivalorizzazione delle campagne per promuovere uno sviluppo più equilibrato, aumenteremo l’apertura, rafforzeremo il lavoro di realizzazione dell’iniziativa Belt and Road e promuoveremo la costruzione di un nuovo assetto di apertura completa. Nei prossimi dieci anni, a prescindere da quante turbolenze e tempeste dovremo affrontare, continueremo ad appoggiarci sul popolo, a rinnovarci, ad affrontare le avversità con tenacia e a promuovere uno stabile progresso della Cina nella giusta direzione. Tutto questo permetterà al Paese di contribuire in modo incisivo alla ripresa economica e alla prosperità mondiale.

I rapporti tra Cina e Italia godono di un momento di sviluppo particolarmente positivo. Il vice-premier e ministro per lo Sviluppo Economico Luigi Di Maio ha già effettuato due visite in Cina, dove non molto tempo dopo anche il ministro delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo, Gian Marco Centinaio, ha fatto tappa. Guardando a queste visite, quali sono le Sue speranze per lo sviluppo futuro dei rapporti bilaterali?
Il nuovo governo italiano, sin dal suo insediamento, si è impegnato attivamente per lo sviluppo dei rapporti con la Cina. Sotto la guida del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, l’esecutivo di Roma ha istituito la Task Force Cina al fine di rafforzare gli scambi economici e in ambito di investimenti tra i due Paesi, un’iniziativa che abbiamo molto apprezzato. Nel 2018, nonostante l’aumento dei fattori di incertezza e instabilità a livello mondiale, l’interscambio bilaterale tra Cina e Italia ha raggiunto un nuovo massimo storico per un ammontare totale di 54,23 miliardi di dollari. Nel dettaglio, le esportazioni italiane in Cina hanno visto un incremento del 17,2% e la bilancia commerciale bilaterale è oggi più equilibrata. Alla fine di gennaio, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha effettuato una visita in Italia e ha presieduto, con la sua controparte italiana, il ministro Moavero Milanesi, la 9a edizione del Comitato Intergovernativo Italia-Cina, in cui i due Paesi hanno raggiunto un’importante intesa riguardo le modalità di miglioramento della cooperazione in tutti i settori.
Come detto, quest’anno celebriamo il quindicesimo anniversario della firma del Partenariato Strategico Globale Bilaterale. Noi siamo pronti, insieme al nuovo governo italiano, per continuare a mantenere contatti serrati e scambi frequenti e a sfruttare al massimo la forza che la sua posizione geografica dà all’Italia all’interno del progetto Belt and Road. Siamo inoltre pronti a rafforzare i matching strategici fra i due Paesi, ad esplorare il potenziale di collaborazione e a portare il partenariato strategico globale bilaterale ad un gradino sempre più alto.

Lo scorso anno, la prima edizione della China International Import Expo di Shanghai ha segnato definitivamente il passaggio della Cina da “fabbrica del mondo” a “mercato mondiale”. La Cina dispone di un bacino di 1,3 miliardi di potenziali consumatori e la domanda interna di beni e prodotti cresce sempre di più. Cosa si aspetta dalla prossima edizione dell’Import Expo?
Come ha giustamente notato, la Cina ha un mercato di consumo enorme. Nel 2018, il valore del commercio al dettaglio e dei consumi sociali cinesi ha raggiunto un totale di oltre 38.000 miliardi di renminbi e la percentuale rappresentata dalla spesa al consumo sul PIL è cresciuta fino al 76,2%, facendo sì che i consumi divenissero una delle forze trainanti della crescita economica cinese. Durante la prima China International Import Expo dello scorso anno, il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio ha guidato la partecipazione alla fiera di una delegazione di oltre 190 fra imprese e organizzazioni, ottenendo importanti risultati come la firma di diversi accordi di collaborazione con le rispettive controparti cinesi da parte di Leonardo, Fincantieri, Ansaldo e altri importanti gruppi ed aziende italiani.
Il prossimo novembre si svolgerà la seconda edizione di questo evento, in vista della quale è previsto un ampliamento dell’area dedicata alla Fiera per il Business e le Imprese (Enterprise & Business Exhibition) che arriverà a coprire 300.000 m2. Le iscrizioni e l’affitto degli spazi dell’Expo sono già in corso e, al momento, più di 500 aziende provenienti da oltre 40 Paesi hanno confermato la loro partecipazione. Nel gennaio scorso, la Cina ha organizzato a Milano la seconda edizione della Presentazione della China International Import Expo, a cui hanno preso parte molte imprese italiane e che ha visto la firma di un accordo per l’affitto di 2.000 m2 di superficie espositiva tra l’Ufficio Generale della China International Import Expo, da una parte, e la Fondazione Italia-Cina, la Camera di Commercio Italo-Cinese e ICE-Agenzia, dall’altra. Come ha ribadito il presidente Xi Jinping, i cancelli dell’apertura cinese si schiuderanno sempre di più. Sono convinto che la seconda edizione dell’Expo rappresenterà una piattaforma di servizio, migliore e di qualità, per agevolare l’ingresso delle aziende italiane nel mercato cinese, e permetterà ad un numero sempre maggiore di prodotti di qualità del Made in Italy di accedere al mercato cinese.

Da diversi anni, la visione dello scenario internazionale del governo cinese è orientata all’idea che il sistema multipolare attuale sia una naturale e logica evoluzione del processo di globalizzazione partito negli anni Ottanta del secolo scorso. Crede che in Occidente esistano ancora resistenze a questo cambiamento?
Credo che la globalizzazione sia una tendenza irreversibile che mira a promuovere l’interconnessione economico-sociale tra tutti i Paesi e lo sviluppo integrato. Ad oggi, l’assetto internazionale sta vivendo delle evoluzioni complesse, non soltanto in termini di tendenze protezioniste, ma anche di altri trend contrari alla globalizzazione dovuti alle politiche migratorie, degli investimenti e del controllo, intraprese da alcuni Paesi. Ovviamente, queste ondate antiglobaliste e protezioniste non generano fiducia e speranza ma pessimismo e perplessità.
Dobbiamo invece renderci conto che il libero scambio e la globalizzazione sono il risultato scontato del grande sviluppo della produttività a livello mondiale e sono la via obbligata per lo sviluppo economico-sociale del nostro tempo. Non dobbiamo opporci alla globalizzazione, ma adattarci ad essa e guidarla affinché possa andare verso una direzione di sempre maggiore apertura, inclusione, diffusione, equità e mutuo vantaggio, al fine di promuovere lo sviluppo economico-sociale di tutti i Paesi, in particolare di quelli in via di sviluppo.
La Cina intende essere una guida, una fonte di miglioramento ed un contributore per un nuovo modello di globalizzazione e tutelare attivamente un sistema di commercio multilaterale che sia aperto ed equo, ruoti intorno al WTO e sia basato su regole condivise. Intende inoltre tutelare un ordine normale del commercio internazionale e promuovere una crescita economica mondiale sana e sostenibile.



[Il testo seguente è stato pubblicato alle pagg. 52-57 del n. 13 di Scenari Internazionali]



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