Cina-USA. Per gli esperti i nuovi dazi di Trump falliranno, le aziende americane chiedono una tregua



di Li Xiang and Zhao Huanxin
[China Daily]



I nuovi dazi introdotti da Washington sui prodotti cinesi falliranno sicuramente e danneggeranno l’economia statunitense, ma non comprometteranno la resilienza della Cina e tanto meno ne rallenteranno lo sviluppo nel lungo termine. A sostenerlo sono alcuni economisti cinesi, interpellati domenica scorsa. I giudizi sono arrivati nel giorno in cui l’Amministrazione Trump ha imposto dazi aggiuntivi del 15% su circa la metà di altri 300 miliardi di dollari di importazioni dalla Cina, segnando l’ultima escalation nella disputa commerciale in atto.

Qi Zhenhong, direttore dell’Istituto Cinese di Studi Internazionali, un think tank governativo, ha affermato che i consumatori statunitensi pagheranno il conto degli aumenti unilaterali delle tariffe decisi dal loro governo per colpire i beni importati dalla Cina. Secondo Qi, Washington deve fermare la sua prepotenza commerciale perché questo comportamento sta gravando sull’economia globale.

La scorsa settimana, in una lettera alla Casa Bianca, Americans for Free Trade, un’ampia coalizione formata da oltre 160 organizzazioni aziendali e di categoria, ha chiesto che tutti gli aumenti dei dazi sui prodotti cinesi vengano rimandati. In particolare, la lettera fa riferimento alle preoccupazioni sui costi in aumento a danno dei produttori e degli agricoltori statunitensi. «Ordinare alle aziende di lasciare la Cina, la seconda economia mondiale, non è una soluzione ed è irrealistico», recita la lettera. «Dal momento che molti dei nostri fattori di produzione industriale provengono ancora dalla Cina, questi nuovi dazi diventeranno una tassa a carico dei produttori e degli agricoltori americani, che vedranno ora aumentare i loro costi».

Tu Xinquan, direttore dell’Istituto Cinese per gli Studi sul WTO presso l’Università per gli Affari e l’Economia Internazionale di Pechino, ritiene che le accuse degli Stati Uniti alla Cina, quali ad esempio quelle relative ai trasferimenti tecnologici forzati e alla violazione della proprietà intellettuale, siano prive di fondamento. Tu ha sottolineato che la Cina, quale sostenitrice della globalizzazione, ha la capacità di garantire un suo stabile sviluppo economico.

In risposta all’introduzione dei dazi americani di domenica, Pechino ha reagito applicando dazi a sua volta. Stando al recente piano del Paese asiatico per colpire 75 miliardi di dollari di beni statunitensi, alcune imposizioni su determinati prodotti provenienti dagli States sono entrate in vigore ieri, mentre altri dazi scatteranno il prossimo 15 dicembre, rispecchiando la tabella di marcia presentata da Washington. Gli economisti sono concordi nell’affermare che, nonostante l’applicazione dei dazi statunitensi aggravi le incertezze esterne, l’economia cinese si manterrà resiliente, col governo che probabilmente calibrerà le sue politiche monetarie e fiscali per stabilizzare la crescita.

Secondo quanto diramato domenica dal Dipartimento Nazionale di Statistica, l’indice PMI, relativo al settore manifatturiero cinese, è sceso in agosto a 49,5 punti dai 49,7 punti di luglio. Si è trattato della quarta contrazione consecutiva per l’indice manifatturiero, che al di sopra dei 50 punti indica una fase economica espansiva mentre al di sotto riflette una situazione di contrazione.

Cheng Shi, direttore generale e capo economista di ICBC International Holdings, sostiene che i decisori politici possano ridurre i tassi di interesse e l’aliquota di riserva obbligatoria delle banche entro la fine dell’anno per iniettare più liquidità nell’economia. «Inoltre, ci si attende che le autorità di regolazione aiutino i piccoli e medi istituti finanziari a ricostituire il capitale attraverso canali multipli», ha aggiunto Cheng.

Li Chao, analista presso Huatai Securities, ha asserito che c’è più margine per un alleggerimento monetario se il governo cerca di ridurre i costi del finanziamento alle imprese. Dal punto di vista fiscale, Cheng precisa che il governo può adottare politiche di sostegno all’emissione di speciali obbligazioni edilizie statali per rafforzare ulteriormente la capacità del settore delle costruzioni di attutire qualsiasi rallentamento economico.

Malgrado l’indice PMI abbia evidenziato una contrazione in agosto, Zhao Qinghe, analista statistico presso NBS, ritiene che i settori-chiave abbiano segnato una crescita stabile e che la struttura industriale del Paese continui ad avanzare. Tutto ciò si riflette nell’indice PMI relativo ai settori della manifattura hi-tech e dei beni di consumo, che si attestano rispettivamente a quota 51,2 e 50,9: al di sopra dell’indice manifatturiero generale.

Mentre l’economia sta affrontando venti contrari fra una domanda globale indebolita ed il crescente scontro commerciale con gli Stati Uniti, la Cina quasi certamente non ripercorrerà il vecchio modello dello stimolo in eccesso a breve termine, ma si concentrerà su riforme strutturali a lungo termine, basate sul mercato, per sprigionare il suo potenziale di crescita. A dirlo sono praticamente tutti gli economisti interpellati.

«Grazie all’ottimizzazione strutturale, la crescita intrinseca può continuare a vantare una sua resilienza», ha osservato Cheng, aggiungendo che la Cina sta alimentando attivamente dall’interno il suo potenziale di crescita economica. Le venti misure a favore dei consumi presentate recentemente dal Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese non solo aiuteranno ad accrescere la domanda convenzionale, come ad esempio le compravendite nel settore auto, ma stimoleranno l’offerta di nuove forme di consumo come quella del night business, ha proseguito Cheng. Per l’esperto, poiché i tagli fiscali decisi da Pechino hanno cominciato a mostrare i loro effetti positivi, i guadagni aziendali e gli investimenti manifatturieri potranno stabilizzarsi.




Traduzione a cura della Redazione
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