EAU. Ambasciatore Lener: Pronti per Expo Dubai, qui serve approccio innovativo e di lungo periodo


Si avvicina a grandi passi il taglio del nastro per Expo Dubai, inizialmente previsto nel 2020 ma rinviato a causa della pandemia. Il primo ottobre prossimo, fino al 31 marzo 2022, le porte della nuova Esposizione Universale si apriranno a milioni di visitatori. L’edizione emiratina sarà la prima a portare la celebre manifestazione fieristica nella cosiddetta regione MEASA, acronimo che indica le aree di Medio Oriente, Africa e Asia Meridionale. L’Italia, primo Paese del G7 ad aver aderito all’evento, intende essere protagonista con un padiglione che sta già facendo parlare di sé. Per saperne di più abbiamo contattato S.E. Nicola Lener, Ambasciatore italiano negli Emirati Arabi Uniti.


A cura della Redazione


S.E. Lener, benvenuto su Scenari Internazionali. Dopo il rinvio dello scorso anno causa Covid-19, Dubai è pronta ad aprire le porte di Expo 2020 ai visitatori di tutto il mondo a partire dal prossimo primo ottobre. A sei anni dalla fortunatissima edizione di Milano, questa sarà la prima Esposizione Universale dell’era post-Covid ed anche per questo il tema Connecting Minds, Creating the Future assume un significato ancora più rilevante. Come si sta preparando l’Italia e quali saranno i punti di forza del nostro padiglione in terra emiratina?

Expo 2020 Dubai, rinviato a quest’anno a causa della pandemia, non è per noi un’Esposizione Universale qualunque perché arriva dopo quella di Milano del 2015. Tra le due manifestazioni esiste un collegamento non solo ideale ma anche concreto, se non altro perché c’è stato un travaso di competenze e, in parte, di personale che ha già lavorato a Milano sei anni fa.

L’Italia è stata il primo Paese del G7 ad aderire all’Expo 2020 e tra i primi grandi Paesi ad aver firmato il Contratto di Partecipazione. Il nostro sistema Paese ha investito molto in questa manifestazione, non solo per il forte rapporto bilaterale che ci lega agli Emirati Arabi Uniti, ma anche perché eravamo e siamo, oggi, ancora più convinti dell’importanza dell’Esposizione Universale come piattaforma globale per mostrare quella che è la capacità di innovazione del nostro Paese, aspetto che si lega al tema generale della manifestazione e che ha molto a che vedere con il modello futuro degli Emirati, che si stanno affrancando dalla dipendenza da petrolio, gas e relativi prodotti.

L’economia emiratina ha avviato una forte diversificazione industriale e dei servizi, come dimostra la stessa Dubai, e sarà sempre più guidata dall’elemento della connettività, ponendosi come snodo centrale di una grande rete di collegamenti Est-Ovest e Nord-Sud, che interessa un’area vasta compresa tra il Nord Africa e l’Asia Meridionale, passando per la Penisola Arabica, e tra l’Asia Centrale e l’Africa Orientale e Meridionale. Si dice che da Dubai, in appena 4 ore di aereo, sia possibile raggiungere Paesi che, messi insieme, racchiudono un terzo della popolazione mondiale e in otto ore addirittura Paesi che ne racchiudono i due terzi: un’area molto popolata, dunque, e al contempo economicamente dinamica, con un grande potenziale di crescita. In questo contesto, gli Emirati aspirano ad assumere un ruolo sempre più centrale grazie alla loro capacità di connettere attraverso le infrastrutture sia fisiche, come porti e aeroporti, che digitali e della mente, grazie alla valorizzazione dei talenti, all’economia della conoscenza e all’innovazione.

Noi vogliamo esserci, ci siamo preparati e saremo presenti con un padiglione molto innovativo e sostenibile, ad impatto zero, che mostrerà l’Italia con la profondità della propria storia e cultura, come evidenziato dalla riproduzione in stampa 3D del David di Michelangelo, presentata in occasione della recente visita del Ministro Di Maio, ma anche con la propria tecnologia, per mettere in luce la capacità delle nostre imprese e del nostro settore accademico, scientifico e della ricerca nell’ideare soluzioni tecnologiche che contribuiscano a risolvere le sfide globali: dalla salute, cruciale in una fase di progressiva fuoriuscita da una pandemia trasformativa per l’intero pianeta, al contrasto ai cambiamenti climatici, dalle energie rinnovabili alle nuove tecnologie abilitanti, come l’intelligenza artificiale (AI), il machine learning (ML) e l’Internet delle Cose (IoT), ma anche quelle dedicate al restauro e al recupero delle opere d’arte.

Dal nostro punto di vista, Expo sarà la più grande iniziativa promozionale di questo periodo, su cui tutto il sistema Paese investirà importanti risorse, dallo Stato alle regioni fino alle imprese e al mondo accademico.


Nonostante la pandemia, stando ai dati della Farnesina, nel 2020 l’interscambio commerciale bilaterale ha ottenuto risultati confortanti, raggiungendo un volume complessivo pari a 8,4 miliardi di euro, che fanno del nostro Paese il primo partner commerciale UE e l’ottavo in assoluto degli Emirati, i quali si confermano primo partner per l’Italia nell’area MENA. Nel dettaglio, l’export è in crescita tanto da consentirci di passare dall’undicesimo al nono posto tra i fornitori del Paese arabo, secondi in UE soltanto alla Germania. Per quanto riguarda gli investimenti, sono circa 600 le imprese italiane presenti sul mercato emiratino, con nomi importanti in settori-chiave quali costruzioni, energia, beni di consumo, difesa, aerospazio, bancario e assicurativo. Qual è il potenziale ancora inespresso? Quali prospettive per il futuro?

Siamo molto forti e apprezzati nei settori dei beni di consumo, dall’agroalimentare alla moda, dal sistema casa al design, fino alle automobili, specie quelle di lusso, ma anche nell’energia e nelle infrastrutture. Siamo meno noti per la nostra capacità di fare innovazione nei settori di più recente sviluppo e di interesse globale. Indubbiamente, nell’ambito delle rinnovabili abbiamo molto da dire. Ricordo, in questo senso, che ad Abu Dhabi ha sede l’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili (IRENA), guidata da un italiano, Francesco La Camera: un ente che sta svolgendo un ruolo a livello globale per promuovere la ricerca e la nozione stessa di tecnologie per le energie rinnovabili.

Gli Emirati, in particolare, stanno guardando molto all’economia dell’idrogeno, che viene considerata il futuro dell’energia con l’obiettivo di ridurre l’impatto delle emissioni di CO2, e hanno avviato un partenariato con Snam per approfondire le ricerche sulla creazione di un mercato dell’idrogeno, che sarà sempre più verde vista la possibilità, in questo Paese, di produrlo con l’impiego di energia solare.

Altro settore dove le nostre tecnologie hanno potenzialmente grande spazio negli Emirati è quello della gestione dei rifiuti, inclusi il riciclo, ancora molto limitato nel Paese, il trattamento Waste-to-Energy (WtE) e il trattamento delle acque (ricordo al riguardo il partenariato tra la lombarda Ambienthesis e l’utility dell’Emirato di Sharjah, Bee’ah). In generale, l’economia circolare è un settore con grandi potenzialità per le nostre aziende. Ci sono poi l’aerospazio, che vede già alcune collaborazioni come quella tra l’Agenzia Spaziale Italia e l’Agenzia Spaziale degli Emirati Arabi Uniti, la mobilità, le tecnologie legate alle smart city, la salute e il farmaceutico.

A questo riguardo, la pandemia ha impresso particolare priorità a questi ultimi due ambiti. Da qualche settimana, gli Emirati producono per proprio conto uno dei vaccini cinesi, il Sinopharm, su cui hanno basato la loro campagna vaccinale, con l’obiettivo di estenderne la fornitura anche ai Paesi della regione, senza dimenticare che le autorità locali, visto l’altissimo numero di espatriati (9 milioni sui 10 complessivi), hanno comunque messo a disposizione tutti i vaccini in commercio, inclusi Pfizer, Astrazeneca e Moderna per quei residenti stranieri che preferiscano la somministrazione di tali sieri.

Va poi senz’altro menzionato il settore delle tecnologie per l’agricoltura. Questo Paese, soprattutto nella fase iniziale della pandemia, ha sperimentato la propria vulnerabilità nell’approvvigionamento alimentare, considerando che acquista all’estero il 90% dei propri prodotti alimentari. Le prime incertezze sulla continuità dei flussi distributivi a livello mondiale hanno fatto suonare un campanello d’allarme, benché di fatto non ci siano state interruzioni nelle forniture.

Tutto ciò ha comunque fatto capire alla dirigenza locale l’importanza dell’autosufficienza alimentare del Paese. Si sta dunque investendo molto sulla produzione in aree dai climi estremi, agricoltura indoor, serre di ultima generazione, idroponica ed altre, con buoni risultati soprattutto nella produzione di verdura. Le tecnologie italiane per l’automazione agricola e la riduzione del consumo di acqua o di terra saranno estremamente apprezzate ed alcuni contatti sono già stati avviati in tal senso.

Più estesamente, mi sento di sottolineare che questo è un Paese dalle grandi opportunità, ma chiaramente diverso dal nostro, a partire dal proprio ordinamento giuridico e dai propri costumi. Occorre quindi arrivare preparati ad affrontare tale diversità, senza rinunciare a rivolgersi alle istituzioni per essere correttamente orientati. Inoltre, suggerisco alle nostre aziende di approcciare questo mercato con soluzioni innovative e competitive, visto che qui sono attivi operatori provenienti da quasi tutti i Paesi del mondo ed il contesto è estremamente competitivo e sofisticato.

Occorre inoltre avere un approccio di lungo periodo ed essere disponibili ad essere testati dalle controparti locali, in modo da guadagnare la loro fiducia. Occorre perciò investire tempo e qualche risorsa per diventare partner solidi, credibili ed affidabili e soprattutto portare innovazione, fattore che abbiamo in grande quantità anche se non sempre ne siamo consapevoli.


Con uno straordinario sviluppo infrastrutturale ed una forte attrattività internazionale, il turismo è diventato ormai da molti anni uno dei settori più fiorenti negli Emirati, grazie al traino della stessa Dubai e di Abu Dhabi, dove grandi hotel e resort di lusso si affiancano a siti storico-religiosi, parchi tematici e paesaggi naturali. Finora prevalentemente destinato a flussi di fascia alta, crede che in futuro il Paese possa aprirsi anche ad un turismo meno d’élite e più alla portata della classe media europea? Per quanto riguarda i flussi emiratini in ingresso nel nostro Paese, invece, che numeri registriamo? Quali sono le mete italiane più ricercate?

Sicuramente Dubai e Abu Dhabi vengono viste come destinazioni per un turismo di lusso. Tuttavia non c’è soltanto questo. L’offerta è estremamente diversificata e le strutture che possono essere definite di fascia alta hanno costi di soggiorno accessibili non solo ad una ristrettissima fascia di consumatori. Ce n’è un po’ per tutte le tasche ed effettivamente qui stanno diversificando il settore con un turismo d’avventura e naturalistico, in tutto il Paese, non solo a Dubai e Abu Dhabi ma anche a Ras al-Khaima, il più settentrionale dei sette Emirati, che ha un territorio montagnoso, o Sharja, dove si è molto investito per la creazione di lodge immersi nella natura, per un turismo più consapevole della sostenibilità ambientale.

Del resto, nel 2019, prima della pandemia, gli Emirati hanno registrato un flusso in ingresso pari a 16 milioni di turisti, numeri importanti che incorporano senz’altro anche un turismo di fascia media, sfruttando così anche la contro-stagionalità rispetto all’Europa.

Gli emiratini hanno grandissima attrazione verso l’Italia. Gli Emirati sono un Paese giovane in tutti i sensi: quest’anno festeggiano infatti i cinquant’anni di indipendenza, ma anche l’età media della popolazione li rende molto proiettati verso il futuro. L’interesse per la Penisola riguarda soprattutto le località lacustri e collinari, con la preferenza che nel 2019 andava a Lombardia, Lazio, Toscana, Sicilia, Campania e Sardegna, ma con un ampio potenziale per tutte le nostre regioni.

L’estensione agli Emirati dei voli Covid-tested, decisa nei giorni scorsi, pone le premesse per la ripresa dei flussi turistici verso l’Italia da questo Paese. Pochi giorni fa ho anche avuto modo di visitare il bellissimo padiglione che ENIT ha presentato all’Arabian Travel Market di Dubai, svoltosi tra il 16 e il 19 maggio scorsi in presenza, e ho ricordato l’importanza che il sistema ricettivo italiano moduli un’offerta personalizzata su questo tipo di clientela, per quanto riguarda la lingua (arabo e inglese), la dimensione delle strutture ricettive e l’attenzione alla qualità dei vari servizi. Tutto ciò andrebbe in qualche modo strutturato da parte italiana per creare un’offerta che sia sempre più coerente con le aspettative di questo mercato.


Dal 25 al 27 aprile scorsi, il Ministro Luigi Di Maio ha guidato una missione italiana negli Emirati, dove ha incontrato l’omologo Sceicco Abdallah bin Zayed Al Nahyan e le aziende partner e sponsor del Padiglione Italia ad Expo2020, oltre ad aver presenziato alla firma del Memorandum d’Intesa tra ICE-Agenzia e il Commissariato Generale Expo. Qual è il bilancio della missione? Quali i principali risultati ottenuti?

La missione è stata estremamente positiva. Peraltro si è trattato del secondo viaggio in sei mesi negli Emirati Arabi in quanto capo della diplomazia italiana per il Ministro Di Maio, che da Ministro per lo Sviluppo Economico era inoltre stato qui nell’aprile 2019. Questa presenza è molto apprezzata dalla leadership emiratina che, come sappiamo, guida il Paese da decenni e vede avvicendarsi le figure apicali dello Stato con molta meno frequenza rispetto a quanto avviene nelle democrazie occidentali. Questo scenario ha consentito di costruire un rapporto di fiducia con il Ministro degli Esteri emiratino Sheikh Abdullah bin Zayed Al Nahyan, che ha avuto con il Ministro Di Maio una conversazione molto interessante sui rapporti bilaterali e le tematiche regionali, sulle quali c’è un confronto periodico e molto utile.

Le controparti emiratine hanno molto apprezzato l’impegno italiano in Expo e la volontà del Ministro Di Maio di dare visibilità alla manifestazione e all’organizzazione dell’evento, attraverso la sua visita al padiglione italiano a Dubai. Qui il Ministro ha anche incontrato tutte le aziende partner e sponsor della struttura, con l’idea di creare un partenariato pubblico-privato duraturo in materia di sostenibilità: tale partenariato avrà infatti nella nostra partecipazione ad Expo un suo momento di grandissima visibilità, ma andrebbe mantenuto anche dopo la conclusione dell’evento. Il ruolo del nostro sistema imprenditoriale è infatti fondamentale nel quadro dell’impegno italiano a contribuire al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030, anche tenendo conto del fatto che quest’anno l’Italia è co-host, insieme al Regno Unito, della COP26 sul Clima e detiene la Presidenza del G20.

Presso la Dubai Future Foundation, il Ministro Di Maio ha poi incontrato le aziende italiane che hanno partecipato al Global Start-Up Program, un progetto del governo italiano per consentire a giovani start-up italiane di fare esperienza nel mondo. Gli Emirati sono uno dei Paesi scelti da Roma per questo partenariato e la Dubai Future Foundation ha svolto per circa due mesi il ruolo di incubatore per dieci nostre start-up, un settore su cui il governo sta investendo importanti risorse anche per favorirne l’internazionalizzazione.


L’Italia e gli Emirati Arabi mantengono ottime relazioni anche dal punto di vista più strettamente politico. Con la firma nel 2012 della Dichiarazione Congiunta sul rafforzamento della cooperazione bilaterale, i due Paesi hanno consolidato e strutturato il loro rapporto, che si estende anche alle dimensioni scientifica, culturale e militare, come dimostrano i numerosi accordi e programmi attivi a questo riguardo e la presenza del nostro contingente militare presso la base aerea (FLAB) di Al Minhad, ormai operativa dal lontano 2002. Qual è il livello di cooperazione fin qui raggiunto? Quali nuovi programmi o accordi bilaterali sono in cantiere?

La cooperazione bilaterale nel settore della difesa ha un lungo corso. Ci sono già aziende italiane operative negli Emirati che forniscono un sostegno tecnologico importante ed è previsto un quadro di consultazioni periodiche tra i due Ministeri della Difesa.

C’è poi l’importante asset rappresentato dalla base di Al Minhad, da Lei citata. Questa svolge un ruolo importante per la nostra Aeronautica nell’ambito dei trasferimenti del nostro contingente verso i teatri dell’Iraq, dell’Afghanistan e dell’Africa Orientale. In queste settimane, in particolare, la struttura è molto impegnata nel quadro delle operazioni per il rientro dei nostri soldati dall’Afghanistan.

Per quanto riguarda la cooperazione scientifica, intendiamo sviluppare questo settore con priorità, in coerenza con l’enfasi che stiamo ponendo sull’innovazione tecnologica quale driver per l’intensificazione del nostro partenariato con gli Emirati, al punto che la Farnesina sta attualmente selezionando un addetto scientifico, che dovrebbe arrivare nell’ultimo trimestre dell’anno, in concomitanza con l’inizio di Expo, per rafforzare l’azione dell’Ambasciata in questo settore.




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