L’ultimo vertice della SCO di Tianjin si è segnalato non solo per gli accordi e le intese tra i Paesi partner, ma anche per il lancio dell’Iniziativa di Governance Globale (GGI). Con questa proposta, il presidente cinese Xi Jinping ha presentato il quarto pilastro delle iniziative globali, dopo quelle riguardanti lo sviluppo (GDI), la sicurezza (GSI) e la civiltà (GCI). In quella circostanza, per ovvi motivi di tempo, la GGI è stata descritta in modo sintetico, ma è ovviamente destinata a diventare oggetto di approfondimenti e analisi da qui ai prossimi anni. Sono cinque i principi che la sostanziano e tutti connessi ad aspetti o modalità di intervento in tema di governance globale, sostenendone una riforma tanto più urgente quanto maggiori sono i fattori di rischio per la tenuta e la coesione della comunità internazionale. Tra protezionismo spinto, unilateralismo, pandemia, guerra, povertà ed effetti dei cambiamenti climatici, questa prima metà degli anni Duemilaventi ha costretto l’umanità ad attraversare crisi e difficoltà senza precedenti recenti, almeno per portata ed entità. La tensione accumulata nel mondo è visibile ad occhio nudo ed ogni giorno che passa sembra soltanto scandire il tempo che manca ad una catastrofe annunciata. Tra le rovine di un vecchio mondo in disfacimento, la Cina vuole dunque ergersi a protagonista per condividere con il resto del mondo un grande piano di ristrutturazione dell’ordine internazionale su nuove basi e nuovi presupposti. Di cosa si tratta nello specifico? Qual’è la visione che anima Pechino? È un pericolo o un’opportunità per l’Europa? Ne ha parlato Andrea Fais, direttore responsabile di Scenari Internazionali, sulle “colonne” di Radio Cina Internazionale (CGTN) per la rubrica “In altre parole”. Proponiamo qui di seguito la versione integrale dell’articolo.
di Andrea Fais
[Direttore responsabile di Scenari Internazionali]
L’ultimo vertice del Consiglio dei Capi di Stato dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) nella città cinese di Tianjin ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale, suscitando reazioni e riflessioni contrastanti. In Europa, le immagini del presidente cinese Xi Jinping affiancato dai leader degli altri nove Paesi membri hanno nuovamente alimentato il dibattito sull’effettiva consistenza diplomatica e strategica dell’UE, incapace, secondo i più critici, di determinare una postura internazionale credibile e un orientamento di politica estera concretamente autonomo dagli Stati Uniti.
Il summit SCO Plus, che ha allargato la platea dei partecipanti anche ai quattordici partner per il dialogo dell’organizzazione, saliti poi a quindici con l’ufficializzazione dell’ingresso del Laos, ha inevitabilmente mostrato la forza di un mondo emergente, concentrato in Asia ma ramificato anche in Europa ed Africa. L’appuntamento ha assunto ulteriore rilevanza quando Xi, nel suo discorso di apertura del consesso, ha introdotto l’Iniziativa di Governance Globale (GGI), la quarta di questo genere dopo quelle per sviluppo (GDI), sicurezza (GSI) e civiltà (GCI), lanciate tra il 2021 e il 2023.
Parafrasando le parole pronunciate dal leader cinese, sono cinque i punti principali che la sostanziano. Anzitutto c’è l’eguaglianza sovrana, ovvero il principio in forza del quale tutte le nazioni, indipendentemente dalle loro dimensioni, dalla loro forza e dalla loro ricchezza, dovrebbero partecipare, assumere decisioni e trarre benefici in modo equanime dal processo di governance globale.
In secondo luogo, Xi menziona l’osservanza del diritto internazionale, dei fini e dei principi della Carta delle Nazioni Unite e delle altre norme fondamentali universalmente riconosciute, sulla base di un’applicazione eguale ed uniforme senza doppi standard. Nelle principali crisi internazionali degli ultimi decenni, la Cina non è mai intervenuta direttamente ma ha cercato di ritagliarsi un ruolo di mediazione, destinato a farsi sempre più solido.
Viene poi descritta, quale terzo pilastro della GGI, la pratica del multilateralismo, declinata secondo un paradigma di governance globale contraddistinto dalla consultazione ampia e dal contributo congiunto al beneficio comune, salvaguardando il ruolo e l’autorità dell’ONU. La sola GDI ha già stimolato la nascita, presso le stesse Nazioni Unite, di un Gruppo di Amici legato all’iniziativa, composto da oltre 80 Paesi, pronti ad incrementare la cooperazione in settori ritenuti strategici come la riduzione della povertà, la sicurezza alimentare, il cambiamento climatico e lo sviluppo verde, l’industrializzazione e l’economia digitale.
L’approccio centrato sulle persone, quarto punto dell’iniziativa, richiama invece una nuova modalità nel rapporto tra governanti e governati, da sostenere attraverso la riforma e il miglioramento dell’architettura istituzionale mondiale, per garantire che i popoli di tutte le nazioni siano attori e beneficiari della governance globale, affrontare meglio le sfide comuni all’umanità, ridurre in modo più significativo il divario tra Nord e Sud del mondo, e preservare maggiormente gli interessi comuni a tutti i Paesi.
La Cina può vantare un enorme bagaglio di esperienza in materia di sviluppo orientato alle persone. Stando al rapporto Four Decades of Poverty Reduction in China, pubblicato tre anni fa dalla Banca Mondiale e dal Centro di Ricerca sullo Sviluppo del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare, tra il 1980 e il 2020 le autorità cinesi hanno strappato all’indigenza circa 800 milioni di persone, contribuendo per quasi il 75% alla riduzione della povertà a livello mondiale. Il colosso asiatico, oggi seconda economia mondiale, ha così provato a condividere le sue esperienze pratiche con il resto del pianeta. Secondo le stime della Banca Mondiale, entro il 2030, la costruzione congiunta dell’Iniziativa Belt and Road (BRI) potrebbe aiutare circa 7,6 milioni di persone nei Paesi coinvolti a uscire dalla povertà estrema e 32 milioni dalla povertà moderata. La Cina ha sostenuto la realizzazione di numerosi progetti di sostentamento nei Paesi partner della BRI, fornendo aiuti allo sviluppo ad oltre 160 tra Stati e organizzazioni internazionali nonché contribuendo direttamente a migliorare concretamente le condizioni di vita delle popolazioni delle nazioni in via di sviluppo.
Quinta colonna portante della GGI è infine l’avvio di azioni concrete, ossia l’adozione di un approccio sistematico e complessivo, il coordinamento delle iniziative globali, la piena mobilitazione di diverse risorse ed uno sforzo per ottenere risultati più visibili. Secondo il presidente cinese è necessario – in questo senso – migliorare la cooperazione pratica per impedire che il sistema di governance resti indietro o finisca per frammentarsi.
Malgrado i dirompenti cambiamenti avvenuti negli ultimi decenni, la contrarietà cinese alla divisione del mondo in blocchi e allo schiacciamento dei Paesi in via di sviluppo sotto i colpi dell’espansionismo politico e militare è rimasta sostanzialmente invariata. Nel corso del tempo, la postura internazionale di Pechino si è fatta più raffinata e sofisticata, fino a sviluppare una propria visione, riassunta nel concetto di ‘diplomazia da grande potenza con caratteristiche cinesi’. La politica estera del gigante asiatico continua così a caratterizzarsi per l’opposizione all’egemonismo e all’unilateralismo, nello sforzo di costruire quella che è stata descritta come una “comunità dal futuro condiviso per l’intera umanità”, unica prospettiva capace, secondo la leadership del gigante asiatico, di garantire un’armonica coesistenza tra popoli e nazioni differenti, una “grande unità” nella molteplicità delle diverse civiltà e delle diverse culture, come rimarcato anche dalla GCI. Sebbene nella circostanza fosse rivolto ai partner della SCO, il messaggio contenuto nell’Iniziativa di Governance Globale si estende giocoforza all’intero pianeta. Come recita un antico adagio cinese, ricordato durante il vertice di Tianjin: “Sostieni il Grande Principio e il mondo ti seguirà”.
Dal canto suo, l’UE, che avrebbe ancora molte carte in regola per migliorare la qualità della vita dei propri cittadini, rendere più sicure le sue società e recitare un ruolo saliente nell’odierno panorama internazionale, dovrebbe ricercare una vera autonomia strategica, superare l’eurocentrismo accumulato negli ultimi quattro secoli, ridefinire relazioni paritarie con il resto del mondo ed aprirsi con maggior convinzione ai Paesi emergenti per riformare insieme la governance globale e inaugurare una nuova fase di benessere condiviso e vantaggio reciproco.
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