Giappone. Il primo ministro Kishida lancia a Davos il suo capitalismo ‘equo e sostenibile’



A cura della Redazione


Durante l’intervento odierno in videoconferenza all’edizione 2022 del Forum Economico Mondiale, cominciato ieri con l’intervento del presidente cinese Xi Jinping ed in programma sino al prossimo 21 gennaio, il primo ministro giapponese Kishida Fumio si è rivolto alle imprese, ai governi e alla società civile invocando una nuova forma di capitalismo liberaldemocratico, che bilanci crescita economica e redistribuzione.

«Un tema fondamentale del mio mandato sarà quello di rivitalizzare il Giappone attraverso una nuova forma di capitalismo», ha osservato Kishida, insediatosi lo scorso ottobre e confermato poche settimane dopo dal voto popolare durante le elezioni generali, che hanno nuovamente premiato il Partito Liberaldemocratico, quasi ininterrottamente alla guida del Paese dal lontano 1955 con due soli periodi di discontinuità (1993-1996 e 2009-2012).

Secondo il leader asiatico, «un capitalismo di Stato senza restrizioni e senza gli adeguati pesi e contrappesi produce problemi come l’ampliamento del divario reddituale, disparità tra città e campagna nonché tensioni sociali». In base alla sua visione appare dunque giunto il tempo di storiche trasformazioni economiche e sociali, che dovrebbero vedere il Giappone sperimentare una nuova forma di partenariato pubblico-privato, con leader politici, industria e lavoratori insieme per sviluppare politiche tese al cambio di paradigma.

Kishida ritiene che le riforme messe in cantiere dal suo governo aumenteranno la forza emergente messa in evidenza dall’economia giapponese. Tuttavia – aggiunge – le politiche attuali non sono sufficienti a garantire che la crescita sia sostenibile e inclusiva. È inoltre intenzione del suo governo incoraggiare le aziende ad investire in capitale umano: «Gli investimenti nelle persone sono spesso visti come un costo ma rappresentano in realtà una fonte di valore aziendale nel medio-lungo periodo».

Il primo ministro chiede che il Giappone diventi leader a livello mondiale nella transizione ecologica annunciando che gli investimenti nelle tecnologie verdi «saranno più che raddoppati», affinché queste diventino un motore di sviluppo del Paese. Kishida ha anche fatto sapere che quanto prima sarà introdotto un sistema di quotazione del carbonio e che il Giappone continuerà a sostenere il mercato delle emissioni asiatico, notevolmente rafforzato proprio dopo il via ufficiale in Cina lo scorso luglio.

Sugli obiettivi di lungo termine, Kishida ha le idee chiare: «Il Giappone resta vincolato agli Accordi di Parigi e raggiungerà la neutralità carbonica entro il 2050». Secondo quanto descritto nel suo intervento, anche in questo caso il settore privato e quello pubblico lavoreranno fianco a fianco sul lato della domanda e dell’offerta per sostenere la trasformazione energetica attraverso reti intelligenti, ammodernamento delle reti di generazione e distribuzione elettrica, fonti a basse emissioni come eolico e fotovoltaico.

Altro importante pilastro trasformativo è quello relativo alla digitalizzazione. «Sebbene il Giappone sia ancora in ritardo nell’adozione delle tecnologie digitali, la pandemia ha dato al Paese l’opportunità di accelerare i suoi sforzi in questo senso», ha osservato Kishida, che ha indicato i massicci investimenti programmati dal governo nelle reti di nuova generazione, nella fibra ottica e nelle infrastrutture 5G con l’obiettivo di estenderle al 90% della popolazione nel giro di due anni.




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