Hong Kong. I benefici del modello ‘Un Paese, Due Sistemi’ nelle relazioni con Pechino

Il primo luglio di quest’anno ricorre il ventesimo anniversario della restituzione ufficiale di Hong Kong alla Cina, dopo una lunga fase caratterizzata dal dominio britannico. Tornata alla patria attraverso il modello di integrazione Un Paese, Due Sistemi, che Pechino avrebbe poi applicato anche a Macao a partire dal 1999, oggi la Regione Amministrativa Speciale di Hong Kong, sesto mercato azionario mondiale, gode di una rappresentatività democratica sconosciuta nel periodo coloniale ed è una realtà di 7,3 milioni di abitanti che produce un PIL pari a circa 321 miliardi di dollari, di cui il 92% proveniente dal settore dei servizi.

di Ma Ke e Zhao Yunfei
[CGTN]


Due dei più importanti lasciti politici di Deng Xiaoping sono l’introduzione della dottrina Un Paese, Due Sistemi e quella della politica di Riforma e Apertura. La prima ha contribuito a risolvere un importante enigma costituzionale. La seconda ha invece aiutato la Cina a strappare alla povertà milioni di persone. Durante uno storico vertice tra Deng ed il primo ministro britannico Margaret Thatcher nel 1982, la Iron Lady mostrò tutta la sua riluttanza a restituire Hong Kong alla Cina, facendo riferimento ai diversi sistemi di governo tra il Paese asiatico ed il Regno Unito. In risposta, Deng propose che Hong Kong avrebbe potuto mantenere il suo modello capitalistico. Fu quella promessa ad ammorbidire infine la posizione britannica.

«Deng Xiaoping sosteneva che il mercato azionario non è monopolio del capitalismo. Egli inventò una versione singolare che definì col nome di socialismo con caratteristiche cinesi», ha detto Gao Zhikai, ex interprete di Deng, durante un’intervista a CGTN. La decisione fu definitiva. Ma la Cina era alla disperata ricerca di un buon insegnante. E Hong Kong sembrava perfetta per la circostanza. «Per effetto del suo sistema di common law e delle sue tradizioni di rafforzamento dello Stato di diritto, Hong Kong è ancora un luogo favorevole e funzionale per fare affari», ha osservato Gao.

Dopo alcune fasi di studi sul campo a Hong Kong, la Cina aprì le borse di Shanghai e di Shenzhen nel 1990. Nei primissimi anni dopo il suo ritorno sotto la sovranità cinese, Hong Kong contribuì in maniera ineguagliabile allo sviluppo economico della Cina. Nel 1997, il 18% del PIL cinese era concentrato a Hong Kong. Venti anni dopo, quella cifra è scesa al 3% grazie alla crescita significativa dell’economia della Cina continentale nel frattempo. Oggi, città della Terraferma come Shanghai, Guangzhou e Shenzhen stanno diventando nuovi centri per il commercio e gli affari. Alcuni temono che Hong Kong possa essere scavalcata da quelle stesse metropoli che da essa hanno imparato.

«Non credo per un solo momento che Hong Kong stia perdendo la sua competitività», disse a Xinhua nel 2014 Charles Powell, ex segretario privato di Margaret Thatcher. «Hong Kong è attualmente una piccola porzione dell’intera economia cinese soltanto perché la Cina sta crescendo molto velocemente. Tuttavia, Hong Kong è ancora il centro preminente in Asia per i servizi finanziari, quelli legali e per gli aspetti più avanzati dell’economia. Credo che continuerà ad esserlo».

Proprio come disse una volta il governatore uscente di Hong Kong, Leung Chun-ying, la regione amministrativa speciale dovrebbe giocare il ruolo di “supercoordinatore” tra la Cina continentale e il resto del mondo. Forse questo rappresenta la miglior chance per Hong Kong di conservare il suo dinamismo economico e rimanere un Gioiello d’Oriente.


Traduzione a cura della Redazione
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