IFO: Sanzioni alla Russia costano ogni anno € 5,45mld alla Germania e € 21mld all’UE



A cura della Redazione


Le sanzioni che Bruxelles ha imposto alla Russia in risposta agli eventi occorsi in Ucraina nel 2014 stanno costando all’economia dell’UE ben 21 miliardi di euro all’anno, stando a quanto riporta un comunicato pubblicato ieri dalla Camera del Commercio e dell’Industria di Düsseldorf, capoluogo della Renania Settentrionale-Westfalia e cuore della regione metropolitana Rhein-Ruhr, tra le aree più industrializzate d’Europa.

«Le sanzioni imposte alla Russia costano alla sola economia tedesca 5,45 miliardi di euro all’anno mentre le perdite per l’Unione Europea sono stimate in 21 miliardi di euro», ha sottolineato il direttore generale della Camera Gregory Berghausen, commentando uno studio dell’Istituto per la Ricerca Economica (IFO) di Monaco di Baviera, commissionato da varie camere di commercio tedesche. «Il rapporto evidenzia che dal punto di vista economico le sanzioni danneggiano entrambe le parti», ha proseguito Berghausen.

Ralf Gerushackt, direttore generale della Camera del Commercio e dell’Industria della Westfalia meridionale, ha indicato che «le condizioni quadro negli affari internazionali diventeranno sempre più difficili in futuro», ricordando che «la Russia è un mercato di vendita con un grande potenziale per le nostre aziende di medie dimensioni». Per Geruschakt, «le aziende del settore manifatturiero, particolarmente pronunciato nella Westfalia meridionale, trarrebbero vantaggio dall’apertura del mercato».

In base alle stime, con la rimozione delle sanzioni che attualmente ostacolano le relazioni economiche e commerciali bilaterali, il valore aggiunto annuale per il distretto di Düsseldorf ammonterebbe a 318 milioni di euro, mentre per l’intera regione della Renania Settentrionale-Westfalia arriverebbe addirittura ad 1 miliardo di euro. Più in generale, a trarre benefici sarebbe la Germania nel suo insieme ed in particolare quella orientale, secondo quanto affermato da Lisandra Flach, autrice dello studio dell’IFO.




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