Il mondo che cambia nel nuovo numero di Scenari: un monito contro le semplificazioni brutali

image_pdf


È disponibile da ieri Verso un mondo post-americano, il nuovo numero di Scenari Internazionali dedicato ai cambiamenti economici e politici in atto nel mondo. L’aggressiva politica dei dazi condotta da Washington in questo primo anno del secondo mandato Trump ha sparigliato le carte accelerando bruscamente la metamorfosi di dinamiche ed equilibri già in trasformazione. Se il mondo post-americano non sarà un mondo senza Stati Uniti, l’assetto multipolare in divenire consegnerà comunque ai nostri figli un pianeta diverso da quello in cui siamo cresciuti.


A cura della Redazione


(SIRAG) Cos’è il mondo post-americano evocato dal titolo dell’ultimo numero di Scenari Internazionali? «Il mio editoriale parte dal presupposto che ancora non possiamo affermare niente con assoluta certezza, proprio perché si tratta di un processo in pieno corso di svolgimento e richiederà anni prima di poter essere compiutamente analizzato e compreso», afferma il direttore responsabile della rivista, Andrea Fais, a pochissimi giorni dall’uscita, osservando: «Tuttavia, sarà un pianeta molto diverso da quello che i neoconservatori statunitensi avevano immaginato trent’anni fa».

La pubblicazione n. 36 del trimestrale cartaceo, che apre il dodicesimo anno di vita della testata, si concentra sulle trasformazioni in atto a livello globale ma, rifuggendo qualsiasi sensazionalismo ed evitando facili sentenze, esamina le strategie adottate nelle diverse aree del pianeta per superare questa fase di profonda incertezza e, se possibile, uscirne rafforzati sul piano politico, economico, commerciale e tecnologico.

«Oggi, nella narrazione politica, tutto è diventato “critico”: materie prime, infrastrutture, tecnologie e via dicendo», sostiene il direttore, che aggiunge: «La realtà è che questi fattori sono sempre stati cruciali. Eppure, nel secondo dopoguerra e fino a non molti anni fa, in Occidente tanti li davano per scontati, ritenendoli ormai acquisiti, inesauribili e inusurabili, illudendosi che l’egemonia della nostra parte di globo – G7 e dintorni – potesse durare in eterno».

«Da lungo tempo Scenari Internazionali cerca umilmente di fornire una chiave di lettura dei cambiamenti in atto», sottolinea Fais, che spiega: «Esordimmo a settembre del 2014 con un numero interamente dedicato alla Cina e alla Nuova Via della Seta. Fummo tra i primi in Italia a insistere sul tema. Capimmo immediatamente che alla base di quel mega-progetto infrastrutturale c’era – e c’è ancora – la volontà, non solo di Pechino ma di gran parte dell’Asia, di riaffermare centralità e protagonismo nelle rotte commerciali globali, dopo la lunga dominazione coloniale subita a più riprese tra XVI e XX secolo».

Negli ultimi tre anni una fetta significativa della classe politica europea non fa che parlare di geopolitica e geostrategia, non soltanto con colpevole ritardo ma anche in modo quasi ossessivo, tipico di chi è sopraffatto dal panico.

«Il vero rischio per il Vecchio Continente è ora quello di vedere minacce e nemici ovunque, sentendosi accerchiato e soffocato», prosegue il direttore, che osserva: «Sono sempre più necessari strumenti di analisi che ci consentano di rifiatare, riprendere contatto con la realtà e ragionare, scongiurando il diffondersi di psicosi collettive presso l’opinione pubblica, quasi sempre anticamera di decisioni politiche pericolose e potenzialmente letali. Se è giusto ripensare la propria dottrina di sicurezza in funzione dei tempi che cambiano, questo non può mai avvenire a discapito della diplomazia e della cooperazione internazionale».

Non a caso, il sommario del nuovo numero di Scenari non include alcun approfondimento sull’Unione Europea ma porta il suo sguardo in altre regioni del mondo, proprio per capire cosa sta accadendo altrove. «Si parte dalle prime due economie mondiali, con rispettivi punti di forza e problemi interni, inserite nella sezione ‘Sfida al vertice’: Stati Uniti e Cina, recentemente ritrovatesi a Busan, in Corea del Sud, per stabilire un anno di tregua commerciale durante il quale dovranno trovare un accordo commerciale definitivo reciprocamente accettabile, sebbeno restino sullo sfondo diversi motivi di contesa», spiega il direttore.

«‘Teatri di guerra’ porta invece il lettore sul campo di battaglia ucraino, inquadrato dal punto di vista di una Russia che, dati alla mano, potrebbe vincere sul campo, anche a seconda dell’esito dei negoziati mediati da Trump, ma dovrà fare i conti con un’economia di guerra in fase calante, che nel futuro prossimo andrà gradualmente abbandonata per fare spazio alle riforme lasciate in sospeso», continua Fais, che prosegue: «L’altro approfondimento guarda al Medio Oriente, prima con un articolo sul Consiglio di Cooperazione del Golfo e sui suoi Paesi membri, a partire da Arabia Saudita ed Emirati Arabi, poi con un reportage dalla Cisgiordania, dove continuano le violenze dei coloni israeliani ai danni della popolazione palestinese, impedendo di fatto qualsiasi percorso di normalizzazione verso l’agognata soluzione dei due Stati».

‘Voci dal Sud Globale’ è invece «una panoramica non scontata su tre attori di straordinaria importanza geopolitica, ovvero India, Africa e America Latina, tre aree del mondo in cui si decideranno molte cose da qui alla metà del secolo», secondo il direttore, che asserisce:

«Pur in un contesto di diversificazione dei partenariati e dei fornitori, Nuova Delhi resta legata a Mosca per quanto riguarda armamenti ed energia. Sa inoltre che non può fare a meno di Pechino, tanto più dopo i pesanti dazi imposti dagli Stati Uniti. In questo quadro, il primo ministro Narendra Modi rimodulerà la strategia del multi-allineamento o la abbandonerà? L’articolo fornisce molte indicazioni per sciogliere questo dubbio».

«Gli altri due approfondimenti cercano di dipanare alcuni quesiti fondamentali. L’Africa riuscirà a rafforzare la sua autonomia e la sua posizione internazionale attraverso l’intensificazione del commercio intra-continentale? Cosa avverrà in America Latina, ora che la regione è tornata con forza nel mirino di Washington, in base alla nuova versione della Dottrina Monroe, esplicitamente citata nella nuova Strategia per la Sicurezza Nazionale per tentare di riaffermare la preminenza statunitense nell’Emisfero Occidentale.

«In chiusura, ma non certo per importanza, le consuete interviste esclusive», illustra ancora il direttore, che conclude: «Abbiamo l’onore di ospitare due importanti figure istituzionali, entrambe impegnate sul fronte della diplomazia parlamentare. La Senatrice Elena Murelli (Lega Salvini Premier), già presidente dell’Intergruppo Parlamentare Italia-Arabia Saudita, e l’Onorevole Vinicio Peluffo (Partito Democratico), presidente dell’Associazione Parlamentare “Amici della Cina”».


È POSSIBILE ORDINARE UNA O PIÙ COPIE DIRETTAMENTE DAL NOSTRO NEGOZIO ONLINE






© Riproduzione vietata



Ottimizzato da Optimole