In arrivo ‘A ottant’anni dalla vittoria’, il nuovo numero di Scenari dedicato alla Cina

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È prossimo all’uscita A ottant’anni dalla vittoria, nuovo numero di Scenari Internazionali dedicato alla Cina. Il tema della pubblicazione prende spunto dall’imminente ottantesimo anniversario, previsto per il prossimo 3 settembre, della vittoria nella Seconda Guerra Mondiale, nota nel Paese asiatico come Guerra di Resistenza del Popolo Cinese contro l’aggressione giapponese. Il viaggio storico affrontato nella prima parte del sommario non si perde tuttavia nel passato bensì si riconnette all’attualità, con una riflessione a tutto tondo sul ruolo geopolitico e la visione internazionale della Cina contemporanea. Per l’occasione, Scenari lancia anche le nuovissime modalità di abbonamento, consultabili nell’apposita sezione del sito.


A cura della Redazione


Il 2 settembre 1945, il Giappone, messo in ginocchio dagli Alleati, firmava la resa incondizionata. Il giorno successivo, la Cina poteva così festeggiare il successo ottenuto nella resistenza lungamente opposta all’aggressore. Con la fine delle ostilità nel teatro asiatico si chiudeva definitivamente la Seconda Guerra Mondiale. A quelle latitudini, tutto era cominciato nel 1931 con l’occupazione della Manciuria, dove Tokyo installò uno Stato fantoccio per preparare un’invasione su larga scala, poi effettivamente avviata nel 1937.

Determinante, in quella fase, fu il secondo Fronte Unito, la rinnovata alleanza militare tra i nazionalisti del Kuomintang, allora al governo del Paese, e il Partito Comunista Cinese, sempre più popolare tra le masse contadine. Nonostante la quasi immediata ripresa della guerra civile, culminata nel 1949 con l’ascesa al potere di Mao Zedong e la fuga di Chiang Kai-shek, la vittoria sul Giappone – così come l’eredità storico-politica di Sun Yat-sen – resta un patrimonio comune a tutti i cinesi, al di qua e al di là dello Stretto di Taiwan.

A perdere la vita o a restare feriti in quei quattordici anni di conflitto furono oltre 35 milioni di persone, tra civili e militari. In meno di tre lustri, e in particolare negli ultimi otto anni di guerra, l’esercito imperiale giapponese si rese responsabile di massacri, stupri, esecuzioni di massa, attacchi chimici e batteriologici, esperimenti su esseri umani ed altre atrocità. In Europa, dove la tragedia dell’Olocausto ha inevitabilmente concentrato l’interesse dell’opinione pubblica, si conosce poco di quella vicenda e spesso in modo superficiale.

Quello versato dal popolo cinese fu un enorme tributo di sangue che oggi Pechino non vuole disperdere, difendendo simultaneamente la propria sovranità nazionale, l’ordine internazionale basato sul diritto e la coesistenza pacifica tra popoli e nazioni. La grande parata che le autorità cinesi stanno organizzando per il prossimo 3 settembre non si limiterà quindi al ricordo dei Caduti, comunque prioritario, ma cercherà di rafforzare l’immagine del gigante asiatico quale tutore della pace e potenza responsabile nel frammentato contesto geopolitico odierno.

Sebbene il sommario di questo numero tenda necessariamente a concentrarsi sui fatti storici e sulle dinamiche politiche, il tradizionale focus economico della rivista non viene meno. Anzi, proprio le analisi e le riflessioni sul passato della Cina e sul suo graduale percorso di emancipazione nazionale forniscono elementi essenziali per comprendere il presente ed ipotizzare gli scenari futuri nella regione dell’Asia Orientale e nel resto del pianeta.

La pubblicazione propone infatti un’iniziale carrellata sugli antefatti, gli eventi bellici e le loro ripercussioni, anche con un contributo esclusivo dell’Ambasciatore cinese in Italia, S.E. Jia Guide, per poi passare ad osservare da vicino le trasformazioni della postura diplomatica cinese nel corso degli ultimi decenni, la vicenda delle relazioni bilaterali con l’Italia, la visione della “comunità dal futuro condiviso per l’intera umanità” in relazione alle tre iniziative globali lanciate da Xi Jinping tra il 2021 e il 2023, e il meccanismo trilaterale di dialogo e cooperazione con Giappone e Corea del Sud per superare le divisioni del secolo scorso.

Chiudono il numero, nella consueta rubrica, due interviste esclusive: una all’Ambasciatore italiano a Pechino, S.E. Massimo Ambrosetti, col quale abbiamo approfondito i rapporti diplomatici italo-cinesi alla luce del Piano d’azione 2024-2027 firmato lo scorso anno a Pechino da Giorgia Meloni; e l’altra col Cav. Mario Boselli, noto imprenditore tessile e presidente di Italy China Council Foundation (ICCF), che ci ha illustrato le opportunità offerte dal mercato cinese alle imprese italiane, con una finestra sul particolare ruolo della Lombardia nel quadro delle relazioni economiche e commerciali con il Paese asiatico.




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