Italia. Bain & Company: A rischio il 30% di bar/ristoranti e 300mila posti di lavoro


Secondo l’ultimo studio di Bain & Company, il settore della ristorazione rappresenta il 4% del totale PIL Italia e il 5% dei posti di lavoro. Gli oltre due mesi di chiusura forzata – dal 12 marzo al 17 maggio – hanno dunque già avuto un costo altissimo. Le modalità di riapertura che saranno applicate nei prossimi mesi insieme alle altre misure di supporto, sia pubbliche che da parte dell’industria, saranno determinanti per il futuro del settore.


A cura della Redazione


MILANO – Lo studio di Bain & Company, curato dai partner Sergio Iardella e Duilio Matrullo e dal principal Aaron Gennara, ha preso in esame i dati di 40.000 punti vendita, con interviste a circa 1.000 esercenti in tutta Italia per analizzare non solo il costo già sostenuto ma, soprattutto, per capire le implicazioni che le scelte attualmente in discussione avranno sul futuro di breve e di medio periodo dei circa 320.000 tra bar e ristoranti già messi a dura prova dal periodo di chiusura.

La chiusura di bar e ristoranti nel periodo marzo-metà maggio ha già causato – spiegano gli esperti – perdite di fatturato per quasi 14 miliardi di euro, 1,6 miliardi di euro in minori entrate fiscali e messo a rischio circa 230.000 posti di lavoro.

«In questo contesto ci troviamo di fronte alla scelta difficilissima di coniugare la prevenzione e la salute con la sopravvivenza di un pilastro strategico dell’economia italiana e del Made in Italy», spiega Sergio Iardella, partner di Bain & Company.

Le modalità di riapertura in discussione in questi giorni e che si prevedere possano vedere revisioni e modifiche nei prossimi mesi, cercano di bilanciare la necessità di contenimento del rischio epidemiologico con quella di perdita economica, esercizio difficile ma necessario. Si è discusso di prenotazione necessaria, di uso della mascherina (non al tavolo) e di requisiti di sanificazione, la misura più dibattuta è stata però quella della distanza minima tra persone e dei 2 metri per ogni coperto (in tabella le due opzioni):



Bain fa sapere di essersi focalizzata sull’analisi e la quantificazione degli impatti economici delle due opzioni. Quanto sia drammatica e complessa la scelta è riflesso nei numeri di confronto dei due scenari su un periodo anche solo di 15 giorni, cioè la frequenza con cui è stato comunicato che le decisioni potrebbero essere riviste.

L’applicazione delle misure più restrittive (i 4 metri quadri a persona) rispetto a misure comunque limitanti, se confrontate ad un’ipotetica situazione normale pre-Covid (1,5 metri quadrati a persona e limiti non necessari per esempio per persone di uno stesso nucleo famigliare), comporta nelle due settimane di riferimento:
o Quasi 600 milioni di fatturato e consumi persi
o Quasi 70 milioni di minori entrate fiscali
o Circa 2.700 posti di lavoro a rischio

La differenza su base annuale (da metà maggio a fine dicembre) tra le due opzioni è che l’opzione B (più restrittiva) comporterebbe minore fatturato per il settore di circa 8 miliardi di euro, circa 1,0 miliardi di euro di minori entrate fiscali e 45.000 posti di lavoro a rischio in più. I risultati complessivi sono riassunti nella tabella sottostante.



«Al di là degli scenari, purtroppo entrambi “drammatici” – commenta Duilio Matrullo, partner di Bain & Company – sarà necessario un approccio strutturale e di sistema a supporto del settore».

L’impatto totale a fine anno, considerando gli effetti duraturi del lockdown ed includendo le aziende che potrebbero non sopravvivere alla crisi, sarebbe di -40%/-50% di fatturato per il comparto di bar e ristorazione, ovvero circa 2 punti di PIL persi, con circa 250-300.000 posti di lavoro a rischio, ovvero con quasi 100.000 bar o ristoranti in pericolo. Questo si tradurrebbe anche in minori entrate fiscali fino a 5 miliardi di euro, l’equivalente di circa il 15% della manovra di bilancio 2020.

«Nei prossimi mesi sarà fondamentale che tutti gli attori – produttori, distributori ed esercenti – facciano squadra per contribuire alla sopravvivenza delle parti più esposte della filiera. I produttori di beni di largo consumo sono chiamati ad un momento di leadership cruciale», commenta Aaron Gennara, principal di Bain & Company.

«In questo contesto saranno probabilmente necessarie altre misure di liquidità e forse interventi a fondo perduto da parte dello Stato», spiega Sergio Iardella, partner di Bain & Company, che continua: «Le grandi aziende del settore alimentare operanti nel fuori casa e le associazioni di settore dovranno adottare un vero e proprio approccio congiunto di filiera per aiutare gli esercenti a ripartire».

«Come Bain rimaniamo convintamente a disposizione di istituzioni, aziende e stakeholder per aiutare a mitigare gli effetti della crisi in atto ed a difendere un settore, quello del fuori casa, che deve essere messo in condizione di rimanere un fiore all’occhiello del sistema Italia», conclude Matrullo.



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