Kazakhstan. Ambasciatore D’Avino: Export da record nel 2019, qui operano 250 nostre aziende e joint venture

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Tra gli attori emergenti, il Kazakhstan riveste un ruolo particolare quale economia-guida in Asia Centrale, grazie anche alla sua strategica posizione a cavallo tra la Russia europea e la Cina occidentale. Dopo l’indipendenza, ottenuta nel quadro del processo di disintegrazione dell’URSS, l’ex presidente Nursultan Nazarbayev ha ricostruito il tessuto istituzionale, sociale e produttivo nazionale, sfruttando le ingenti riserve di idrocarburi presenti nel Paese e lanciando una serie di riforme che hanno reso via via più attrattivo e diversificato il mercato kazako, dove sono attive già da anni numerose nostre imprese. Per saperne di più abbiamo contattato S.E. Pasquale D’Avino, Ambasciatore d’Italia a Nur-Sultan.


A cura della Redazione


Ambasciatore D’Avino © MAECI
S.E. D’Avino, benvenuto su Scenari Internazionali. Dal 2018, Lei ricopre il ruolo di Ambasciatore d’Italia in Kazakhstan, una repubblica ancora poco conosciuta in Europa, anche perché nata in tempi relativamente recenti dal processo di dissoluzione dell’URSS, che tuttavia vanta un partenariato molto importante con il nostro Paese, rafforzato nel 2015, in occasione dell’Expo di Milano, che coinvolge principalmente il settore energetico ma non solo. Che livello hanno raggiunto le relazioni tra Roma e Nur-Sultan?
È importante ricordare innanzitutto che l’Italia è stata tra i primi Paesi occidentali a riconoscere la neonata Repubblica del Kazakhstan all’indomani dell’indipendenza, ad allacciare con essa relazioni diplomatiche e ad aprire un’Ambasciata nel Paese. Da allora, il costante sviluppo delle relazioni politiche, economiche e culturali è stato reso possibile dal fecondo dialogo instaurato tra i nostri due Paesi. Grazie ad esso è stato possibile realizzare importanti sinergie a livello bilaterale, come pure in seno ai principali organismi multilaterali chiamati ad affrontare le principali sfide globali. Con Nur-Sultan, Roma registra un’ampia convergenza di intenti sui principali temi dell’agenda internazionale e regionale, come emerso anche nel corso degli incontri svolti in occasione della conferenza internazionale Italia-Asia Centrale, svoltasi a Roma lo scorso 13 dicembre 2019 alla presenza dei Ministri e Vice Ministri degli Esteri dei cinque Paesi centroasiatici.
Su queste basi, l’Italia sostiene il rafforzamento anche del partenariato tra Unione Europea e Kazakhstan, che gode di nuovo slancio grazie all’Accordo Rafforzato di Partenariato e Cooperazione (EPCA), entrato in vigore nel marzo 2020, il primo accordo del genere tra l’UE e un Paese centrasiatico. L’UE, del resto, è già il principale partner commerciale del Kazakhstan, con quasi il 40% del suo commercio estero totale, e fornisce al Paese centroasiatico quasi la metà del flusso di investimenti diretti esteri in entrata.
Il Governo italiano è profondamente convinto dell’importanza dell’approfondimento delle relazioni con il Kazakhstan. Sotto il profilo economico, l’Ufficio Economico e Commerciale dell’Ambasciata e l’Ufficio ICE-Agenzia di Almaty sono a disposizione delle nostre imprese per assisterle in ogni circostanza. Ben presto, inoltre, il numero delle istituzioni italiane verrà arricchito dalla presenza di un istituto italiano di cultura, il primo in tutta l’area dell’Asia Centrale e del Caucaso, che potrà senza dubbio contribuire a favorire la reciproca conoscenza tra i nostri due Paesi e a rafforzare ulteriormente lo studio della lingua italiana in Kazakhstan.
A questo proposito desidero menzionare il successo delle iniziative di diffusione della lingua italiana avviate dall’Ambasciata d’Italia. Nel corso degli ultimi tre anni abbiamo assistito ad una moltiplicazione delle cattedre di italiano presso i principali atenei kazaki, segnale di un interesse per la nostra lingua che non cessa di crescere. Abbiamo inoltre inaugurato nel giugno 2019 il Centro Culturale “Enrico Mattei” nella capitale Nur-Sultan, un’iniziativa frutto della collaborazione tra l’Ambasciata, ENI e l’Università Eurasiatica “L.N. Gumiliyov”. Si tratta a mio giudizio di uno strumento privilegiato per veicolare la conoscenza del nostro Paese, specie tra le nuove generazioni del Paese centrasiatico, la cui popolazione, occorre ricordarlo, vanta un’età media al di sotto dei trent’anni.
Non vanno dimenticate, da ultimo, quale fattore positivo di sviluppo delle relazioni reciproche, i contatti people-to-people. In Kazakhstan, come del resto in molti Stati dell’ex blocco sovietico, l’Italia è un Paese che evoca un’immagine positiva, complice l’ammirazione che la nostra storia, cultura, il nostro clima e la gastronomia suscitano, contribuendo a forgiare quel concetto del “vivere all’italiana” che siamo riusciti ad esportare con successo ovunque nel mondo.

La pandemia ha prima paralizzato e poi rallentato gli scambi internazionali. Secondo alcuni osservatori, l’emergenza Covid-19 potrebbe mettere in discussione la globalizzazione, favorendo il reshoring o comunque un forte accorciamento delle catene globali del valore. Questo, tuttavia, appare molto più semplice a dirsi che a farsi. Qual era la presenza italiana in Kazakhstan, e più in generale in Asia Centrale, fino allo scorso anno? Cosa potrebbe cambiare nell’era post-Covid?
Nel corso dei miei tre anni di mandato in Kazakhstan ho avuto modo di verificare “sul campo” la professionalità e la dedizione delle numerose aziende italiane impegnate in questo Paese e l’elevato livello di partnership raggiunto tra le imprese nazionali e locali, un segnale del dinamismo delle relazioni bilaterali. Secondo i dati divulgati dall’Istituto Nazionale di Statistica kazako, nel 2019, l’Italia si è confermata al terzo posto tra i partner commerciali del Kazakhstan verso cui le esportazioni italiane hanno raggiunto il livello record di oltre 1,2 miliardi di euro. Sono circa 250 le aziende e le joint venture a capitale italiano che operano a vario titolo in territorio kazako, a testimonianza dell’interesse verso un mercato in piena e rapida espansione e dell’elevato livello di sinergia e complementarietà raggiunto tra le nostre economie.
La presenza imprenditoriale italiana è molto variegata per settori e dimensioni e nel corso degli anni ha imparato a conoscere le caratteristiche di questo mercato e identificare e cogliere le opportunità di collaborazione offerte da questo Paese che, per posizione geo-strategica, risorse, ritmi di crescita e capitale umano dispone di un enorme potenziale. Alla tradizionale e consolidata presenza di gruppi di grandi e medie dimensioni del comparto e dell’indotto energetico, trainati dagli importanti investimenti dell’ENI realizzati nel Paese sin dall’indipendenza, nel corso degli ultimi anni si sono associate forme sempre più intense di collaborazione fra piccole-medie imprese, favorite dall’accresciuto livello di reddito della popolazione residente e un apprezzamento diffuso verso i beni Made in Italy, da sempre sinonimo e sintesi di creatività, gusto e funzionalità anche in Kazakhstan.
Non è mancata, d’altronde, specie nel corso degli ultimi anni, la partecipazione italiana allo sviluppo infrastrutturale del Paese, con le nostre aziende protagoniste in alcuni dei più importanti progetti avviati dal Governo kazako per affrontare le nuove esigenze poste dalla globalizzazione e dalla necessità di adeguamento delle reti di interconnessione eurasiatica.
Anche in un anno caratterizzato dal rallentamento degli scambi dovuto alla pandemia, l’economia kazaka e la capacità di resilienza delle aziende italiane è stata ben al di sopra delle aspettative. A fronte di un atteso calo dell’interscambio commerciale, che secondo i dati ISTAT si è attestato attorno al 40% (-1,2 miliardi di euro) nel 2020, nello stesso anno abbiamo registrato la stipula di accordi e l’avvio di progetti e di commesse a beneficio delle aziende italiane per un valore complessivo di circa 1 miliardo di dollari e che spaziano dal “tradizionale” settore dell’Oil & Gas alla logistica, dalla produzione di energia da fonti rinnovabili allo strategico settore dell’agribusiness.

L’ex presidente kazako Nazarbayev è stato uno dei leader politici più importanti e visionari degli ultimi trent’anni. Sua è l’idea di un’unione eurasiatica, proposta nel 1994, che ventuno anni più tardi ha trovato definitivo compimento nel lancio dell’UEE assieme a Russia, Bielorussia, Armenia e Kirghizistan: un mercato comune molto giovane ma già capace di intavolare negoziati commerciali con attori di importanza strategica, come Cina, India, Singapore, Iran, Vietnam, Egitto ed altri ancora. Quali opportunità presenta oggi il Kazakhstan per le imprese italiane?
Il Kazakhstan, emerso negli ultimi trent’anni quale principale economia dell’Asia Centrale, si è imposto naturalmente come polo di attrazione dell’interesse delle imprese italiane, anche quale “trampolino di lancio” per espandere le operazioni in altri Paesi della regione. Ovviamente, lo scoppio della pandemia mondiale ha colpito l’interscambio Italia-Kazakhstan, che ha fatto registrare nel 2020 un calo sia delle esportazioni italiane in Kazakhstan che viceversa. Se da parte kazaka il calo è dovuto quasi interamente al tracollo del prezzo del petrolio, dal lato italiano particolarmente forte è stato il calo nel settore della meccanica e dei macchinari, mentre hanno i beni di consumo.
I dati circa le previsioni della ripresa post-pandemia sono incoraggianti e il Kazakhstan dovrebbe ritornare nel 2022 a livelli di crescita pre-crisi, con prevedibili ricadute positive per l’export italiano. In questa prospettiva, i settori su cui scommettere a mio avviso sono principalmente due: l’agribusiness e le energie rinnovabili. Il Kazakhstan può ben essere definito un “gigante” anche sotto il profilo agricolo. Per fare un solo esempio, si pensi che il Kazakhstan rientra tra i sette Paesi – assieme a Turchia, India, Pakistan, Cina, Russia e Ucraina – che coltivano più della metà dell’intera produzione mondiale di grano. Il fatto che solo una ridotta percentuale delle immense distese di terra coltivabile del Kazakhstan sia oggi effettivamente sfruttata, mentre ancora quasi un quarto della forza-lavoro sia impiegato nel settore primario, dà l’idea del potenziale di espansione del settore, sia in termini di estensione delle terre coltivate, sia in termini di modernizzazione e di efficientamento dei metodi produttivi. Quanto alle fonti di energia alternative, le imprese italiane sono già in prima linea in questo Paese, con alcuni progetti all’avanguardia nell’eolico e nel solare e altri in costruzione.
Ciò detto, altri settori più “tradizionali”, come quello della meccanica e dell’edilizia infrastrutturale, continuano ad essere attrattivi per le nostre imprese. Il fabbisogno di infrastrutture del Kazakhstan è rilevante: in quanto Paese dalle dimensioni continentali e con una popolazione in crescita, il Kazakhstan ha bisogno ad esempio di continui investimenti per la manutenzione e l’espansione della rete stradale e autostradale. Si tratta del resto di una tendenza riscontrabile nell’intera area Asia-Pacifico: nel 2017, la Banca Asiatica di Sviluppo (ADB) affermava che il fabbisogno infrastrutturale in questa parte del mondo supererà i 22.600 miliardi di dollari da qui al 2030, ovvero 1.500 miliardi di dollari l’anno.

Il programma Nurly Zhol, lanciato da Nazarbayev nel 2014 ed aggiornato dal governo nel 2019 con un piano per la logistica e i trasporti al 2025, rappresenta un passaggio importante nel processo di diversificazione dell’economia kazaka. Gli obiettivi generali di modernizzare le infrastrutture, le reti di fornitura e i servizi, promuovere la digitalizzazione e la sostenibilità, migliorare l’edilizia abitativa e supportare le piccole e medie imprese cercano di cambiare volto ad un Paese prevalentemente noto per le sue vaste riserve di idrocarburi. Come sarà il Kazakhstan nel 2030?
Il Kazakhstan indipendente è un Paese che ha saputo sfruttare con intelligenza le proprie vaste riserve minerarie e di idrocarburi, soprattutto grazie ad una apertura lungimirante alle grandi multinazionali occidentali. Su queste basi, il Paese ha costruito un successo economico degno di lode, emergendo come prima economia centrasiatica e assicurando il più alto reddito procapite e indice di sviluppo umano nella regione. È chiaro però oramai che il mondo si muove in una diversa direzione: le fonti di energia fossili tradizionali tenderanno in futuro a divenire sempre meno redditizie, mentre soffrono già da tempo sotto un profilo “di immagine”. D’altra parte, in anni recenti erano già arrivati chiari segnali della non sostenibilità di un modello di sviluppo fondato quasi esclusivamente sulle fonti fossili, a cominciare dalla fase critica legata alla contrazione dei prezzi del petrolio e alla svalutazione della valuta nazionale conseguente all’imposizione di sanzioni contro la Federazione Russa.
Dopo una fase in cui il PIL reale è tornato a crescere è però sopraggiunta – come dicevo – l’epidemia di Covid-19, che ha nuovamente assestato un duro colpo all’economia nazionale. È perciò molto chiara alla leadership di questo Paese la necessità di azioni decise per diversificare un’economia ancora troppo sbilanciata e dipendente dal settore minerario.
I principali nodi da sciogliere risiedono, oltre che nel ridimensionamento del peso del comparto energetico, nell’aumento della produttività e nella riduzione del ruolo dello Stato nell’economia tramite privatizzazioni, che però rischiano di trasformarsi in un’occasione per accrescere il peso di centri di potere economico già consolidati, a discapito della competitività. Starà alla capacità della leadership di questo Paese dimostrarsi all’altezza della sfida e da ciò dipenderà il volto del Kazakhstan nei prossimi decenni.

La crescita del Kazakhstan sta mettendo in luce un settore emergente, quello del turismo e dell’accoglienza, che nei Paesi ex sovietici ha stentato per molto tempo a decollare. Negli ultimi anni, l’enorme biodiversità ed il patrimonio storico paesaggistico hanno fatto di questa nazione crocevia di popoli, religioni e tradizioni una destinazione più attrattiva per i turisti stranieri. Cresce tra gli italiani la curiosità per queste latitudini? Che spazio c’è per il know-how italiano in settori come la ricettività, l’intrattenimento e la conservazione dei beni culturali?
Come testimoniato dai dati relativi all’evoluzione dei visti per turismo emessi dall’Ambasciata d’Italia in Kazakhstan, i flussi turistici dal Paese verso l’Italia hanno fatto registrare un costante ritmo di crescita nell’ultimo quinquennio, con la sola ed ovvia esclusione del 2020. Parallelamente, la liberalizzazione da parte kazaka dei visti di ingresso per i cittadini italiani ed europei per soggiorni fino a trenta giorni ha rappresentato un importante elemento per favorire la conoscenza degli “spazi infiniti e dell’infinita bellezza” del Kazakhstan ai nostri connazionali. Pur non trattandosi di numeri ancora molto espressivi – parliamo di appena qualche migliaio di ingressi per motivi di turismo nel 2019 – è evidente che vi è un accresciuto interesse dei viaggiatori italiani verso un Paese dalle dimensioni continentali e che offre una molteplicità di paesaggi, scenari ed attrazioni di interesse naturalistico e sportivo, ma anche storico e religioso.
Oltre alle bellezze paesaggistiche offerte dalle grandi catene montuose del Tian Shan e dei Monti Altai, dalla gola di Charyn e dalla depressione caspica, non mancano infatti le vestigia delle civiltà passate insediatesi lungo la parte kazaka della Via della Seta, grosso modo compresa tra le regioni di Almaty e quella di Shymkent, come il grande mausoleo di epoca timuride che sorge nella città di Turkistan.
A fronte di queste grandi potenzialità, e nonostante i notevoli passi in avanti effettuati dalle autorità locali per la promozione del proprio territorio all’estero, molto rimane da fare per rispondere ad una domanda sofisticata e attenta come quella italiana, e più in generale occidentale, sia sotto il profilo del marketing che per quanto concerne i collegamenti aerei, le infrastrutture alberghiere e turistiche, ancora non sufficientemente numerose e non del tutto adeguate ad una clientela europea di alto profilo.
Il Governo kazako è ben consapevole della necessità di puntare anche sul turismo internazionale per una concreta diversificazione delle attività produttive del Paese e sta predisponendo una serie di importanti investimenti per la creazione di nuovi poli turistici. Penso ad esempio alla regione di Turkistan, di Mangystau e delle aree montuose intorno ad Almaty e Shymkent. In tutte queste aree l’expertise e il know-how italiani, in termini di infrastrutture e servizi a sostegno del turismo e dell’ospitalità, potranno indubbiamente trovare ampio spazio ed interessanti opportunità di business.




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