Kazakhstan. Nazarbayev annuncia le dimissioni: dare spazio a nuova generazione di leader

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Dopo poco più di 27 anni di ininterrotta leadership, il presidente del Kazakhstan Nursultan Nazarbayev ha annunciato in diretta televisiva a tutto il Paese di aver rassegnato le dimissioni dalla sua carica. Seconda fra le ex repubbliche dell’URSS per estensione geografica, Paese strategico nella regione centrasiatica nonché autorevole sede di numerosi summit internazionali, il Kazakhstan è uno dei principali partner economico-commerciali dell’Italia nello spazio post-sovietico, non solo per quel che riguarda il settore Oil&Gas ma anche per altri comparti.


A cura della Redazione


Nursultan Nazarbayev annuncia le proprie dimissioni dalla carica di presidente del Kazakhstan, aggiungendo che sarà il presidente del Senato, Qasym-Jomart Toqajev, ad assumere il ruolo ad interim sino al termine del mandato, a partire da mezzogiorno di domani: «Quale fondatore dello Stato indipendente del Kazakhstan, vedo come mio compito futuro quello di garantire l’ascesa al potere di una nuova generazione di leader che continueranno a portare avanti le riforme in corso».

Come riporta The Astana Times, il discorso è stato diffuso sia in russo che in kazako, le due lingue ufficiali del Paese, dove risiede da oltre un secolo una corposa minoranza di russi, bielorussi e ucraini etnici, sebbene solo il kazako, idioma turcofono di origine uralo-altaica, sia stato riconosciuto lingua nazionale di Stato e recentemente un provvedimento del governo abbia stabilito il progressivo passaggio dall’alfabeto cirillico a quello latino.

«La questione della successione di potere in Kazakhstan è spiegata in Costituzione. Nel caso in cui il presidente in carica rinunci alle sue funzioni, queste sono trasferite al presidente del Senato sino al termine del mandato. Dopo di che, si terrà l’elezione di un nuovo presidente», ha detto poi Nazarbayev, spiegando le dinamiche della successione.

Già primo ministro della Repubblica Socialista Sovietica del Kazakhstan fra il 1984 e il 1989, nonché primo segretario del PCUS kazako fra il 1989 e il 1991, Nazarbayev è universalmente riconosciuto come il costruttore dell’indipendenza nella difficile fase post-sovietica, avendo guidato con equilibrio il Paese nel quinquennio seguito alle Jeltoqsan, le rivolte popolari scatenate alla fine del 1986 in risposta alla decisione dell’allora segretario generale del PCUS Mikhail Gorbacev di rilevare dall’incarico Dinmukhamed Kunaev, un kazako etnico, rimpiazzandolo con Gennadj Kolbin, un leader russo scelto al di fuori del Paese.

Sotto la sua guida fu posta, nel 1997, la prima pietra della nuova capitale, Astana, città futuristica nel mezzo delle steppe dell’Asia Centrale, che meno di due anni fa ha ospitato con successo l’Expo tematico dedicato alle energie alternative e rinnovabili, un segnale importante in tema di diversificazione da parte di un Paese da molti anni saldamente inserito nel lotto dei primi venti produttori di petrolio al mondo. Meno di un anno fa, Astana ha lanciato inoltre il suo primo Centro Finanziario Internazionale, fortemente voluto dallo stesso Nazarbayev nel quadro del piano dei 100 concreti passi, stilati nel 2015 allo scopo di accreditare il Paese fra le prime 30 economie al mondo entro il 2050.

A Nazarbayev va anche il merito di aver ispirato la creazione di vertici o gruppi di lavoro di vario genere, mirati al dialogo di civiltà o al raggiungimento di accordi per lo sviluppo, il commercio, la cooperazione o la denuclearizzazione, quali l’Unione Economica Eurasiatica (UEE), la Conferenza sulle Misure di Interazione e Costruzione della Fiducia in Asia (CICA) ed il Congresso dei Leader delle Religioni Mondiali e Tradizionali, impegnandosi anche per favorire l’incontro fra parti contendenti, come ad esempio avvenuto con Azerbaigian e Armenia, ai ferri corti per la questione del Nagorno-Kharabak, o fra il governo di Damasco e le forze di opposizione nella difficilissima opera di ricucitura nel quadro della crisi siriana.




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