La Banca del Canada tiene d’occhio la politica commerciale di Trump

Si parla molto del Messico e delle economie asiatiche, ma tra le vittime – più o meno designate – dell’annunciata svolta nelle politiche commerciale e monetaria da parte della nuova amministrazione statunitense guidata da Donald Trump potrebbe finire per ritrovarsi anche il Canada, secondo partner nel quadro dell’Accordo Nord-Americano di Libero Scambio (NAFTA). Per ora, la banca centrale del Paese resta alla finestra ma le preoccupazioni non mancano. Se, come minacciato da Trump, il NAFTA dovesse saltare, il CETA, recentemente ratificato e prossimo alla piena entrata in vigore, basterà al Canada per salvare la sua economia, trovando una sponda nel mercato unico europeo?

di CBCnews

La Banca del Canada tiene d’occhio il danno potenziale che l’economia nazionale potrebbe subire dall’eventuale introduzione di misure protezionistiche degli Stati Uniti durante l’amministrazione Trump, ma resta in attesa di ulteriori dettagli prima di incorporare questi rischi nelle sue previsioni ufficiali relative alla crescita del Paese.
«Se prendessimo in considerazione uno shock che cambiasse in modo notevole l’insieme di regole e il quadro in cui operano le aziende canadesi, allora questo avrebbe presumibilmente un effetto negativo sul Canada», ha detto alla stampa il governatore della banca centrale Stephen Poloz durante la conferenza stampa di mercoledì scorso.
«Finché non sapremo in modo preciso cosa potrebbe accadere, non possiamo valutare l’entità» di qualsiasi shock sull’economia canadese, ha detto Poloz dopo l’annuncio da parte della banca centrale di mantenere invariato il suo tasso d’interesse chiave.

In attesa di uno stimolo fiscale negli Stati Uniti
Nelle sue previsioni di crescita relative al Canada, la banca centrale ha, tuttavia, già accertato qualcosa riguardo le politiche dell’amministrazione Trump, e cioè che l’atteso stimolo promesso dal nuovo presidente all’economia statunitense «aumenta la domanda di beni canadesi e rafforza la fiducia delle imprese in Canada».
«Questo effetto positivo è comunque mitigato da un deterioramento della nostra competitività legato ai previsti tagli fiscali alle imprese negli Stati Uniti», ha messo in guardia il rapporto della banca sulla politica monetaria, presentato nella stessa mattina di mercoledì.
Il rapporto prevede una crescita del PIL canadese pari al 2,1% nel 2017, leggermente al di sopra rispetto alle stime precedenti. La previsione del 2,1% anche per il 2018 è invece rimasta invariata.
«Comprendo assolutamente la sfida» affrontata dalla Banca del Canada nel tentativo di delineare i piani dell’amministrazione Trump in campo commerciale, ha detto l’analista di Bank of Montreal (BMO) Robert Kavcic. «Sta davvero scendendo nei dettagli di qualsiasi tipo di provvedimento commerciale», ha detto Kavcic, il quale ha osservato che le mosse protezionistiche degli Stati Uniti potrebbero finire per influenzare soltanto alcuni settori dell’economia canadese, piuttosto che l’intero commercio bilaterale.

Invariati i tassi di interesse, ma c’è in piano un taglio
Il tasso di interesse chiave della Banca del Canada resta fermo allo 0,5% per la dodicesima volta consecutiva. L’ultimo taglio ai tassi operato dalla banca, pari allo 0,25%, risale infatti al luglio 2015.
Generalmente la banca aumenta i tassi quanto sta cercando di porre dei freni ad un’economia incandescente e di tenere sotto controllo l’inflazione, mentre li abbassa quando vuole stimolare l’economia.
Durante l’incontro con la stampa, Poloz ha detto che «un taglio dei tassi resta sul tavolo» in risposta a qualsiasi rischio potenziale per l’economia canadese. Il dollaro canadese ha perso più di un centesimo rispetto al dollaro statunitense proprio nelle ore successive alla conferenza stampa di Poloz.


Traduzione a cura della Redazione


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