Milano. Società, economia e urbanistica degli anni Sessanta in una mostra a Palazzo Morando


A cura della Redazione


Ha preso il via a Palazzo Morando lo scorso 6 novembre, e resterà aperta sino al 9 febbraio 2020, la mostra Milano Anni ’60. L’evento «ripercorre la storia di un decennio irripetibile che ha consacrato – sottolineano dal Comune di Milano – il capoluogo lombardo come una delle capitali mondiali delle creatività in grado di assumere il ruolo di guida morale ed economica del Paese». Curata da Stefano Galli, la mostra è organizzata da Milano in Mostra, in collaborazione con la Direzione Musei Storici del Comune di Milano e la Questura di Milano, e con il patrocinio della Polizia di Stato e della Regione Lombardia.

Ai visitatori viene così offerta la possibilità di osservare «fotografie, manifesti, riviste, arredi, oggetti di design e molto altro ancora, che faranno loro rivivere l’atmosfera di quell’epoca straordinaria in cui Milano, spinta dal boom economico, si trovò improvvisamente a vivere un irrefrenabile fermento culturale, caratterizzato da una forza progettuale senza precedenti e dalla voglia di lasciarsi alle spalle in maniera definitiva gli orrori della guerra».

In quegli anni, infatti, la città assume un nuovo aspetto urbanistico grazie alla costruzione di edifici come «il Pirellone, la Torre Velasca, la Torre dei servizi tecnici comunali, il Centro direzionale e la Torre Galfa», oltre alla nascita di nuovi quartieri periferici come «Quarto Oggiaro, Olmi, Gallaratese, Gratosoglio, Comasina, quest’ultimo iniziato nel 1953 e ultimato nel 1960, il più importante intervento edilizio in quegli anni in Italia con i suoi 11.000 vani e 83 palazzi».

Spazio anche alle infrastrutture realizzate o comunque completate in quegli anni, che diedero un impulso cruciale alla circolazione di persone e merci, come le tangenziali che ruotano attorno al capoluogo, il tratto Milano-Piacenza dell’autostrada A1 e le prime due storiche linee della Metropolitana, inaugurate rispettivamente nel 1964 e nel 1969.

Numerosi sono gli oggetti – ricordano da Palazzo Marino – che aiutano a rievocare la grande stagione del design, con maestri del calibro di Bruno Munari, Marco Zanuso, Vico Magistretti, Enzo Mari, Achille Castiglioni, Sambonet, Joe Colombo e Gio Ponti. Spazio, dunque, alla storia delle aziende milanesi coinvolte in questa stagione, con nomi di spicco quali Brionvega, Cassina, Zanotta, Kartell, Tecno, Fontana Arte, Artemide, Flos, Arflex e Danese.

La mostra vuole inoltre ricordare il fermento nei campi della cultura, dell’arte, del cabaret e della musica, «in particolare il jazz, che trovò casa in numerosi club sparsi per la città, come la Taverna Mexico, dove si esibirono i migliori esponenti di questo genere», ma anche i concerti più importanti di altri stili, che portarono in città artisti del livello di Billie Holiday allo Smeraldo, dei Beatles al Vigorelli, dei Rolling Stones al Palalido o di Jimi Hendrix al Piper.

Con le rivolte studentesche e gli scioperi nelle fabbriche, la fine degli anni Sessanta segnò l’ascesa del fenomeno della Contestazione. A seguito della strage di Piazza Fontana, di cui si ricorderà il cinquantennale nel prossimo mese di Dicembre, si aprì così una stagione drammatica per l’Italia e per Milano, dando il via ad almeno un decennio che vide proliferare violenza politica, terrorismo e bande armate dedite a rapine e sequestri di persona.

Soltanto i “ruggenti” anni Ottanta avrebbero riportato Milano ai fasti di vent’anni prima, affermando la città come centro internazionale della moda, del design, dell’innovazione e della finanza. Ma questa è un’altra storia.




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