Moldova. Ambasciatore Urecheanu: Priorità a integrazione con UE, opportunità per imprese italiane


Dopo le ultime elezioni presidenziali, che hanno visto l’affermazione dell’ex primo ministro Maia Sandu, prima presidente donna mai eletta nel Paese, la Moldova si appresta a dare il via ad una nuova stagione di riforme. Ancora poco conosciuta nel resto d’Europa, la giovane repubblica democratica sta tuttavia compiendo molti passi in avanti già da diversi anni. La pandemia ha colpito duramente anche da queste parti ma una gestione sanitaria fin qui efficace ed un’economia dal vasto potenziale lasciano aperte numerose prospettive in termini di ripresa e innovazione. Abbiamo contattato l’Ambasciatore moldavo in Italia Anatolie Urecheanu per saperne di più.


A cura della Redazione


L’ex primo ministro Maia Sandu si è recentemente affermata al secondo turno delle elezioni presidenziali in Moldova. È la prima donna presidente del Paese ma anche un’esponente politica con posizioni liberali ed europeiste. Secondo tutti gli osservatori, questo risultato, spinto anche dal voto di molti moldavi residenti all’estero, darà un maggiore impulso al processo di integrazione della Moldova nell’Unione Europea. Di quali riforme ha ancora bisogno il Paese per adeguarsi ai requisiti comunitari?
Prima di tutto vorrei ringraziarvi per l’interesse espresso dalla vostra testata nei confronti della Repubblica di Moldova, ma anche per la disponibilità a realizzare questa intervista. Dopo le elezioni presidenziali dello scorso novembre, in cui, come Lei ha ricordato, c’è stata una massiccia mobilitazione dei cittadini della Repubblica di Moldova nella diaspora (150.000 al primo turno ed oltre 260.000 al secondo turno), l’ex primo ministro Maia Sandu sarà la prima donna presidente nella storia del nostro Paese. In qualità di presidente eletta è già apparsa sulla stampa, ribadendo la sua volontà di integrare la Moldova nell’Unione Europea.
Ciò significa, in pratica, proseguire in modo puntuale l’attuazione delle disposizioni dell’Accordo di Associazione tra la Repubblica di Moldova e l’UE firmato il 27 giugno 2014. L’accordo è complesso ed offre un quadro di cooperazione esteso con l’UE, compresa un’area di libero scambio profonda e globale (DCFTA), oltre ad un programma di associazione volto a promuovere l’integrazione economica e settoriale, nonché l’associazione politica tra la Repubblica di Moldova e l’UE. In altre parole dobbiamo compiere sforzi per migliorare i processi democratici nella Repubblica di Moldova, rafforzare lo Stato di diritto e le sue istituzioni, riformare la Magistratura, migliorare il clima per le imprese, garantire la libertà di espressione, migliorare le condizioni sociali e sanitarie ma anche gli aspetti legati alla cooperazione in questioni quali la gestione delle frontiere, le migrazioni, la criminalità organizzata e la corruzione.
Allo stesso tempo vorrei ricordare che la Repubblica di Moldova continuerà a partecipare attivamente e costruttivamente al partenariato orientale della Politica Europea di Vicinato (PEV), una piattaforma che offre ulteriori possibilità per rafforzare la cooperazione con l’UE. Inoltre, la Repubblica di Moldova è membro della Comunità dell’Energia e dal 28 aprile 2014 per i nostri cittadini è in vigore il regime di ingresso senza visto nell’UE che facilita viaggi, affari e contatti interpersonali.
Tutti questi elementi nel quadro del processo di integrazione della Repubblica di Moldova negli spazi europei comportano impegni seri da parte del nostro Paese e continueremo a lavorare per la loro attuazione. Come può vedere, le relazioni della Repubblica di Moldova con l’UE sono profonde e multidimensionali e la realizzazione dell’associazione politica ed economica ha come punto finale la nostra integrazione nell’UE.

La Moldova è uno dei Paesi più piccoli del Continente europeo, tuttavia la sua posizione geografica ne fa una nazione importante, lungo la strada tra il mondo neo-latino e quello slavo-ortodosso. Dopo la proclamazione dell’indipendenza dall’URSS nel 1991, la nuova Repubblica Democratica ha dovuto affrontare molti problemi interni e divisioni, non solo sociali ma anche territoriali, come dimostrano i casi della Transnistria e della Gagauzia. La politica estera di Chisinau subirà un repentino cambiamento o cercherà di mantenere buoni rapporti anche con Mosca?
In virtù delle circostanze in cui la Moldova è diventata uno Stato indipendente il 27 agosto 1991, che Lei ha ampiamente menzionato nella domanda e con cui concordo, la Repubblica di Moldova è stata e rimane impegnata a sviluppare relazioni di cooperazione e di buon dialogo con tutti gli Stati del mondo, cercando di garantire il rispetto della sovranità, dell’integrità territoriale e del modello di sviluppo scelto. La Repubblica di Moldova cerca soluzioni ai suoi problemi attraverso il dialogo e il consenso. È certo che la politica estera della Repubblica di Moldova non si discosterà da questi principi. Il nuovo presidente ha più volte ricordato che è molto importante avere una politica estera aperta, tesa a rafforzare il Paese e ad ottenere benefici concreti per i propri cittadini, e l’obiettivo principale senza dubbio deve rimanere l’integrazione europea.
Allo stesso tempo è fondamentale avere ottimi rapporti con la Romania, cui siamo legati per origine, lingua, storia e civiltà e che è de jure il nostro confine con l’UE. Rafforzeremo anche le relazioni strategiche con l’Ucraina, la nostra vicina orientale. Il presidente eletto ha già annunciato che subito dopo l’investimento attende la visita del presidente della Romania a Chisinau, nonché un futuro incontro con il presidente dell’Ucraina.
Un’ottima cooperazione tradizionale con i partner per lo sviluppo, come gli Stati Uniti d’America, è particolarmente importante per la Repubblica di Moldova. Allo stesso modo, nel rapporto con la Federazione Russa, che è molto complesso, il neoeletto presidente annuncia un atteggiamento di apertura, pragmatico e prevedibile. Continueremo a cercare una soluzione al conflitto transnistriano attraverso negoziati nel formato 5+2, offrendo il massimo impegno possibile a favore della pace sociale ed una stabilità basata sulle disposizioni della Costituzione nonché garantendo tutte le condizioni per uno Stato funzionante. Qui vorrei aggiungere che l’Ucraina, la Federazione Russa e gli Stati Uniti, insieme all’UE, fanno già parte del formato negoziale 5+2 del processo di risoluzione della questione della Transnistria.

La pandemia ha colpito duramente anche la Moldova. Per fortuna, i livelli di emergenza non hanno mai raggiunto quelli dei Paesi dell’Europa occidentale, ma tra luglio e settembre si è registrato un forte aumento dei casi di contagio, probabilmente legato al rientro di molti cittadini moldavi dall’Italia e dalla Russia, dove vivono e lavorano. Come si è risolta l’emergenza medica? Quali misure economiche ha adottato il governo per superare la crisi?
Questo virus ha colpito duramente tutti, non solo la Repubblica di Moldova. Dall’inizio della pandemia, nel nostro Paese sono stati registrati oltre 101.000 casi. Purtroppo sono stati registrati anche 2.209 morti. Attualmente ci sono oltre 15.200 casi attivi. È vero che nella Repubblica di Moldova la situazione epidemiologica si è aggravata una volta rientrati a casa i nostri cittadini che, durante la serrata nei Paesi dell’UE, Italia compresa, hanno perso il lavoro e temono l’emergenza. In seguito, quando la situazione è peggiorata ad Est, in Paesi come la Russia, dove risiede una grande comunità di moldavi, abbiamo nuovamente avuto un’ondata di contagi con il ritorno dei nostri cittadini in patria. È chiaro che la pandemia può essere superata solo con gli sforzi congiunti e sincronizzati di tutti i Paesi per eliminare i focolai simultaneamente. La circolazione delle persone, come dimostra il periodo di ferie dopo il relax estivo, è un’altra causa della diffusione del nuovo coronavirus. Ma chi può permettersi di interrompere il trasporto oggi o di imporre nuovamente uno stato generale di blocco?
Le esigenze sociali ed economiche ci costringono a trovare soluzioni alternative, fino alla vaccinazione di massa della popolazione. Fino ad allora, per affrontare questa sfida, il Ministero competente di Chisinau ha preso una serie di decisioni amministrative, tra cui aumentare il numero di posti letto in alcuni ospedali ed aprire centri di cura speciali per questi pazienti, mentre alcuni ospedali sono stati rimodellati interamente per l’emergenza. Possiamo dire che il sistema sanitario della Repubblica di Moldova è ancora in grado di farcela ma le capacità sono limitate. Stiamo aspettando un vaccino che ci consenta di superare la crisi pandemica.
Durante questo periodo, al fine di sostenere il contesto imprenditoriale, colpito dalla crisi pandemica, il governo ha adottato una serie di misure fiscali e finanziarie che includono sussidi, dilazioni sul pagamento delle tasse, riduzione dell’aliquota base sui prestiti ed altro ancora. Sono stati inoltre estesi numerosi nuovi programmi e iniziative per sostenere l’ecosistema per le imprese, colpito dalle conseguenze della pandemia. Il governo ha introdotto, tra gli altri, il programma di digitalizzazione delle PMI, il programma-pilota per la realizzazione di Piattaforme Industriali Multifunzionali, lo sviluppo di 18 Piattaforme Multifunzionali nei distretti dove non sono presenti piattaforme industriali s.a.
Il governo sta compiendo ogni sforzo per elaborare misure a sostegno delle imprese laddove necessarie, ma anche un pacchetto di misure sociali, investimenti in infrastrutture e strumenti che garantiscano nuove opportunità ai giovani. Vorrei sottolineare che la Repubblica di Moldova ha beneficiato e continua a beneficiare dell’assistenza di emergenza sia finanziaria che materiale (dispositivi di protezione ecc. …) dall’Unione Europea e dai singoli Stati membri. Siamo grati ai partner europei per questo aiuto.

Prima della pandemia, l’ultimo indice Doing Business della Banca Mondiale collocava la Moldova al 48° posto nella classifica mondiale in termini di attrattività e competitività, appena sopra Ungheria, Romania e Croazia. Nel Paese sono già presenti diverse società italiane che operano principalmente nei settori bancario, immobiliare, siderurgico, edile e tessile. C’è ancora spazio per il know-how italiano in Moldova? Quali altri settori potrebbero essere coinvolti?
Vorrei menzionare il fatto che la Repubblica di Moldova ha un clima competitivo ed attrattivo per gli investimenti a livello regionale. Un grande vantaggio del nostro Paese è la posizione geografica strategica tra Ovest ed Est. La Repubblica di Moldova ha già firmato Accordi di Libero Scambio con UE, CEFTA, CSI e Turchia, che garantiscono l’accesso ad un mercato composto da circa un miliardo di potenziali consumatori. Un’altra opportunità è rappresentata dal sistema fiscale, uno dei più competitivi della regione, con un’imposta sul reddito pari solo al 12%. La Repubblica di Moldova, allo stesso tempo, offre condizioni vantaggiose agli investitori nelle sue 7 zone franche economiche, nei 10 parchi industriali e in un IT Park, riconosciuto tra i migliori esempi di buone pratiche a livello mondiale per promuovere un ecosistema favorevole alle tecnologie informatiche.
A questi vantaggi si aggiunge l’avanzamento nelle classifiche economiche internazionali. Non solo il Doing Business della Banca Mondiale che Lei ricordava nella domanda, ma anche la valutazione dell’Agenzia Internazionale Moody’s, secondo cui la Repubblica di Moldova è un’economia stabile. Partendo da quanto sopra, voglio incoraggiare e sollecitare le aziende italiane ad esaminare queste opportunità e sviluppare partenariati commerciali nel nostro Paese. La Repubblica di Moldova e la Repubblica Italiana hanno ottimi rapporti in campo economico, come dimostrano sia il commercio bilaterale che la presenza di ben 1.400 aziende a capitale italiano registrate nel nostro Paese.
È vero che durante la pandemia alcune di queste società hanno smesso di funzionare ma ci sono esperienze positive di investitori italiani in vari settori, come il settore tessile, la produzione di calzature, il settore bancario, le tecnologie informatiche, la produzione di componenti per autoveicoli e così via. Negli ultimi anni si sono segnalate ottime esperienze nel campo delle energie rinnovabili, grazie al fatto che la Moldova è un Paese adatto alla produzione di energia da fonte solare ed eolica.
Il passo in avanti sarebbe quello di combinare le eccellenti conoscenze e tecnologie italiane con la significativa capacità produttiva delle aziende moldave, la loro manodopera specializzata ed i loro costi operativi competitivi. Qui mi riferisco al trasferimento tecnologico in ambito agricolo, enologico, alimentare, ai progetti infrastrutturali ed alto ancora. Un esempio potrebbe essere quello di attrarre progetti di investimento nel settore delle costruzioni da parte di grandi aziende italiane, di linee tecnologiche per la produzione, il surgelamento di frutta e verdura nel nostro Paese, con la possibilità di ulteriore esportazione su vari mercati esteri. Perseguiamo l’obiettivo di attrarre investitori italiani anche nel settore zootecnico e nella produzione di formaggi e latticini. Un settore interessante da esplorare sarebbe quello della cooperazione per la produzione di software e di varie applicazioni da parte di studenti dell’Università Tecnica della Repubblica di Moldova, molto ben formati sul campo.
Tutti gli elementi elencati rappresentano solo una parte degli obiettivi che intendiamo raggiungere per capitalizzare il potenziale economico esistente tra i nostri due Paesi. Colgo l’occasione per invitare le aziende italiane interessate a contattare la nostra Ambasciata [roma@mfa.gov.md], in modo da ottenere informazioni tempestive e mettersi in contatto diretto con il nostro Paese, anche su piattaforme virtuali di interazione, per concrete opportunità di business.

La Moldova non ha accesso diretto al mare e l’unico sbocco è garantito dal Porto di Giurgiulesti, inaugurato nel 2006. Dalla punta più meridionale del Paese, utilizzando il sistema fluviale Danubio-Prut, questo porto collega la Moldova con il Mar Nero. Almeno fino al 2030, l’area godrà dello status di porto franco internazionale, con notevoli benefici per l’economia e la logistica del Paese. Qual è il potenziale ancora inutilizzato di questo hub?
Il Porto Franco Internazionale di Giurgiulesti è un punto fluviale-marittimo diretto per la distribuzione e il trasbordo di merci da e verso la Repubblica di Moldova, essendo anche un centro di trasporto regionale al confine dell’Unione Europea. Grazie alla posizione e all’infrastruttura di trasporto trimodale disponibile, i residenti del Business Park hanno accesso diretto ai mercati di Moldova, Romania e Ucraina. L’infrastruttura di questo importante hub è costituita da cinque terminal attraverso i quali vengono trasportate le merci, tra cui: prodotti petroliferi, container e general cargo, bulk cargo, oli vegetali e prodotti cerealicoli. Al momento è in costruzione anche un terminal passeggeri.
Dal momento che il Porto Internazionale di Giurgiulesti opera come Zona Franca, i residenti sono esenti dai dazi all’importazione (accise, IVA e dazi doganali), beneficiando di aliquote ridotte di imposta sul reddito, nuove infrastrutture, costi salariali relativamente bassi e tariffe di manutenzione vantaggiose. Nel 2019, attraverso questi terminal fluviali, è stato trasportato oltre un milione di tonnellate di merci, di cui il 57% esportato e il 43% importato. È importante sviluppare ulteriormente l’infrastruttura delle strade di accesso, che creeranno condizioni favorevoli per l’attività del porto ma anche per lo sviluppo del business.
Vorrei ricordare che c’è già l’intenzione di firmare un accordo di collaborazione tra il Porto di Giurgiulesti e il Porto di Ravenna, allo scopo di migliorare i collegamenti marittimi tra i due Paesi, creare opportunità commerciali e offrire la possibilità di sviluppare infrastrutture portuali. Credo ci sia il potenziale per sviluppare progetti di cooperazione anche con altri porti italiani come Ancona, Catania e Bari, e che la cooperazione in questo settore sia solo all’inizio. Ciò significa che sono aperte tutte le altre opportunità.




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