Descrizione
Il 2 settembre 1945 il Giappone, messo in ginocchio dagli Alleati, firmava la resa incondizionata e il giorno successivo la Cina poteva festeggiare il successo della resistenza contro l’aggressore. Con la fine delle ostilità nel teatro asiatico si chiudeva la Seconda Guerra Mondiale. Tutto era cominciato nel 1931 con l’occupazione della Manciuria, dove Tokyo installò uno Stato fantoccio per preparare un’invasione su larga scala, poi avviata nel 1937. Determinante, in quella fase, fu il secondo Fronte Unito, l’alleanza militare tra i nazionalisti del Kuomintang, allora al governo del Paese, e il Partito Comunista Cinese, sempre più popolare tra le masse contadine. Nonostante la quasi immediata ripresa della guerra civile, culminata nel 1949 con l’ascesa al potere di Mao Zedong e la fuga di Chiang Kai-shek, la vittoria sul Giappone – così come l’eredità storico-politica di Sun Yat-sen – resta un patrimonio comune a tutti i cinesi, al di qua e al di là dello Stretto di Taiwan. A perdere la vita in quei quattordici anni di conflitto furono oltre 35 milioni di persone, tra civili e militari: un enorme tributo di sangue che oggi Pechino non vuole disperdere, difendendo simultaneamente la propria sovranità nazionale, l’ordine internazionale basato sul diritto e la coesistenza pacifica tra popoli e nazioni.




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