Sostenibilità. WEF: Ripensare le città può generare $3mld di opportunità e 117mln di posti di lavoro

Photo credit © Weiming Xie/Shutterstock


Si è chiuso ieri l’ultimo Summit sull’Impatto dello Sviluppo Sostenibile, organizzato in videoconferenza dal Forum Economico Mondiale. Tra i temi principali della quattro-giorni, l’adozione di modelli di sviluppo sostenibile nella progettazione di nuove infrastrutture, capaci di rendere più funzionali, vivibili ed efficienti le aree abitate del pianeta. Le misure adottate a livello nazionale dai governi per la ripresa post-Covid offrono la possibilità di destinare risorse importanti a questo ambito. Alcuni esempi particolarmente virtuosi nel mondo stanno già indicando da qualche anno la via da seguire.


A cura della Redazione


GINEVRA – Le misure per la ripresa post-Covid che comprendono politiche di sviluppo infrastrutturale influenzeranno le relazioni tra città, popolazioni e natura per i prossimi trenta o cinquant’anni. Con un ambiente costruito che ospita circa metà della popolazione mondiale e rappresenta il 40% del PIL globale, le città costituiscono un motore di crescita planetaria ed un fattore fondamentale per la ripresa economica.

La ricerca mostra che le soluzioni nature-positive possono aiutare le città a ripensarsi in un modo più sano e resiliente, creando al contempo opportunità per lo sviluppo sociale ed economico. L’ultimo Rapporto sul Futuro della Natura e dell’Impresa, pubblicato a luglio dal Forum Economico Mondiale, ha rilevato che seguire un percorso nature-positive nell’ambiente urbano può generare complessivamente 3 miliardi di dollari in opportunità di investimento e 117 milioni di nuovi posti di lavoro.

«Fare come si è sempre fatto non è più sostenibile», ha affermato Akanksha Khatri, direttore dell’Agenda per l’Azione Ecologica presso il Forum Economico Mondiale, che ha aggiunto: «La perdita di biodiversità e le più vaste sfide che emergono dalla rapida crescita della popolazione urbana, dai deficit di finanziamento e dal cambiamento climatico stanno evidenziando che il modo in cui ricostruiamo può migliorare. La buona notizia è che ci sono molti esempi di soluzioni fondate sulla sostenibilità potenzialmente vantaggiose per le persone e il pianeta».

Le città sono responsabili per il 75% delle emissioni di gas serra e rappresentano la causa principale dell’inquinamento terrestre, idrico ed atmosferico che danneggia la nostra salute. Molti centri abitati pagano poi una scarsa pianificazione urbana, contribuendo a ridurre il PIL nazionale per circa il 5% a causa di effetti negativi come la perdita di tempo, lo spreco di carburante e l’inquinamento atmosferico. C’è tuttavia una soluzione pratica che può migliorare gli spazi vitali per il benessere economico, umano e planetario.

Lo studio, realizzato in collaborazione con AlphaBeta, ha messo in luce alcuni esempi di progetti che offrono soluzioni nature-positive e le opportunità di business che questi possono creare.

Città del Capo: La città era arrivata a soli 90 giorni dalla chiusura dei rubinetti dell’acqua. Sono state individuate soluzioni infrastrutturali (ad esempio la riqualificazione dei bacini idrografici della città) per generare riserve d’acqua pari a 50 miliardi di litri l’anno, equivalenti al 18% del fabbisogno di forniture cittadino, al 10% dei costi richiesti da soluzioni di fornitura alternative, tra cui la desalinizzazione, l’esplorazione di acque sotterranee ed il riuso idrico.

Singapore: Il tasso di dispersione idrica della città-Stato asiatica, pari al 5%, è significativamente più basso di quello di molte altre metropoli grazie ai sensori installati nelle condotte di fornitura dell’acqua potabile. Complessivamente, la riduzione della dispersione idrica municipale può consentire di risparmiare 115 miliardi di dollari entro il 2030. I ritorni sugli investimenti nell’ambito dell’efficienza idrica potrebbero aggirarsi al di sopra del 20%.

Suzhou: Il Parco Industriale di Suzhou, in Cina, ha visto il suo PIL aumentare di 260 volte, in parte grazie allo sviluppo green. Il parco accoglie 25.000 aziende, di cui 92 appartenenti alla lista Fortune 500, e conta 800.000 residenti. Fa affidamento su 122 piani di sviluppo sostenibile, tra cui disposizioni sull’ottimizzazione e l’intensificazione dell’utilizzo dei terreni, sul miglioramento della protezione idrica ed ambientale, e sulla costruzione di edifici ecocompatibili. Di conseguenza, il 94% dell’acqua ad uso industriale viene riutilizzata, il 100% delle nuove costruzioni è green, l’energia è prevalentemente rinnovabile e gli spazi verdi ricoprono il 45% della città.

San Francisco: La metropoli californiana sta chiedendo che i nuovi edifici siano dotati di tetti green. Si ritiene che il mercato di questa particolare tipologia di copertura possa arrivare a valere 9 miliardi di dollari nel 2020 e che potrebbe crescere di circa il 12% l’anno fino al 2030, creando opportunità incrementali annuali pari a 15 miliardi di dollari.

Filippine: La perdita degli habitat costieri, in particolare le foreste di mangrovie ricche di carbonio e biodiversità, ha aumentato significativamente il rischio legato alle alluvioni e agli uragani per 300 milioni di persone residenti all’interno delle zone costiere pluviali. Un progetto-pilota nelle Filippine, uno dei Paesi più vulnerabili al cambiamento climatico, sta monetizzando il valore delle mangrovie attraverso la creazione della Compagnia per i Servizi Assicurativi della Riforestazione (RISCO), che seleziona i siti in cui le mangrovie forniscono elevati benefici di riduzione delle piogge e modelli efficaci. Le compagnie di assicurazione sosterranno un costo annuale per questi servizi, mentre le organizzazioni che cercano di raggiungere gli obiettivi di mitigazione del clima volontaria o regolatoria finanzieranno le quote di assorbimento. Complessivamente, rigenerare e proteggere le foreste di mangrovie negli insediamenti umani può ridurre i danni da alluvione annuali ai danni dei beni costieri globali di oltre 82 miliardi di dollari, contribuendo in modo rimarchevole a combattere il cambiamento climatico.

Il rapporto identifica cinque transizioni, tra loro complementari, per creare ambienti urbani nature-positive, oltre a delineare le opportunità di business e i potenziali risparmi nei programmi dedicati alle reti urbane idriche, elettriche e dei rifiuti, alla pianificazione e gestione del territorio, alle infrastrutture di mobilità sostenibile e al design degli edifici.

Spazi ufficio quanto la Svizzera
Alcuni casi globali indicano che gli spazi edificati debbono essere migliorati. Ad esempio si stima che globalmente i circa 40 miliardi di metri quadrati di superficie immobiliare destinati agli uffici non vengano utilizzati appieno durante l’orario di lavoro, lasciando vuota un’area grossomodo equivalente alla superficie territoriale della Svizzera. Lo sconvolgimento provocato dall’emergenza Covid-19 ha provocato un’impennata dei modelli di lavoro flessibile e da remoto in molti paesi. Una più estesa applicazione di questi modelli potrebbe aiutare a ridurre il bisogno di spazi ufficio privati nel futuro.

Il ruolo dei governi per raccogliere ed orientare fondi
Il rapporto chiede sia ai governi che alle imprese di fare la propria parte nel reperimento e nell’orientamento delle risorse necessarie alla realizzazione di infrastrutture urbane sostenibili. «I regolamenti in settori come la pianificazione generale urbana, la zonizzazione e i codici per le costruzioni saranno decisivi per sprigionare il potenziale delle città e delle infrastrutture a consumo zero e nature-positive», ha osservato Khatri, che ha chiosato: «Siamo all’interno di una congiuntura determinante per il futuro dell’umanità. Questo è il momento di trattare l’emergenza ecologica per quello che è. Un percorso a zero consumo e nature-positive è l’unica soluzione per la sopravvivenza economica e planetaria ed il modo in cui sceglieremo di utilizzare i fondi per la ripresa post-Covid potrebbe essere una delle nostre ultime occasioni per esercitare questo diritto».




Traduzione a cura della Redazione
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