Sviluppo e salvaguardia del Tibet. Incontro a Roma con i ricercatori cinesi

Lo scorso 15 maggio, l’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia ha organizzato una tavola rotonda con alcuni rappresentanti del Centro Nazionale di Ricerche sulla Tibetologia. L’evento ha fornito la possibilità ai giornalisti e agli studiosi italiani presenti di approfondire un tema complesso e delicato, spesso poco conosciuto in Occidente. I dati ci dicono che tra il 1965 ed il 2015 il PIL della regione autonoma è cresciuto di 281 volte e che, a partire dal 1994, la crescita economica locale media ha toccato quota 12,4%. Nettamente migliorate anche le infrastrutture, con la linea ferroviaria Qinghai-Tibet, l’autostrada G6 Pechino-Lhasa e numerosi collegamenti aerei, che hanno favorito i nuovi investimenti, soprattutto nei settori del turismo e della ricettività, della produzione alimentare, della sanità, dei macchinari, della lana e della tappezzeria.


di Redazione

Il Tibet ha svolto in passato un ruolo strategico nel contesto del Grande Gioco, che contrapponeva l’Impero Zarista e quello Britannico in Asia centrale nella seconda metà del XIX secolo, diventando poi una buffer-zone fra India e Cina nel secondo dopoguerra. Oggi è al centro delle attenzioni di Pechino, che sta estendendo i benefici della crescita economica nazionale anche a questa regione, rimasta più indietro principalmente a causa del sistema politico costruito dalla vecchia teocrazia lamaista, ma anche per la notevole distanza geografica che la separa dalla più avanzata fascia costiera e precostiera della Cina.

La valorizzazione di questa regione autonoma, nota ufficialmente in lingua cinese come Xizang, richiede, tuttavia, competenze specifiche ed un’approfondita conoscenza della società e del territorio. A tali mansioni è deputato il Centro Cinese di Ricerche sulla Tibetologia. Avvalendosi del supporto delle sedi diplomatiche della Repubblica Popolare Cinese in Italia, il Centro ha recentemente presentato ad un pubblico selezionato di esperti, analisti e ricercatori la multiforme attività che svolge per la salvaguardia e la promozione della cultura e della storia tibetana.

Fondato a Pechino il 20 maggio 1986, è attualmente diretto da Wang Xiaobin e vanta proficui collegamenti accademici internazionali, articolandosi al suo interno in cinque sezioni: l’Istituto di Studi Sociali ed Economici, l’Istituto di Studi Storici, l’Istituto di Studi Religiosi, l’Istituto di Studi Tibetani Contemporanei e l’Istituto di Studi sulla Medicina Tibetana. Una così complessa struttura – hanno spiegato i ricercatori intervenuti assieme Wang – garantisce un approccio multidisciplinare allo studio del Tibet, dal recupero dei lavori dell’esploratore italiano Giuseppe Tucci sull’arte e sull’architettura tibetana sino all’analisi della sicurezza e delle prospettive economiche di sviluppo della regione nell’ambito dell’iniziativa Belt and Road, pilastro della proiezione economica, commerciale ed infrastrutturale di Pechino verso il cuore dell’Eurasia e dell’Europa.

Come aree di azione troviamo anzitutto la raccolta, la conservazione e lo studio di manoscritti in sanscrito provenienti dal Tibet, nonché l’organizzazione archivistica in loco; quindi le ricerche storiche, sociali e culturali, lo studio della politica di governo locale, l’analisi delle problematiche locali, l’approfondimento degli eventi che, in età contemporanea, hanno riguardato quel delicato territorio di frontiera, la storia del Partito Comunista Cinese in Tibet, le autonomie riconosciute ai gruppi etnici autoctoni, ma anche le ricerche sulla reincarnazione e sull’identificazione dei Dalai Lama.

Sono inoltre assegnate borse di studio, finalizzate all’approfondimento degli studi di tibetologia in Cina, al più vasto scopo di favorire gli scambi culturali e la cooperazione con istituti esteri affini. Le pubblicazioni del Centro di Ricerche sulla Tibetologia prevedono edizioni multilingue, in cinese, inglese e tibetano. Tra le tematiche di attualità, ultimamente hanno trovato spazio anche le questioni collegate alla Green Economy, su cui Pechino ha puntato molto, con particolare riferimento allo studio della riforestazione come antidoto alla desertificazione.


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