A cura della Redazione
È stata apposta a Nuova Delhi oggi, diciannove dopo l’avvio dei primi negoziati, la firma sull’accordo di libero scambio tra Unione Europea e India, definito «storico» dalle parti, alla presenza del padrone di casa, il primo ministro Narendra Modi, e dei due ospiti arrivati dal Vecchio Contintente, la presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio Europeo António Costa.
Stando a quanto comunica la stessa Commissione, i due mercati inglobano assieme 2 miliardi di persone, rappresentando circa un quarto della popolazione mondiale e il 25% del PIL globale. Quello siglato oggi è «il più grande accordo commerciale mai concluso dalle due parti» e «fornirà all’UE un significativo vantaggio competitivo in settori industriali ed agroalimentari strategici».
Finalizzato a «rafforzare il commercio, gli investimenti e i legami politici» tra Bruxelles e Nuova Delhi, l’accordo rimuoverà molte delle barriere commerciali, semplicando le procedure, aprirà nuove opportunità per l’export e raffozerà la sicurezza economica dell’UE attraverso la diversificazione delle forniture.
La riduzione dei dazi riguarderà il 96,6% delle merci UE esportate in India per un risparmio totale di circa 4 miliardi di euro, tanto da stimare un aumento del 107,6% per l’export annuale di beni UE verso il Paese asiatico entro il 2032. Ad avvantaggiarsene sarà soprattutto il settore auto europeo, attualmente in crisi, con le tariffe che scenderanno gradualmente dal 110% ad un minimo del 10%. In forte diminuzione anche i dazi su macchinari, prodotti chimici e farmaceutici. Dall’altra parte, l’India beneficerà dell’eliminazione progressiva dei dazi su circa il 93% dei beni esportati in UE.
Attualmente, l’interscambio di beni e servizi tra i due mercati vale oltre 180 miliardi di euro, sostenendo complessivamente quasi 800.000 posti di lavoro nell’UE. Al contempo, circa 6.000 aziende europee operano in India. I vantaggi che Bruxelles si attende da questo accordo sono: un ambiente per le imprese più aperto, stabile e prevedibile; procedure doganali più semplici e veloci; l’accesso preferenziale al mercato di servizi indiano, tra cui servizi finanziari e trasporto marittimo; forte protezione e applicazione dei diritti di proprietà intellettuale; assistenza alle piccole imprese UE che intendano beneficiare delle nuove opportunità di esportazione.
Prevista anche una protezione per i settori sensibili europei. L’UE manterrà infatti inalterati gli attuali dazi su produzioni quali manzo, zucchero, riso, carne di pollo, latte in polvere, miele, banane, grano tenero, aglio ed etanolo. Consentirà, inoltre, importazioni limitate di prodotti quali carne di pecora e di capra, mais dolce, uva, cetrioli, cipolle essiccate, rum di melassa e amidi.
Sul fronte sanitario e alimentare, uno degli aspetti più complessi, la Commissione garantisce il rispetto degli elevati standard in vigore nell’UE e sostiene che «intensificherà gli audit e rafforzerà i controlli alle frontiere sui prodotti alimentari, animali e vegetali importati». Saranno infine «rafforzate le ispezioni e gli audit sui prodotti importati, in particolare per quanto riguarda i pesticidi e il benessere degli animali».
Cominciati nel 2007, i colloqui tra le parti erano stati sospesi nel 2013 e poi ripresi nel 2022, in concomitanza con l’avvio della strategia UE di diversificazione della catena di approvvigionamento. L’aggressiva politica dei dazi della nuova Amministrazione Trump, che ha colpito l’India ancor più dell’UE, ha indirettamente accelerato la conclusione dei negoziati nel corso delle ultime settimane.
Allegato all’accordo c’è anche un partenariato in materia di sicurezza e difesa ma la portata e la tenuta di questa intesa andranno indubbiamente valutate nel corso del tempo. Al netto dei vantaggi commerciali, Nuova Delhi resta infatti un membro fondatore dei BRICS e un partner energetico e militare di Mosca.
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