Voci dall’altra Italia. Come sta la nostra provincia? In arrivo la nostra nuova rubrica estiva

Pur con esiti diversi, il referendum sulla Brexit, le elezioni presidenziali statunitensi e quelle francesi hanno mostrato un dato tanto chiaro quanto allarmante. Nei principali Paesi occidentali, il divario fra le metropoli e la provincia ha raggiunto livelli sempre più alti. I grandi agglomerati urbani di Washington, New York, Los Angeles, Londra o Parigi sembrano diventati enclavi di un sistema politico, sociale ed economico transnazionale che accomuna tra loro queste grandi città malgrado le distanze geografiche, separandole dal restante territorio delle nazioni di cui fanno parte.


di Redazione

Basta fuoriuscire di qualche decina di chilometri da questi sovraffollati centri, infatti, per riscontrare sensibilità politiche, preoccupazioni economiche e condizioni sociali di segno diverso, se non addirittura opposto. Nella metropoli, il cosiddetto melting pot pare avere la meglio in un impasto sempre più consolidato tra maggioranze di autoctoni e minoranze di allogeni, dove la maggiore capacità di innovarsi ed agganciarsi al processo di globalizzazione mette in salvo, almeno a prima vista, il benessere economico e la qualità della vita. Nella provincia, ben più duramente colpita da recessioni e rallentamenti, prevale invece l’ansia per un futuro incerto, in cui distretti industriali depressi, quartieri etnici e mancanze infrastrutturali fanno da sfondo ad una situazione di sconforto.

L’Italia, grazie alla sua particolare conformazione geografica e all’elevato tasso di attrattività (non solo turistica) dei centri piccoli e medi, appare in parte estranea a questo trend. Negli anni recenti, grandi città come Roma, Milano, Torino, Napoli e Genova hanno vissuto esiti elettorali diversi, divisi tra sentimenti pro-governativi e pulsioni anti-establishment. Il tradizionale peso delle nostre micro, piccole e medie imprese, inoltre, con i tanti poli produttivi sparsi e ramificati anche in aree non metropolitane, continua a giocare un proprio ruolo nonostante la crisi. La domanda, tuttavia, è: per quanto tempo ancora? Un interrogativo che, a sua volta, ne apre un altro: come sta la provincia italiana?

Ne parleremo da qui in avanti, durante l’estate, ospitando nel nostro sito la voce di amministratori che, ciascuno per il proprio territorio di competenza, ci forniranno un quadro più specifico sullo stato di salute delle imprese, sulle eccellenze e sui problemi, sul livello di innovazione raggiunto e sulle politiche messe in campo dagli enti locali per rilanciare l’economia. Sarà un cammino che, come ormai appare certo, ci condurrà sino al voto dell’autunno, per capire meglio il nostro Paese, andando oltre Roma, Milano, Torino e tutte quelle città metropolitane che sempre più spesso egemonizzano giornali e telegiornali nazionali a discapito delle realtà minori.

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