WEF. GRR 2026, crescono rischi: geopolitici, economici ma anche ambiente e impatto AI nel lungo termine

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A cura della Redazione


A pochi giorni dal classico appuntamento di Davos, il Forum Economico Mondiale (WEF), come di consueto da ventuno anni a questa parte, ha pubblicato il Global Risks Report 2026, indicando lo scontro geoeconomico quale rischio principale dell’anno, seguito da conflitti tra Stati, eventi meteorologici estremi, polarizzazione della società, cattiva informazione e disinformazione.

Il documento elabora i pareri raccolti dal Global Risks Perception Survey, che si basa sulle opinioni di oltre 1.300 leader ed esperti di tutto il mondo, appartenenti al mondo accademico, a quello delle imprese, all’ambito governativo, alle organizzazioni internazionali e alla società civile, oltre che ad alcuni organi dello stesso WEF.

Stando al comunicato diramato nella giornata odierna, le prospettive mostrano profonda preoccupazione. Metà degli intervistati prevede un mondo turbolento o tempestoso nei prossimi due anni, in aumento di 14 punti percentuali rispetto al sondaggio dell’anno scorso. Un ulteriore 40% si attende che le prospettive biennali saranno quanto meno instabili, mentre il 9% si aspetta stabilità e soltanto l’1% calma. Passando alle prospettive dei prossimi dieci anni, il 57% prevede un mondo turbolento o tempestoso, il 32% pensa che le cose restino instabili, il 10% si attende stabilità e l’1% calma.

«Sta prendendo forma un nuovo ordine competitivo mentre le grandi potenze cercano di proteggere le proprie sfere di interesse», sostiene Børge Brende, presidente e CEO del WEF, che aggiunge: «Questo panorama in evoluzione, in cui la cooperazione appare notevolmente diversa rispetto al passato, riflette una realtà pragmatica: gli approcci collaborativi e lo spirito di dialogo restano fattori essenziali». Proprio per questa ragione, secondo l’ex ministro norvegese, l’imminente vertice di Davos dovrà fungere da piattaforma fondamentale per comprendere rischi e opportunità, nonché per costruire i ponti necessari ad affrontarli.

Dal canto suo, Saadia Zahidi, direttrice generale del WEF, afferma: «Il Global Risks Report offre un sistema di allerta precoce mentre l’era della competizione aggrava i rischi globali – dallo scontro geoeconomico alla tecnologia incontrollata fino al debito crescente – e modifica la nostra capacità collettiva di affrontarli. Eppure nessuno di questi rischi è scontato». Stando all’economista pakistana, le sfide evidenziate nel rapporto «sottolineano sia l’ampiezza dei potenziali pericoli da affrontare sia la nostra responsabilità condivisa nel dare forma a ciò che verrà dopo».

Il documento – spiegano dal WEF – analizza i rischi lungo tre intervalli temporali: l’immediatezza, riferita all’anno in corso; il breve-medio periodo, esteso ai prossimi due anni; e il lungo periodo, allargato ai prossimi dieci anni. Nel breve termine, i confitti armati, la militarizzazione degli strumenti economici e la frammentazione della società stanno entrando in collisione. Se questi rischi immediati si intensificano, anche le sfide di più lungo termine, dall’accelerazione tecnologica al declino ambientale, stanno creando effetti a catena.


CRESCONO I RISCHI GEOPOLITICI, ECONOMICI E GEOECONOMICI

Lo scontro geoeconomico è in cima alla classifica di breve termine. Il 18% degli interpellati, infatti, ritiene che questo sia il rischio maggiormente in grado di innescare una crisi globale nel 2026. Si classifica primo, inoltre, per severità anche nel prossimo biennio, scalando otto posizioni rispetto al sondaggio dello scorso anno. Al secondo posto si piazzano i conflitti armati tra Stati, che tuttavia retrocedono al quinto quando si estende la finestra temporale di riferimento ai prossimi due anni.

In un mondo caratterizzato da crescenti rivalità e conflitti prolungati – prosegue il comunicato – lo scontro minaccia le catene di approvvigionamento e la più ampia stabilità economica globale, così come la capacità cooperativa necessaria per affrontare gli shock economici. Spostando lo sguardo sulla geopolitica, il 68% degli intervistati prevede un “ordine multipolare o frammentato” nei prossimi dieci anni, quattro punti percentuali in più rispetto all’anno scorso.

I rischi economici mostrano gli incrementi collettivi più elevati nella prospettiva biennale. La recessione e l’inflazione salgono entrambe all’ottavo posto, rispettivamente dall’undicesimo e dal ventunesimo di un anno fa, mentre lo scoppio di una bolla speculativa guadagna sette posizioni, piazzandosi al diciottesimo posto. Le crescenti preoccupazioni sul debito e le potenziali bolle speculative, nel mezzo delle tensioni geoeconomiche, potrebbero innescare una nuova fase di volatilità.


TECNOLOGIA, SOCIETÀ E AMBIENTE

La cattiva informazione e la disinformazione sono seconde in classifica relativamente al prossimo biennio, mentre l’incertezza informatica si piazza al sesto posto. Gli effetti negativi dell’intelligenza artificiale mostrano la traiettoria più marcata, passando dalla trentesima posizione nell’orizzonte biennale alla quinta nella prospettiva decennale: un netto incremento lungo la linea temporale che riflette la preoccupazione per le implicazioni di questa tecnologia sul mercato del lavoro, sulla società e sulla sicurezza.

La polarizzazione della società si attesta in quarta posizione per quanto riguarda l’anno in corso e in terza da qui al 2028. La diseguaglianza è settima in classifica sia nell’orizzonte biennale che in quello decennale. Questa viene inoltre indicata quale rischio maggiormente interconnesso per il secondo anno consecutivo, in un contesto di indebolimento della mobilità sociale. Subito dopo viene la recessione. Alla base di queste interconnessioni ci sono le preoccupazioni relative alle pressioni sul costo della vita e al consolidamento delle cosiddette “economie a forma di K”, ovvero quelle economie in cui la crescita si muove in due direzioni diverse, con una forte sperequazione della ricchezza tra le diverse classi sociali e destini opposti tra le diverse dimensioni d’impresa.

Con le preoccupazioni a breve termine che superano gli obiettivi di lungo termine, i rischi ambientali sono calati nella prospettiva biennale. Gli eventi meteorologici estremi sono infatti scesi dal secondo al quarto posto e l’inquinamento dal sesto al nono, mentre i cambiamenti critici nei sistemi terrestri e la perdita di biodiversità hanno perso rispettivamente sette e cinque posizioni. Tutti i rischi ambientali hanno registrato un calo nella percezione di gravità: una trasformazione assoluta, non solo relativa. Tuttavia – conclude il comunicato – restano i più gravi nella prospettiva decennale: i primi tre sono eventi meteorologici estremi, perdita di biodiversità e cambiamenti critici nei sistemi terrestri. Tre quarti degli intervistati prevedono una prospettiva ambientale turbolenta o tempestosa, la più negativa di tutte le categorie.




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