In uscita ‘Sulle orme di Marco Polo’, nuovo numero di Scenari Internazionali dedicato alle relazioni Italia-Cina


È andato in stampa, e sarà a breve disponibile, Sulle orme di Marco Polo, il nuovo numero di Scenari Internazionali che conclude il sesto anno di vita della rivista. Nata nell’Ottobre 2014 con un numero, premonitore ed anticipatore, dedicato proprio alla nuova Via della Seta, la nostra testata chiude un cerchio immaginario e torna, malgrado l’anno complicatissimo, ad esaminare prospettive ed opportunità della cooperazione Italia-Cina in occasione delle celebrazioni per i cinquant’anni dall’avvio delle relazioni bilaterali.


A cura della Redazione


La pandemia da Covid-19 sta bloccando nuovamente l’Europa, dopo la drammatica situazione esplosa in primavera. Anche l’Italia, che pure è stata riconosciuta dall’OMS come uno dei Paesi più capaci nell’affrontare la pericolosissima curva epidemica nella prima fase emergenziale, è ripiombata in un clima socialmente cupo e politicamente teso, sebbene la situazione sanitaria non dovrebbe ripresentare (il condizionale è d’obbligo) gli stessi picchi di pressione sulle strutture ospedaliere.

L’economia subirà inevitabili ripercussioni, specialmente per quanto riguarda il settore dei servizi, con le categorie del commercio, della ristorazione e del turismo quasi certamente in ginocchio. Inutile perdersi in complottismi o fantasiose teorie, alimentate da chi non accetta i limiti e le contraddizioni del sistema neoliberale, sempre meno adatto alle esigenze del nostro tempo e alla trasformazione degli equilibri internazionali in senso multipolare.

Non soltanto la Cina, ivi incluse Hong Kong, Macao e Taiwan, ma anche Paesi di diverso orientamento costituzionale come Giappone, Corea del Sud e Singapore hanno saputo affrontare l’epidemia in modo esemplare, limitando i danni alle proprie economie e preparando una pronta ripresa per il 2021 e 2022. Cosa accomuna queste nazioni, distinguendole dai nostri sistemi? Senza voler scadere nella facile retorica di certa “geopolitica” mainstream, sembra comunque prevalere una cultura gestionale influenzata, più o meno direttamente, dal confucianesimo e caratterizzata da una notevole capacità di organizzare ed armonizzare in modo efficace le diverse componenti della società.

Ritenendo ormai impossibile accettare il frasario derivato, più o meno consapevolmente, dalla pericolosa tesi hungtintoniana dello scontro di civiltà, non appena le tensioni geopolitiche dell’ultimo anno saranno ridimensionate, l’Occidente dovrà ristabilire pienamente le sue relazioni con Pechino e rilanciarle su nuove basi. La Cina non è più la grande fabbrica di prodotti a basso valore aggiunto che abbiamo osservato (e sfruttato) fino a vent’anni fa, ma il primo mercato di produzione e consumo, il primo investitore in energie pulite e rinnovabili ed uno tra i principali attori negli ambiti dell’Industria 4.0 e nei settori innovativi.

Con la più numerosa classe media al mondo, composta da oltre mezzo miliardo di nuovi consumatori, molto più esigenti, digitalizzati e consapevoli che in passato, la Cina è oggi una destinazione sempre più importante per i beni e i servizi offerti dalle nostre aziende, comprese quelle di fascia alta. Nessuno, nemmeno Donald Trump, che certamente non ha mai cestinato la bozza di accordo commerciale ma l’ha sempre tenuta nel cassetto, può perdere questa opportunità, specie nell’ottica del riequilibrio della bilancia commerciale.

Le celebrazioni per il cinquantennale dell’avvio delle relazioni tra Italia e Cina, nonostante il durissimo contesto pandemico, assumono dunque un significato profondo. Se vogliamo ripensare davvero il pianeta, nell’ottica del dialogo, della stabilità e della sostenibilità, sarà fondamentale guardare avanti mettendosi definitivamente alle spalle anacronistiche e pericolose logiche del secolo scorso. Come? Ripartendo da Marco Polo e dalla sua lezione di civiltà, riscoprendo quel suo puro spirito di avventura e di conoscenza che caratterizza noi italiani da secoli.

Scenari Internazionali riprende così il suo cammino cartaceo proprio mettendo in comunicazione Roma e Pechino, culla di due delle più antiche e decisive civiltà del mondo. Alle analisi e gli approfondimenti della nostra redazione si aggiungono infatti i contributi di Sun Yanhong, direttrice della Divisione di Studi Economici presso l’Istituto di Studi Europei dell’Accademia Cinese di Scienze Sociali, e Gianpaolo Bruno, direttore dell’Ufficio ICE-Agenzia di Pechino, nonché le interviste a Li Junhua, Ambasciatore cinese in Italia, e a Simone Guercini, docente di Marketing presso l’Università degli Studi di Firenze.




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