Riforme importanti in Italia e nel mondo, ma fondamentale ridurre tasse e rinegoziare con UE

«Senza entrare nel merito specifico delle modifiche costituzionali che gli italiani saranno chiamati a confermare o a respingere attraverso il referendum del prossimo 4 dicembre – sul quale come organo di informazione riteniamo deontologicamente inopportuno esprimerci o schierarci – è evidente che le questioni in discussione hanno aperto un dibattito importantissimo nel Paese. Al di là del risultato che scaturirà dai seggi, in Italia tutti i protagonisti della politica dovrebbero comprendere che ormai, in buona parte del mondo, molti dei Paesi più avanzati, e non solo, stanno viaggiando in modo sospinto verso l’innovazione, la semplificazione, l’introduzione di meccanismi di stabilità, la razionalizzazione della spesa pubblica e l’ottimizzazione del welfare e delle reti di protezione sociale». Così Andrea Fais, direttore di Scenari Internazionali, sul tema generale delle riforme in Italia e nel mondo.

Ha poi aggiunto: «Stiamo ancora aspettando di capire che direzione prenderanno gli Stati Uniti, dove al momento conosciamo soltanto quanto riportato da Donald Trump in campagna elettorale. Ad ogni modo, dall’Europa al Sud-est asiatico, passando per la Cina ed alcuni esempi virtuosi in Medio Oriente e in Asia Centrale, stiamo assistendo ad una grande fase riformista post-crisi che, sebbene a partire da situazioni di sviluppo e da basi politiche ed economiche diversissime fra loro, mette in risalto parole d’ordine comuni che hanno due obiettivi principali: garantire uno sviluppo sostenibile e migliorare il clima per gli investimenti».

«Per quanto riguarda il pacchetto di riforme che noi italiani andremo indirettamente a votare al referendum, ho la mia opinione ma chiaramente nessuna certezza assoluta. Detto questo – prosegue il direttore – nel nostro Paese è prioritario abbassare il carico fiscale sulle imprese e sulle famiglie. Quanto fatto finora dal governo, con la riduzione di 3,6 punti percentuali sul dato complessivo della pressione fiscale rispetto al 2012, è senz’altro qualcosa di positivo ma non basta. La speranza è che i prossimi tagli agli sprechi di enti pubblici e locali vadano in questa direzione. Necessario, inoltre, anche un nuovo approccio con Bruxelles, teso a rinegoziare a lungo termine i parametri del Patto di Bilancio europeo».




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