Singapore. Si è insediata Halimah Yacob, prima donna capo di Stato della virtuosa nazione asiatica

di Redazione

Si è ufficialmente insediata giovedì scorso Halimah Yacob, 63 anni, ottavo presidente della Repubblica di Singapore. Per mesi, l’elezione è stata oggetto di un serrato dibattito perché, in seguito ad un emendamento costituzionale deciso lo scorso anno dal governo, per la prima volta le candidature sono state riservate a personalità provenienti esclusivamente dalla locale comunità malese (musulmana), la principale minoranza etnica autoctona della città-Stato asiatica, a maggioranza cinese Han (circa il 75% della popolazione complessiva). Dopo l’esclusione degli altri due candidati per incompatibilità coi criteri richiesti, la Yacob ha così vinto d’ufficio. Già dirigente sindacale, sottosegretario alla Famiglia e alle Politiche Sociali, presidente del Parlamento ed esponente del Partito di Azione Popolare, formazione guida di Singapore sin dai tempi del processo di decolonizzazione e liberazione nazionale, Halimah Yacob si è presentata al voto come indipendente. Con la sua affermazione succede a Tony Tan Keng Yam, rimasto in carica per sei anni sino al 31 agosto scorso.

Durante il suo discorso di insediamento, Halimah Yacob ha voluto rimarcare il suo impegno verso tutti, indistintamente dall’appartenenza etnica, linguistica o religiosa. Le critiche verso la decisione di riservare le candidature alla sola comunità malese provengono in particolare da chi sostiene che si stia venendo meno al principio della meritocrazia, molto sentito nella città-Stato, nota nel mondo per i suoi elevati livelli di efficienza amministrativa, competitività economica e solidità finanziaria. La Yacob ha voluto tuttavia ribadire la sua fedeltà ai principi e ai valori di Singapore, tra cui l’unità nazionale, la convivenza multietnica tra i tre gruppi etnici principali che abitano il territorio nazionale (il terzo è quello indiano), la stessa meritocrazia e la coesione familiare e sociale.

Halimah Yacob ha ricordato le sue origini e le sue difficoltà in gioventù, dopo la perdita del padre quando aveva soltanto otto anni: «Abbiamo provato la povertà e le difficoltà in prima persona, lottando ogni giorno per sopravvivere. Fortunatamente, sono cresciuta a Singapore. Sebbene la mia famiglia fosse indigente, ho potuto avere una buona istruzione attraverso il duro lavoro ed il grande supporto della mia famiglia, degli insegnanti e della comunità. Questo mi ha permesso di avviare la mia carriera nei pubblici uffici, e più avanti di dare una mano ad altre persone che ne avevano bisogno». «Ora, come presidente – ha aggiunto la Yacob – è mio dovere tenere unito il popolo per affrontare insieme le tante sfide che ci si fanno dinnanzi». Ha poi precisato: «Mi impegno a proseguire questo percorso al servizio del nostro Paese. Chiedo a tutti i singaporiani di affiancarmi in questo sforzo».

L’elezione della nuova presidente, già espressasi più volte in passato contro l’estremismo islamico, ha tuttavia permesso alla comunità malese di tornare ad avere un proprio rappresentante al vertice dello Stato dopo molti anni di assenza. Nel sistema parlamentare di Singapore, in realtà la figura del presidente della Repubblica non ha un grande peso politico. Il potere esecutivo – analogamente a quanto previsto in Italia – è nelle mani del governo, guidato in questo caso non da un semplice primus inter pares ma da un primo ministro piuttosto forte e dotato di importanti funzioni esclusive. Ampiamente riconfermato in occasione delle elezioni generali del 2015, Lee Hsien Loong – figlio del compianto Lee Kuan Yew, il grande artefice dell’indipendenza e del boom economico di Singapore – resterà dunque saldamente in sella proseguendo le attività di governo e il processo di riforme in atto.


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