Costruzioni. Regina De Albertis (ANCE): Italia riparte, convegno decisivo per impostare la ripresa


Il nuovo convegno nazionale di ANCE Giovani, in programma per la giornata di dopodomani [28 maggio, ndr], ha scelto l’emblematico titolo Italia riparte. L’evento, che sarà trasmesso in diretta streaming su www.ance.it e sulla pagina Facebook di ANCE Giovani, arriva infatti ad un mese dalla presentazione del PNRR, il piano con cui il Governo Draghi ha delineato le principali direttrici della ripresa post-Covid nel quadro delle risorse messe in campo da Next Generation EU (NGEU). Una parte importante di queste coinvolge l’edilizia nelle sue diverse declinazioni. Per saperne di più abbiamo contattato Regina De Albertis (Borio Mangiarotti), presidente di ANCE Giovani.


A cura della Redazione


Presidente De Albertis, bentornata su Scenari Internazionali. È tutto pronto per l’annuale convegno nazionale di ANCE Giovani, giunto ormai alla sua 21a edizione, dove, come di consueto, i rappresentanti delle imprese di settore avranno la possibilità di confrontarsi con le istituzioni. Questo, il Suo ultimo da presidente di ANCE Giovani, sarà un convegno particolarmente importante. Quali i contenuti e gli obiettivi?
Purtroppo siamo ancora costretti ad un’edizione on-line ma per noi il convegno è comunque un momento molto importante ed un segnale di ripartenza, come il titolo vuole mettere in luce. Dopo oltre un anno di pandemia ci troviamo davanti a riaperture sempre più ampie e progressive. La situazione sta migliorando grazie alla somministrazione dei vaccini. È un momento importante e strategico, dobbiamo essere pronti, propulsori di questa ripresa, ed in tempi molti rapidi perché la ripresa deve essere veloce.
L’edilizia è da sempre il motore della crescita. Senza il settore delle costruzioni non c’è mai stata ripresa. Se analizziamo l’andamento storico dell’economia del Paese, la crescita è sempre avvenuta in momenti in cui le costruzioni erano più rilevanti, proprio per l’effetto moltiplicatore del settore. I numeri ci dicono infatti che ogni euro speso in infrastrutture si trasforma in 2,5 euro di PIL nel medio periodo. A dimostrazione di questa stretta correlazione, basti osservare che tra il 1998 e il 2008, ad esempio, il PIL italiano è cresciuto circa del 16% e gli investimenti in costruzioni sono aumentati del 28%.

Il dado del PNRR è ormai tratto. Ora tutto dipende dalle valutazioni della Commissione UE. Cosa c’è di positivo nel piano presentato dal governo? Cosa vi aspettate?
Sui 222 miliardi di euro complessivi di investimenti previsti dal PNRR, circa 107 miliardi, cioè quasi la metà, sono di interesse per il nostro settore, compresa la sostenibilità, tema ormai centrale per le costruzioni. Ovviamente ci sono questioni importanti da risolvere, a partire dalla burocrazia. Altrimenti i buoni propositi del piano resteranno soltanto sulla carta.
È importante, più in generale, prestare attenzione alle nuove generazioni perché l’occupazione giovanile ha subito un calo superiore alla media in questo periodo. È dunque fondamentale intervenire affinché le giovani generazioni possano realizzare i loro progetti di vita in Italia, senza dover andare all’estero. Le infrastrutture, anche in questo caso, faranno la differenza. Le scuole pubbliche, i servizi di trasporto e la rapidità dei collegamenti, ad esempio, devono garantire ai giovani l’opportunità di studiare in ambienti sicuri e attrezzati e consentire loro di restare al passo con i colleghi europei e internazionali.

Dallo scorso anno si parla molto di Bonus 110%, introdotto dal Governo Conte II e ora gestito, pur tra varie incertezze sul suo destino, dal Governo Draghi. Qual è il bilancio fino ad oggi? Quali difficoltà stanno incontrando le imprese?
Sulla carta è un’ottima opportunità ma si scontra con tanti ostacoli burocratici, che sono il principale problema del nostro Paese in generale. È fondamentale riuscire ad agire su questo. Noi chiediamo la proroga del Bonus fino alla fine del 2023 ma soprattutto la semplificazione e lo snellimento del procedimento. L’iter burocratico va ripensato completamente. Ogni anno le imprese italiane sopportano un costo di oltre 57 miliardi di euro per la gestione dei rapporti con la pubblica amministrazione. Si tratta di nodi da sciogliere con velocità ed è necessario reimpostare su basi di fiducia il rapporto tra pubblico e privato, senza chiudersi in posizioni corporative da parte di entrambi.




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