Moda. Pitti Uomo 94: multicanalità, arte, ambiente e internazionalizzazione attraverso l’Optical Power



di Francesca Pirani


FIRENZE – Righe, colori, luci e Optical Power: sono queste le parole-chiave che interpretano il concept della kermesse fiorentina più famosa al mondo. È il Pitti Uomo, che torna ancora una volta a movimentare la città toscana, questa volta con giochi di luci e il potere delle illusioni ottiche: P.O.P., ovvero Pitti Optical Power, un invito ad aprire i propri orizzonti verso nuovi metodi di percezione visuale e virtuale.

Il design anticonvenzionale della fiera, curato per la prima volta dal Life style Sergio Colantuoni, ha fatto da contenitore per i trend che avranno un ruolo da protagonisti nella moda uomo della prossima primavera/estate. I giochi ottici colorati prendono il sopravvento sui classici bianco e nero, che restano comunque un must have della moda ma accostati sempre a qualcosa di “spaziale”. Le cravatte si accorciano e le giacche, immancabili per un look più elegante ma anche più casual, si allungano di qualche centimetro continuando comunque ad accompagnare la siluette del corpo maschile. Anche la sneakers avrà ancora un ruolo da protagonista. Insomma, uno stile elegante ma confortevole attraverso cui si cerca di far diventare l’abito un “habitat naturale”, rifuggendo dal semplice sportswear.

Al fianco della moda non possono di certo mancare l’arte e i temi di attualità, come l’attenzione e il rispetto per l’ambiente che ha portato alla creazione della prima membrana biodegradabile prodotta. Anche la ricerca hi-tech ha un ruolo fondamentale, capace di portare alla creazione e all’utilizzo di nuovi filati, come mostra ad esempio il percorso compiuto dall’azienda italiana Giada che, attraverso l’utilizzo di filati giapponesi, ha lanciato la Capsule Collection Hand Picked, presentando un denim del tutto naturale ma con una vestibilità perfetta e mantenendo sempre un certo tocco di stile italiano.

I numeri di questa edizione del Pitti parlano chiaro: 1.240 marchi, di cui 561 esteri (45% del totale), all’interno di una superficie espositiva pari a 60.000 metri quadrati. A poche ore dalla chiusura della manifestazione erano già stati stimati oltre 30.000 visitatori, con numeri in crescita per quanto riguarda i buyer statunitensi (+23%), olandesi (+14%), britannici (+8%) e, sebbene in misura minore, anche per mercati più giovani come Cina e India.

In un momento delicato per l’Italia dal punto di vista politico, dopo tre mesi di incertezza sulla formazione del nuovo governo, è innegabile che, fra giochi virtuali e moda maschile, Firenze abbia puntato molto anche sull’internazionalizzazione, aprendo le porte a brand esteri ed orientandosi verso una fetta di mercato che per il nostro Paese, da sempre, rappresenta una delle maggiori voci di fatturato.

Si parla di performance positive per il mercato di riferimento mentre si registra invece un leggero e prevedibile calo delle presenze degli italiani (-2,5% circa) rispetto all’edizione estiva, riflesso di un periodo ancora difficile per il mercato interno. Nel complesso l’organizzazione può tuttavia dirsi soddisfatta, non solo per l’elevato numero dei visitatori ma anche per i numeri da record registrati sui social network: con l’hashtag #PittiUomo si contano ben 29.000 menzioni e nei quattro giorni di manifestazione sono stati generati 35.000 post e 7 milioni di interazioni, con Instagram che si conferma la piattaforma più utilizzata.


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