Indonesia. Al WEF Widodo anticipa il G20: sanità, transizione energetica e digitalizzazione

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A cura della Redazione


Il G20 e le economie avanzate devono lavorare fianco a fianco per creare un’architettura sanitaria globale più resiliente e reattiva, che sappia affrontare future minacce e pandemie. è questo uno dei moniti principali emersi dal discorso che il presidente indonesiano Joko Widodo ha pronunciato oggi in videoconferenza al Forum Economico Mondiale.

Il leader della potenza emergente asiatica ha sostenuto che il Fondo Monetario Internazionale dovrebbe essere impegnato a mobilitare risorse per rivitalizzare l’architettura sanitaria globale, inclusa la creazione di un fondo globale d’emergenza per le forniture mediche, lo sviluppo delle capacità di produrre vaccini nei Paesi in via di sviluppo e l’implementazione di protocolli e standard sanitari globali.

«I costi saranno molto più bassi delle perdite che abbiamo sostenuto a causa della vulnerabilità del sistema durante la pandemia», ha aggiunto Widodo che, durante il confronto con il “padrone di casa” Klaus Schwab, ha anche evidenziato come «il G20 giocherà un ruolo importante nella mobilitazione dello sviluppo di questa architettura sanitaria globale». Una serie di iniziative che il capo di Stato indonesiano si dice certo le economie avanzate non rifiuteranno di sostenere, tanto più in questo 2022, durante il quale Jakarta assumerà la presidenza del G20.

A questo proposito, Widodo ha invitato tutti i leader economici del mondo a contribuire con le loro idee ai tre obiettivi strategici del G20 per quest’anno: creare un sistema sanitario globale più resiliente; ottimizzare la tecnologia digitale per sostenere la trasformazione delle società; guidare una transizione equa ed accessibile verso le energie pulite e l’economia circolare.

In Indonesia – ha poi ricordato il presidente – sono sei i settori a godere di una forte apertura agli investimenti esteri: quelli ad alta intensità di manodopera orientati all’export (tra cui lo stesso comparto sanitario), le energie rinnovabili, le infrastrutture, l’automotive (soprattutto i veicoli elettrici), il turismo e l’estrattivo a valore aggiunto.

Proprio in tema di transizione ecologica, i problemi non mancano in Indonesia, un Paese ancora fortemente dipendente dal carbone, malgrado l’obiettivo della neutralità entro il 2060. Come può Jakarta accelerare la sua trasformazione sostenibile? Secondo Widodo, i Paesi in via di sviluppo hanno bisogno di tecnologie e supporto finanziario dalle economie avanzate per garantire che la diversificazione energetica non danneggi i cittadini. In termini pratici, il Paese asiatico necessita di 50 miliardi di dollari per strutturare il suo settore rinnovabile e di altri 37 miliardi da destinare agli ambiti forestale, dei suoli e marino.

Nei primi sette anni del suo mandato presidenziale (2014-2021), l’Indonesia ha ridotto di sette volte l’area degli incendi boschivi, passata da 1,7 milioni a 229.000 ettari, mentre i punti di innesco sono scesi da 89.000 a 1.300. A partire dal 2016, invece, il governo ha ripristinato 3,74 milioni di ettari di torbiere e nel solo ultimo anno di attività ha rigenerato 50.000 ettari di foreste di mangrovie. L’obiettivo al 2024 è ora quello di raggiungere quota 600.000 ettari, un traguardo che fa di quello indonesiano il programma più ambizioso al mondo.

Come già accaduto in altri Paesi della regione Asia-Pacifico, anche l’Indonesia ha dato il via ad un sistema di scambio delle emissioni di carbonio per finanziare la transizione ecologica e che dovrà portare a risultati concreti in termini di riduzione di CO2, oltre ad una tassa specifica sulle centrali a carbone, che dovrebbe entrare in vigore ad aprile.

«L’Indonesia ha il potenziale per diventare un leader di mercato a livello globale nello scambio delle emissioni tanto che si pevede possa sopravanzare quello di Perù, Kenya e Brasile, cioè nazioni con una simile superficie forestale tropicale», ha osservato Widodo. Il governo ha anche in mente di aumentare gli investimenti attraverso l’emissione di obbligazioni ESG e progetti di tipo REDD+ (Reduction of Emissions from Deforestation and Forest Degradation).




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