America Latina. Focus Bolivia 2016

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A cura di William Bavone
william.bavone@libero.it

Nome ufficiale: Estado Plurinacional de Bolivia
Lingua ufficiale: Spagnolo
Capitale: Sucre (sede governativa: La Paz)
Forma di governo: Repubblica presidenziale
Presidente in carica: Evo Morales
Superficie: 1.098.580 km2
Popolazione: 10.724.705 ab.
Valuta: Boliviano
PIL: 33,2 miliardi $
Agricoltura: 13%
Industria: 36,8%
Servizi: 50,2%
Export: 43,3%
Import: 42%
Tasso di crescita: 4%
Inflazione: -3,2%
Tempistica avvio business: 45 giorni





SITUAZIONE POLITICA

Il paese andino si trova al suo undicesimo anno sotto la guida del Movimiento al Socialismo (MAS). Dal 2006 la leadership è detenuta da Evo Morales, primo presidente di etnia indios dell’intero Continente latino-americano. L’ascesa di questa figura politica avvenne sull’ondata ideologica socialista sudamericana di inizio XXI secolo, trovando forte sostegno internazionale a partire da Ecuador e Venezuela. Evo Morales ha riscritto la storia del Paese innanzitutto con una nuova Carta costituzionale, tassello istituzionale imprescindibile per un riequilibrio socio-economico interno. Lo stesso presidente si è fatto portavoce delle minoranze etniche e della componente indigena, ovvero quel 75% della popolazione ignorato più volte in passato per cinismo politico.
La Paz si riscopre oggi multiculturale e multietnica, e lo fa imprimendo questa sua particolarità intrinseca nel suo nuovo testo costituzionale, che identifica il Paese quale Stato plurinazionale della Bolivia. I passi in avanti nel processo di inclusione sociale comprendono ovviamente anche l’economia, forte di una più diretta gestione del proprio patrimonio minerario: un fattore non di poco conto, se consideriamo che il Paese possiede riserve per 281 miliardi di metri cubi di gas naturale (41° posto a livello mondiale) e per 209 milioni di barili di petrolio. La Bolivia detiene anche il 50% circa delle riserve mondiali di litio.
Attraverso le nazionalizzazioni avviate nel settore petrolifero, la Paz ha ricavato 31,5 miliardi di dollari da investire in istruzione e sanità pubblica. Ad oggi tutto appare consolidato grazie alla leadership equilibrata di Evo Morales. Tuttavia, il domani crea qualche incertezza. Questo è infatti l’ultimo anno del mandato presidenziale per un presidente non più ricandidabile e le prossime elezioni, in programma nel 2018, pongono più dubbi che certezze. Evo Morales, forte di oltre il 60% del favore popolare, ha tentato di riformare la Costituzione nello scorso mese di febbraio, incontrando, però, l’inatteso veto popolare al referendum indetto dal Parlamento. Un fattore che incrina le certezze del MAS, da un lato in cerca di un degno candidato da presentare tra meno di due anni, dall’altro intenzionato a riproporre la riforma costituzionale, sottoponendola ad una nuova tornata referendaria, stavolta di iniziativa popolare o presidenziale.
Quest’ultima ipotesi nasce dall’idea che la risposta negativa del primo referendum sia frutto di una campagna mediatica ostile al presidente, che ne avrebbe ridimensionato il rapporto di fiducia con gli elettori. Gli scandali inizialmente attribuiti al presidente, tuttavia, sono stati successivamente smentiti, rafforzando nel partito di governo l’idea che la percezione popolare sia nuovamente cambiata. In linea di massima, ad oggi, non sembra in pericolo la leadership del MAS a prescindere dai suoi interpreti dal momento che l’opposizione appare frammentata ed incapace di convergere in un unico polo, contrapponendosi efficacemente al partito socialista.



PROSPETTIVE ECONOMICHE

Sul piano internazionale, si registra una forte condivisione politica con Ecuador e Venezuela, ma il Paese sta anche ultimando il suo iter di annessione al Mercosur. Permane un clima di forte ostilità nei confronti del Cile, non tanto per questioni ideologiche quanto piuttosto per ragioni territoriali. La Paz recrimina infatti un accesso sovrano all’Oceano Pacifico che oggi resta precluso proprio a vantaggio del vicino. La controversia ha radici storiche e si delinea a seguito di un conflitto bellico di fine Ottocento, perso dalla Bolivia. L’esito di quello scontro permise al Cile di espandere i propri confini a spese della Bolivia, che ha finito col perdere ogni accesso al mare. Nel mondo di oggi questo riduce in modo ancor più significativo la competitività dei prodotti boliviani sui mercati internazionali a causa dei rincari per i passaggi sul territorio cileno e l’utilizzo dei porti del vicino.
Come detto, l’economia boliviana si fonda sul settore Oil&Gas, che compone il 50,6% dell’export nazionale. A questi, segue l’oro con il 10%, lo zinco con il 7,4% e la farina di soia con il 5,3%. I mercati di sbocco principali, anche a causa dell’assenza di accesso al mare, sono quelli confinanti di Brasile (29%) e Argentina (19%), seguiti dagli Stati Uniti (15%). In ingresso, prevalgono il petrolio raffinato (7,8%) e le automobili (6,1%). Tuttavia, le importazioni riguardano svariate tipologie di prodotti, a dimostrazione del fatto che la Bolivia resta in pieno processo di sviluppo e la strada verso un’autosufficienza reale è ancora lunga. Allo stato attuale, i principali Paesi di approvvigionamento sono il Brasile (15%), il Cile (13%), la Cina (15%) e gli Stati Uniti (11%).





OPPORTUNITÀ PER L’ITALIA

La Bolivia è un Paese “poco frequentato” dal Made in Italy ma che riserva interessanti opportunità. La Paz è alla ricerca di nuovi sviluppi infrastrutturali e nelle telecomunicazioni. L’obiettivo è quello di migliorare le deficitarie interconnessioni interne, dando spazio alla nascita di nuovi poli produttivi. Tra i progetti in embrione, c’è la costruzione di una linea ferroviaria che connetta le coste peruviane ai porti brasiliani, passando proprio per la Bolivia. Si sono già fatte avanti Cina e Germania. I progetti di questo Paese sono da seguire, anche perché la centralità geografica del suo territorio, sebbene prevalentemente montuoso, all’interno della regione latino-americana offre ghiotte opportunità di inserimento. La fornitura di macchinari non deve essere il solo obiettivo, dato il potenziale energetico di cui dispone il Paese. Implementare sinergie nello sviluppo infrastrutturale ed energetico potrebbe avere i suoi vantaggi nel medio-lungo periodo.




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